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Raccontare il Paleolitico con la Grotta Chauvet

22 Marzo 2021
Ruota attorno alla Grotta Chauvet il nuovo racconto di Giorgia Cappelletti. Che spiega mirabilmente ai bambini le conquiste del Paleolitico

Come far capire ai bambini da dove veniamo e quanta strada abbiamo fatto per giungere dove siamo? Come far percepire la distanza temporale che ci separa dai nostri antenati più lontani? Me lo chiedo da tempo, specie in un’epoca come la nostra che appiattisce tutto sul presente. Eppure è necessario farlo, se vogliamo capire chi siamo davvero. La scrittrice-archeologa (e colonna di Archeostorie) Giorgia Cappelletti ci ha provato con un’avventura che ruota attorno alla Grotta Chauvet. E secondo me ci è riuscita.

Grotta Chauvet una grande conquista umana

S’intitola Aisa e il mistero preistorico il suo nuovo libro uscito per Erickson. Riesce a cogliere quel momento in cui gli esseri umani hanno cominciato a dipingere il proprio mondo sulle pareti delle grotte. Un momento fondamentale che ha trasformato radicalmente il nostro modo di pensare simbolicamente, forse per rispondere al nostro bisogno di esprimerci e rappresentarci in modo più complesso di com’era accaduto fino ad allora, con abiti e gioielli. La pittura figurativa ha cominciato a parlare del gruppo, della comunità, e non più solo del singolo. Un passaggio epocale.

Non sappiamo quando sia avvenuto e riceviamo sempre più spesso notizie che lo retrodatano nel tempo. Abbiamo testimonianze antichissime di pitture in Borneo e Indonesia, e quindi le pitture della Grotta Chauvet, databili a 36-32mila anni fa, non sono le più antiche a noi note, come abbiamo a lungo creduto. Però sono le più antiche di tale complessità e maestosità: 500 immagini di animali in una grotta che s’inoltra per 500 metri nel ventre della montagna. Per le nostre conoscenze attuali, segnano davvero un balzo in avanti dell’umanità.

Stupore e apertura al nuovo

Giorgia ce lo racconta con dolcezza mista a stupore. Dolcezza per il suo sguardo verso Aisa, la protagonista del racconto, bambina forse un po’ impertinente ma tanto audace e generosa. E stupore di Aisa stessa quando scopre quelle immagini nella grotta che non sa bene cosa siano, e dapprima si spaventa, e non sa se avanzare o scappare, ma poi vince la curiosità. Così dopo alcune visite, piano piano le immagini prendono corpo, e quando poi ne scopre trucchi e segreti, le diventano amiche.

Aisa è il nuovo che avanza o, ancor meglio, è la disposizione d’animo aperta alle novità. La madre non potrebbe capire, lei abile cacciatrice fedele alle regole della tribù, e neppure gli altri capirebbero. Ma alla fine Aisa riesce a coinvolgere tutti, e a far apprezzare la novità a tutti. La progressiva scoperta della grotta non è priva di colpi di scena e momenti di alta tensione, e confesso di essermi trovata io stessa a chiedermi “ma adesso cosa accadrà?” Insomma la tensione narrativa è forte, coinvolgente.

Vivere nel Paleolitico

E nel frattempo Giorgia ci aiuta a scoprire come si viveva in una delle epoche più fredde della storia. Come ci si vestiva, si lavorava la selce, si accendeva il fuoco, si cacciava. In cosa si credeva e come ci si organizzava per sopravvivere. Ci mostra la vita vera in tantissimi particolari che sono il frutto – noi lo sappiamo – di sue ripetute prove di archeologia sperimentale. Leggiamo di Aisa e ci pare di essere anche noi lì con lei. E assieme a lei scopriamo anche l’arco, altra grande novità del Paleolitico che non sappiamo per certo quando e come si fece strada, ma cambiò radicalmente il modo di cacciare, e certamente anche di vivere.

È bello, poi, che l’apertura al nuovo abbia un volto femminile. Nel racconto le figure più forti sono donne – Aisa e la sua mamma – e quelle deboli e pavide sono uomini – l’amico del cuore di Aisa e lo straniero misterioso e infido -. Sappiamo quanto sia importante ribaltare i cliché sui cosiddetti ruoli maschili e femminili, per costruire una società più equa. Con la figura di Aisa, Giorgia fa la sua parte. E comunque nel Paleolitico le donne erano fortissime, dovevano esserlo. Forti e venerate, per la loro capacità di procreare ma sicuramente anche per il loro sapere. Dunque Aisa è realistica al cento per cento.

Una sensibilità rara

Sono di parte, è vero, e per me Giorgia è una grande scrittrice. Ma non per questo ne scrivo bene per forza. Leggendo di Aisa, ho visto davvero l’ambiente e le genti della preistoria palesarsi dinnanzi ai miei occhi. Anche se, in verità, io credo che Giorgia dia il massimo quando scrive per adulti. Ci mette tutta la sua sensibilità, le sue emozioni, le sensazioni più impalpabili e intime. Indaga i pensieri e le pulsioni più recondite di ciascuno di noi. E così facendo, ci penetra nel profondo e smuove quel che noi tutti possediamo ma spesso non conosciamo neppure. Giorgia colpisce come solo la letteratura vera sa fare. Nella sezione Racconti abbiamo pubblicato diversi suoi scritti. Leggeteli e poi mi direte.

 

Giorgia Cappelletti
Aisa e il mistero preistorico
Edizioni centro studi Erickson 2021, pagine 112, euro 14,50

Autore

  • ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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