Vasi a figure nere o a figure rosse: cosa cambia?

Vasi a figure nere, vasi a figure rosse
Vasi a figure rosse © Chiara Boracchi

Quando ci troviamo in un museo archeologico di fronte alle vetrine dedicate alla ceramica greca, distinguere un vaso a figure nere da uno a figure rosse è un’operazione piuttosto intuitiva. A volte persino i musei confondono le didascalie… Quindi mettiamo ordine: nel primo caso, le immagini dipinte di volta in volta su un cratere, uno skyphos, una kylix o un’altra tipologia di vaso, sono scure su sfondo rosso; nel secondo, rosse su sfondo nero.

In entrambi i casi, il pittore artigiano ha dovuto dimostrare tutta la propria abilità nel dipingere una scena, che riguarda in genere il mito o la vita quotidiana, su una superficie non piana come quella di un affresco, ma piuttosto tondeggiante, proprio come la spalla o la pancia di un vaso. Un’operazione che richiedeva buona vista e tanta abilità.

Ma cosa cambia, davvero, tra un tipo di vaso e l’altro? I materiali? Quella che viene chiamata vernice – ma che in realtà vernice non è? La tecnica del pittore artigiano che si cimenta nella decorazione?

E poi: nasce prima il vaso a figure nere o il vaso a figure rosse? E perché?

A tutte queste domande abbiamo provato a rispondere nella nuova puntata di Archeoparole. Godetevi l’ascolto!

Ascolta la puntata sui Vasi a figure nere e a figure rosse

Ascolta “07 – Vasi a figure rosse e a figure nere” su Spreaker.

Autore

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    Archeo-giornalista e ambientalista convinta, vede il recupero della memoria e la tutela del paesaggio e del territorio come due facce complementari di una stessa medaglia. Scrive per raccontare quello che ama e in cui crede. Per Archeostorie, coordina la sezione Archeologia & Ambiente ed è responsabile degli audio progetti. Nel tempo libero (esiste?) scatta foto, legge e pratica Aikido. c.boracchi@archeostoriejpa.eu

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