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Da frammenti di ossidiana, nuova luce sulla mitica terra di Punt

28 Maggio 2020
La terra di Punt era l’Eldorado degli Egiziani antichi ma nessuno ha mai rivelato dove fosse. Ora uno studio offre indizi per scoprirlo

Dov’era la terra di Punt? La “terra degli dei”, l’Eldorado degli Egiziani antichi, dai contorni tanto mitici quanto indistinti. Il luogo dove gli Egiziani si procuravano quelle rarità esotiche che li facevano impazzire: incenso e mirra, oro e avorio, pelli di giraffa e pantera, uccelli e babbuini. In breve, il paradiso in terra.

Tutti ne parlano

Ne parla già la pietra di Palermo, il più antico resoconto di storia egiziana inciso su pietra ai tempi della V dinastia. Ne parlano poi stele e iscrizioni, specie nel Medio Regno ai tempi della XII dinastia quando la via per Punt era frequentatissima. Sarà poi la regina Hatshepsut (XVIII dinastia) a riprendere i viaggi con una spedizione grandiosa che ha voluto narrare a bassorilievo sulle pareti del suo tempio funerario a Deir el-Bahari. E poi i viaggi continuarono assidui per tutto il Nuovo Regno.

Ma dove fosse Punt, nessuno mai lo dice. Era un segreto che probabilmente si tramandò per secoli a voce nell’entourage dei faraoni, e nessuno mise mai per iscritto. Così noi oggi vaghiamo nel buio, è una leggenda anche per noi moderni. I più credono che fosse in Africa a sud dell’Egitto, forse in Eritrea o forse in Sudan. Altri propendono per la penisola arabica, nell’odierno Yemen.

Ora però una nuova ricerca potrebbe dare contorni precisi al mito. L’archeologo Giulio Lucarini dell’ISPC-CNR e Università di Napoli ‘L’Orientale’, la geologa Donatella Barca dell’Università della Calabria, e l’archeologo Andrea Manzo dell’Università di Napoli ‘L’Orientale’, hanno analizzato dei manufatti di ossidiana trovati a Mersa Gawasis sul Mar Rosso. È uno dei pochi porti a noi noti di età faraonica, e l’unico da cui sappiamo per certo che salpavano navi verso la terra di Punt.

regina terra di Punt
La regina della terra di Punt com’è ritratta nei bassorilievi del monumento funeriario di Harshepsut a Deir el-Bahari

Mersa Gawasis porto dei faraoni

Già negli anni Settanta del secolo scorso l’archeologo Abdel Moneim A.H. Sayed dell’Università di Alessandria aveva trovato a Mersa Gawasis ancore in pietra, ceramiche, tavole di legno di cedro, e stele con iscrizioni che parlavano di viaggi alla terra di Punt. Aveva anche identificato delle piccole strutture vicino alle iscrizioni e alle ancore che aveva interpretato come santuari votivi, luoghi dove i marinai lasciavano i loro doni alla partenza o al ritorno dalla terra di Punt, ai tempi della XII dinastia.

Poi nel 2005 il grande annuncio: trovati i resti delle navi dei faraoni. L’équipe allora diretta da Kathryn Bard (Boston University) e Rodolfo Fattovich (Università di Napoli “L’Orientale”), e attualmente dalla stessa Bard e da Andrea Manzo, ha portato alla luce un grande insediamento occupato dall’Antico al Nuovo Regno. E all’interno di magazzini scavati nella roccia, ha trovato resti di corde, borse di rete, e diverse tavole ricurve in legno di cedro che, ai tempi del Medio Regno, furono per certo fasciame di nave. Mai prima di allora si erano trovati resti di navi egiziane che andavano per mare. “La scoperta di una vita” come l’hanno descritta i due archeologi.

Nuova luce sulla terra di Punt

Nell’insediamento sono stati trovati anche dei manufatti di ossidiana, alcuni già negli anni Settanta e altri durante gli scavi più recenti: di questi ora Lucarini, Barca e Manzo hanno eseguito l’analisi geochimica, pubblicando i risultati nella rivista scientifica Quaternary International. L’ossidiana è importante perché è un vetro vulcanico che si trova solo in pochi luoghi al mondo, e ciascun giacimento ha le proprie inequivocabili caratteristiche chimiche. Quindi ora sappiamo esattamente da dove veniva l’ossidiana di Mersa Gawasis: veniva in parte dall’Eritrea e in parte dallo Yemen.

Rodolfo Fattovich, purtroppo scomparso nel 2018, direbbe che i prodotti yemeniti giungevano via mare a Punt e lì venivano smerciati. Secondo lui, acerrimo difensore dell’idea che Punt fosse l’odierna Eritrea e il Sudan orientale, gli Egiziani non raggiunsero mai lo Yemen. Già a suo tempo aveva trovato a Mersa Gawasis dei frammenti di ceramica della penisola arabica, e aveva detto che erano giunti lì tramite Punt.

Ora però, con i manufatti di ossidiana, il gruzzolo di oggetti provenienti dallo Yemen si amplia e comincia ad acquisire significato. Sono davvero giunti tutti tramite Punt? Lucarini è più cauto: “Forse Punt è rimasta terra leggendaria proprio perché non è mai stata un luogo preciso. Forse era un insieme di luoghi situati su entrambe le sponde del Mar Rosso, dove gli Egiziani si procuravano merci preziose ed esotiche”.

È un’idea, ovviamente, solo un’idea. Ma ora, grazie allo studio delle ossidiane, è supportata da nuove prove importanti.   

Autore

  • ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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