Podcast Museo: Le ali di Vik, storia di Vittorio Arrigoni

8 Aprile 2021
A dieci anni dall’uccisione a Gaza di Vittorio Arrigoni, un podcast racconta la sua vita di lotta per i popoli senza diritti

“Stay Human”, “Restiamo Umani”. Così Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani e scrittore, terminava le sue corrispondenze da Gaza durante l’operazione Piombo fuso, unico cronista sul campo sin dal suo inizio.

Vittorio Arrigoni è stato rapito a Gaza e ucciso in circostanze poco chiare il 15 aprile 2011, esattamente dieci anni fa. Da allora molti hanno ricordato la sua vita al servizio degli altri, a partire dal racconto faticoso e forte della madre. Ora però, in concomitanza dell’anniversario, la storia di Vik / Vittorio è anche un podcast: s’intitola Le ali di Vik, lo ha realizzato Samuele Sciarrillo, e si dovrebbe ascoltare obbligatoriamente in tutte le scuole. Affinché tutti, sin da bambini, capiscano il vero valore di ‘essere umani’.

Vittorio Arrigoni insegna a riflettere

Ecco perché se ne occupa una rubrica intitolata Podcast Museo. La storia di Vittorio Arrigoni non è un museo ma è forse molto di più. Se un museo è un punto di riferimento per una comunità, luogo di accoglienza e conforto, spazio libero di riflessione collettiva, ‘macchina per pensare’ che aiuta e stimola a capire il mondo e le sfide future, la storia di Vittorio può fare questo e anche altro.

È già punto di riferimento per un’ampia comunità grazie all’infaticabile attività della madre e della fondazione creata a suo nome. Ha poi ispirato e ispira generazioni di giovani che, come lui, vogliono fare qualcosa affinché i diritti inalienabili di una persona siano garantiti a tutti i cittadini del mondo. E vogliono farlo in modo non violento, portando ovunque la pace.

Guerrilla di parole

Il suo blog, letto da milioni di persone in tutto il mondo, si chiamava sì Guerrilla Radio, ma perché ispirato da un sano moto di rabbia per tutto quel che al mondo non va. “Guerrilla significa rigore, applicazione alla ribellione e decisione implacabile, determinazione irreversibile, assoluta. Gandhi è stato un implacabile guerrillero” ha scritto. E infatti ovunque andasse, Vittorio portava il sorriso, suscitava simpatie e fiducia, e col sorriso cercava di ricostruire comunità dilaniate, rifondarle sulla solidarietà.

La sua arma principale era la parola. Per questo ho fatto un podcast – spiega Samuele – perché sono certo che se fosse ancora vivo, farebbe podcast. Anche nei suoi interventi video, usava sempre un linguaggio chiaro e uno stile molto narrativo. Era attentissimo all’uso di ogni singola parola. Aveva una passione viscerale per le parole. Insomma era podcaster nell’animo. Il podcast è, a parer mio, il miglior omaggio che potessi fare a Vittorio”.

Un grande racconto

Un grande omaggio davvero. Samuele è narratore sopraffino e ha costruito sei puntate che ti fanno vivere con Vittorio in tutti i luoghi del mondo dov’è stato, da un continente all’altro, prima di sposare la causa palestinese. E ti fanno percepire il dramma dei Palestinesi come pochi racconti sanno fare. Tremi al loro fianco nel passaggio dei checkpoint, o a Gaza con contadini e pescatori, mentre Vittorio li aiuta a fare semplicemente quel che serve per campare. In verità è Samuele, per primo, a sentirsi a fianco di Vittorio. È lui il primo a soffrire, tremare, arrabbiarsi, combattere. E tu che lo ascolti sei con lui. Sei con loro.

Samuele ha parlato con tutti: amici, compagni, colleghi, la fidanzata. Riporta le voci di tutti ma usa come guida quella della madre Egidia Beretta. “Leggendo il suo libro, avevo già immaginato il podcast – racconta –  Perché la storia di Vittorio è proprio il tipico viaggio dell’eroe che cade mille volte, tra arresti e pestaggi, ma ha così tanta forza in sé che riesce a risorgere. Quando ho contattato la madre, lei non sapeva neppure cosa fosse un podcast e ha detto che mi avrebbe concesso un’intervista breve. Poi però i ricordi hanno avuto il sopravvento e abbiamo parlato un pomeriggio intero”.

Vittorio, Samuele e la causa palestinese

Perché raccontare ancora la storia di Vittorio? “Volevo fare qualcosa per la causa palestinese. Far toccare con mano il loro dramma e la sproporzione di forze che c’è tra loro e Israele. Avendo però vissuto due anni in Israele per lavoro, so bene quanto il tema accenda gli animi. Volevo quindi parlarne, per così dire, indirettamente. E poi, ho cominciato il mio lavoro con l’azienda israeliana proprio alla fine del 2008 quando è iniziato Piombo fuso. L’ho vissuto a distanza, con i colleghi israeliani che stavano vicino al confine con Gaza, e interrompevano le videoconferenze perché suonavano le sirene e si dovevano rifugiare nei bunker”.

Hai conosciuto Vittorio? “Solo indirettamente. Gli ho scritto mentre lui era a Gaza, e lui mi ha risposto, con semplicità. Mi ha colpito davvero perché all’epoca lui era una star e aveva mille cose da fare. Eppure trovava il tempo per chattare anche con un estraneo come me, che chiedeva di capire. Mi è rimasto nel cuore. Per questo ho pensato che avrei potuto affrontare la causa palestinese parlando di Vittorio, ricordando l’una e l’altro”.

Forza del passaparola

Samuele temeva di ricevere messaggi sgradevoli all’indomani della pubblicazione del podcast, ma per il momento gli haters non si sono manifestati. Ha ricevuto invece moltissimi complimenti, e messaggi entusiasti da docenti che fanno ascoltare il podcast in classe, e dai loro allievi. “È ciò che mi auguro di più: voglio che il podcast aiuti i giovani a riflettere”. Samuele non è un podcaster professionista, lavora in una multinazionale che produce componenti elettronici, e per lui i podcast sono un hobby, un modo per raccontare ciò in cui crede. Non fa nulla di particolare per promuoverlo, ma sta funzionando molto il passaparola.

Così con questa intervista, anche noi di Archeostorie vogliamo contribuire al passaparola. Perché sempre più persone conoscano Vittorio Arrigoni e imparino dal suo esempio. E conoscano anche Samuele scoprendo che sa raccontare mettendoci l’anima.

Samuele cosa significa podcast per te? “Il podcast insegna ad ascoltare. In una società come la nostra in cui quasi tutti, mentre l’altro parla, pensano già cosa dire dopo, il podcast predispone all’ascolto creando un legame forte e speciale, e di rispetto, tra chi parla e chi ascolta. Un podcast è una storia che deve essere ascoltata”.

Autore

  • Cinzia Dal Maso

    ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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2 Commenti

  1. Al Fadhil

    Molto utile ricco di sentimenti per una giusta causa. Al

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    • retro

      Grazie mille. C.

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