Medusa: vero mostro o solo diversa da noi?

L’abbiamo vinta e decapitata: ma siamo sicuri che il vero mostro è proprio lei, Medusa? Non siamo forse mostri anche noi umani?

Medusa Caravaggio
Michelangelo Merisi da Caravaggio, Scudo con testa di Medusa, olio su tela, Galleria degli Uffizi Firenze - foto Google Art Project

Eccomi, sono io, il mostro.

Guardatemi, fissatemi pure dritto negli occhi, tanto non posso farvi più nulla, oramai. Da molto tempo i miei occhi hanno perso il loro potere: non trasformo più in pietra chiunque incroci il mio sguardo. Rimanevano così uomini e bestie, immobili, pietrificati, congelati in un ultimo istante perenne…

Vivevo sola, lontana dalle città degli uomini; non mi interessava il vostro mondo, le vostre piccole guerre, quell’agitarsi continuo per chissà cosa… Avevo già il mio regno, non ne volevo altri: foreste selvagge e gole incise nella roccia, creste dei monti illuminate dai primi raggi dell’aurora, il greto sassoso dei torrenti gonfi d’acqua in estate e pietrificati nel ghiaccio dell’inverno.

Mi piaceva camminare a piedi nudi tra gli alberi, immergermi nel profumo di muschio e di resina, sentire sul viso il tepore del sole che filtrava tra i rami, mentre i serpenti sul mio capo sibilavano all’aria frizzante del mattino.

Pochi osavano spingersi fino alla mia foresta, pochissimi tornavano indietro. Ma tutto questo non è bastato. Una voce ha cominciato a diffondersi tra i villaggi nelle campagne, parole e paura hanno viaggiato di bocca in bocca: un mostro abita i boschi ai piedi delle montagne, un mostro

Forse non sono un mostro, sono semplicemente diversa. Sono soltanto Medusa.

Mi hanno presa con l’inganno. Un ragazzo, Perseo, mi si è avvicinato mentre riposavo ai piedi di un albero, scrutando la mia immagine riflessa sul suo lucente scudo di bronzo: mi ha tagliato la testa con un unico colpo. Lui eroe, io mostro.

È così che mi ha ritratta Caravaggio: su uno scudo di legno, in quel momento finale cristallizzato in una smorfia di sorpresa e dolore, con il capo mozzato e il sangue che sgorga dalla ferita.

Siete strani, piccoli umani. Del mostro sconfitto avete custodito il ricordo, vi siete affezionati alla mia storia, vi siete presi cura di Medusa. Avete addirittura creduto che la mia immagine vi portasse fortuna, che fossi capace di scacciare i mali che vi tormentano, e così mi avete raffigurata sui vostri oggetti, sui vostri templi, persino sui vostri dei. Quasi mi fareste tenerezza, se uno di voi non mi avesse ucciso. Mostri.

Ora vi vedo, mentre vi affannate a lottare contro un nemico invisibile, capace però come me di pietrificare in un battito di ciglia la vita di intere città. Forse questa volta non basterà un Perseo qualunque a salvarvi, ma in fondo anch’io tifo per voi.

Tranquilli, ce la farete. Che poi a spaventarvi ci penserò io!

Medusa è pronta a spaventarvi nelle sale della Galleria degli Uffizi a Firenze. Se oserete alzare lo sguardo, vi accorgerete che il dipinto si trova su una superficie convessa: si tratta di un vero scudo di legno da parata, su cui è stata fissata la tela del dipinto. E’ un capolavoro di Caravaggio che lo ha realizzato alla fine del Cinquecento per il cardinale Francesco Maria del Monte. E questi lo ha poi donato a Ferdinando I de’ Medici, granduca di Toscana: sicuramente un regalo originale!

Autore

  • Archeologa e cacciatrice di storie. Laureata in Lettere classiche e Archeologia all’Università degli Studi di Milano, un corso di alta formazione in editoria d’arte presso il museo Maxxi di Roma, due passioni: l’antico e le parole. Si occupa di scrittura ed editing, con particolare interesse per la divulgazione culturale. Ama immergersi nella bellezza del passato per respirare a pieni polmoni il presente.

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