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Concorso Mibact, il racconto di chi ci è stato

22 Gennaio 2020
Cronaca semiseria di una giornata alla Fiera di Roma per il concorso Mibact. Dalla voce di chi era lì

Giunti alla meta

“Ma all’ingresso Est si può andare anche a piedi, vero?”

Inizia così la mia esperienza alla prima prova selettiva per il concorsone da 1.052 posti di ‘assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza’ del Mibact. La domanda arriva dalla voce titubante da una ragazza alle mie spalle, scesa come me dal treno che ci ha portati alla Fiera di Roma.

Alla vista dei nostri compagni d’avventura accalcati in ogni angolo disponibile di una delle navette che dall’ingresso Nord trasportavano i candidati all’Est, sede della prova, molti – me compreso – hanno preferito farsi una passeggiata. Più che discreta, a dir la verità.

Tra occhiate dubbiose di sconosciuti che si facevano forza l’uno con l’altro, nella speranza di non aver sbagliato clamorosamente strada, raggiungo l’agognata meta.

È venerdì 17 gennaio, penultimo giorno di prove. E io sono nel turno del pomeriggio, alle ore 14:30. Mi presento alle 13:00, convinto di essere abbondantemente in anticipo.

Sbagliato.

Sono praticamente arrivati tutti. Sono tanti, ma tanti davvero. Con la rigorosa penna nera in mano e nell’altra i fogli necessari per dimostrare l’effettiva iscrizione al concorso.

Tutti in piedi, tutti all’aperto. Fortuna vuole che il clima romano in quei giorni regalasse giornate magnifiche.

Concorso Mibact si trova di tutto

Osservo le persone intorno a me: c’è chi chiacchiera con amici o nuove conoscenze; chi studia e ripete articoli del Codice dei beni culturali e del paesaggio, con evidente ansia perché non li ricorda tutti a memoria; ci sono diplomati che criticano i laureati, e laureati che trovano da ridire sui diplomati. E ovviamente ci sono gli stakanovisti dei concorsi pubblici che li provano tutti sperando nel bramato posto fisso.

Checco Zalone fatti da parte.

All’ora ipotetica d’inizio siamo ancora in coda (ma almeno al chiuso) in attesa di essere smistati nei vari padiglioni.

Serpeggia il timore di un possibile annullamento della prova se porteremo con noi zaini o cellulari (a prescindere che siano spenti e ritirati): a sentire gli addetti allo smistamento e controllo delle persone, avere queste cose addosso comporterebbe praticamente la fucilazione istantanea, oltre a fatidico annullamento.

Bugia. È solo un modo per spillare soldi per un guardaroba fatiscente.

L’importante è tenere tutto ritirato. Solo le valige più ingombranti non possono entrare e devono essere depositate.

Garantisco che alla fine tutti i trasgressori (me compreso) non hanno subito punizioni corporali di sorta.

Attesa infinita

Mi siedo alla postazione designata verso le 15:00 circa, e scambio qualche parola con gli altri candidati per passare il tempo.

Passa un’ora e mezza prima che la commissione termini tutte le operazioni legate al controllo delle 60 domande, e altri cavilli burocratici.

Sapevo che la cosa sarebbe stata lunga, ma non pensavo così tanto. E proprio questi metodi dovrebbero far capire quanto tutto ciò non abbia veramente più senso.

È stata palesemente messa in atto una ‘selezione naturale’ che parte dal momento dell’iscrizione fino a giungere al giorno stesso della prova: in molte persone questi tempi estenuanti creano ansia e stress.

Verso le 16:30, una signora seduta alcune file dietro a me, tremendamente spazientita e probabilmente convinta che a quell’ora sarebbe stata già sul treno di ritorno, si alza e assale verbalmente uno dei poveri addetti alla vigilanza.

Lui, con aria basita, indica la commissione dicendo che si deve lamentare con loro. Ma lì si rischia.

Quindi, continuando a criticare, la signora se ne torna al suo posto. Un giorno avrà la sua vendetta, potete contarci.

Per fortuna poco dopo la concentrazione sale perché lo speaker, capello lungo pettinato e look da chi continuerà la serata in qualche locale romano, fornisce tutte le indicazioni del caso. E si parte.

Bisogna cambiare

Non darò giudizi sul mio test, o sulle domande in generale.

Voglio dire una cosa sola: come è possibile che, in un concorso per lavorare al Ministero per i beni culturali, non ci fosse neppure una domanda sul patrimonio culturale?

Mi sono sentito realmente preso in giro. Non rispettato e non rispettata la posizione per la quale è stato indetto, dopo anni, questo concorso.

Perché prima di tutto, qualsiasi sia il livello per cui si concorre, qualsiasi siano la posizione e i requisiti richiesti, non si può chiedere in quale film De Sica ha diretto la Loren (La Ciociara, comunque), e nulla su quel patrimonio che si dovrebbe sorvegliare.

Si, c’erano le domande sul Codice, ma è tutta burocrazia. La passione e l’amore per l’arte, che dovrebbero accompagnare questo lavoro, sono un’altra cosa.

Per questo poi il personale dei nostri musei é poco interessato al proprio lavoro.

Quel giorno ho sentito più volte ripetere un discorso che non voglio fare mio anche se ho due lauree e un master, tutti inerenti i beni culturali, e il master sarebbe per gestire i musei e non per sorvegliarli. Dovrebbe infastidirmi che un semplice diplomato può concorrere con me?

No. Io sono per il merito. In ogni cosa.

Da qualche parte si deve partire. E con l’esperienza e le capacità acquisite, oltre che con i miei studi, magari un giorno avrò qualche possibilità in più di altri. Nel caso, me le sarò meritate.

L’errore vero, secondo me, sta nel bandire concorsi senza un reale criterio logico, facendo così partecipare anche chi in realtà vuole solo un posto, ma non gli interessa davvero cosa andrà a fare.

È lo Stato a creare queste situazioni. Non incolpo chi ci prova.

Proprio per questo servirebbe cambiare i metodi di assunzione. Renderli più snelli, immediati, per capire realmente chi si ha davanti per la posizione ricercata.

Amore per i beni culturali

Terminata la prova, dopo la rincorsa ai treni per tornare in centro a Roma e prima di una buona carbonara, decido di fare due passi.

Osservo San Pietro, fotografo Castel Sant’Angelo, ammiro il Pantheon e altri luoghi unici della capitale.

Dopo cena passo vicino ai Fori Imperiali e saluto un’ultima volta il monumento che più amo da sempre, e amerò per sempre: il Colosseo.

Ammirandolo, in una limpida notte illuminata dalla luna, sorrido e mi ricordo perché ho partecipato a questo concorso.

Autore

  • Archeologo con la passione per la fotografia e la musica. Attualmente lavora come operatore museale per CoopCulture, e come libero professionista offre consulenza in comunicazione digitale per i beni culturali. Ama leggere e guardare film. Per rilassarsi scrive, oppure s’infila un paio di scarpe da corsa e va avanti fino a quando il fiato regge. Ogni volta che può, mette in una borsa il minimo indispensabile e la macchina fotografica, e parte alla scoperta di luoghi nuovi.

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2 Commenti

  1. Rita

    Spero tu abbia superato la preselettiva! Sarebbe giusto così per la tua esperienza…E in bocca al lupo per le altre prove. Io c’ho provato ma non l’ho passata. L’ansia mi ha fatto in brutto scherzo eppure mi ero preparata e alcune domandano erano difficili. Forse avrei dovuto fare più simulazioni, in effetti di domande sulla storia dell’arte ce n’erano poche. L’importante è averci provato e non smettere di seguire un sogno per cui si è studiato tanto e fatto sacrifici lavorativi.

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      Rita purtroppo neppure Francesco è passato. Ma mai disperare: sicuramente troverete entrambi il modo di fare quel che desiderate. Magari persino migliore di un posto al Ministero

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