8. L’assemblea

guerriero fantasma ekklesiasterion di Paestum
L'ekklesiasterion, cioè il luogo dove si riunivano i cittadini, di Paestum - via Wikimedia Commons

Schinieri rubati in un’armeria. Una tomba profanata all’indomani del funerale, e il suo corredo rubato. Un Guerriero Fantasma che si aggira per le case e le tombe. Ce n’è abbastanza per mettere in subbuglio un popolo intero. Ma ora i nodi cominciano a venire al pettine. Grazie ai due gemelli Maio e Laria, coraggiosi come non mai

 

Oggi vi racconterò la notte più lunga e pazzesca della mia vita.

La sala grande era piena da scoppiare, ma altri guerrieri continuavano ad arrivare e sedersi sulle panche, seguiti dai figli e dai servi che trasportavano le armi da parata e i trofei conquistati dai loro signori.

Tra tutte quelle ricchezze e le lucerne accese che splendevano in ogni angolo, la casa sembrava trasformata in un enorme nido di lucciole. Io e Laria, rivestiti dei nostri abiti migliori, stavamo in piedi dietro i nostri genitori per accogliere gli ospiti.

L’anziano Papio Mutilo, che era amico di mio nonno, si è presentato con un dono per ciascuno di noi: una bambolina con tanto di collana e mantello per Laria e un cavallo a ruote per me.

Mia sorella ha fatto una smorfia. «Scambiamoceli» mi ha proposto in un bisbiglio.

Le ho pestato un piede. «Grazie, nobile Papio» ho detto forte. «Sei sempre gentile con noi.»

«Come siete cresciuti!» ha detto lui, tanto per cambiare. «Sembra ieri che vi facevo saltellare a cavalluccio sulle mie ginocchia!»

«Già, adesso invece se ne vanno in giro di notte a inseguire i fantasmi» ha brontolato papà, ma si vedeva che sotto sotto era orgoglioso.

Stazio Claro, nipote del defunto Stazio Trebio, è stato l’unico a presentarsi da solo. Aveva la faccia scura e una tunica che aveva visto tempi migliori. Anche il cinturone avrebbe avuto bisogno di una bella lucidata. Ci ha salutati con un cenno ed è andato subito a sedersi in un angolo, scoccando un’occhiata ostile al cugino, Stazio Trebio il Giovane, che teneva banco in un gruppo di ragazzi aristocratici affascinati dalla storia del Guerriero Fantasma.

«È rimasto deluso di non ricevere in eredità dallo zio nemmeno un gioiello» ci ha spiegato mamma sottovoce, quasi per scusare la maleducazione di Claro. «Vorrebbe comprarsi un cavallo veloce e un’armatura nuova come suo cugino.»

Subito dopo sono arrivati Lucceio Puclato e Vestricio Suerrone, che, come sempre, parlavano a voce così alta da farsi sentire fino ai paesi vicini. Si sono subito fatti largo per raggiungere Trebio il Giovane, autoproclamandosi migliori amici e vendicatori del suo compianto padre.

«Tutta fatica inutile» ha commentato maligno Erennio Ponzio, il più grande pettegolo della terra di Safinim. «Trebio il Giovane non è un tipo sentimentale. Non sgancerà neanche una fibula del tesoro di suo padre… anche perché l’ha già barattato quasi tutto.»

Papà si è schiarito la voce ed è avanzato fino al centro della sala. «Ritengo che possiamo cominciare» ha detto, e le voci si sono spente una dopo l’altra.

È seguito un momento di silenzio denso come il miele. Il fuoco splendeva su decine di visi attenti, eccitati e curiosi, riverberava sulle punte delle lance e sulle corazze.

«Qualcuno vuole parlare per primo?» E in quel momento di attesa piena di emozione è risuonata chiara e decisa la voce di Laria. «Noi abbiamo qualcosa da dire!»

Mio padre ci ha guardati aggrottando la fronte, diviso tra l’irritazione e la curiosità. «Voi due non avreste nemmeno l’età per partecipare all’assemblea.»

«Concordo» è intervenuto Trebio il Giovane in tono annoiato. «Mandateli a letto e ordinate ai servi di portare del vino.»

«Il Guerriero Fantasma ci ha picchiati e derubati. Abbiamo il diritto di parlare.»

Nella sala si è levato un mormorio di assenso. Ho deglutito. Era arrivato il nostro momento, ma mi sembrava di avere i piedi incollati al pavimento.

Laria mi ha dato uno spintone. «Ti sei incantato? Muoviti!»

Così sono avanzato insieme a lei, sotto gli occhi di tutti i guerrieri dei villaggi. Non ero stato così nervoso nemmeno nella necropoli, mentre scavavamo nella tomba di Trebio il Vecchio. Quello era un nervoso eccitato; questo era più un nervoso terrorizzato.

Vestricio Suerrone si è alzato in piedi. «Protesto! Se c’è qualcuno che avrebbe diritto di parlare per primo, quello è il figlio di Stazio Trebio, il cui sonno eterno è stato turbato da uno spirito malefico che…»

«Sì, sì, molto commovente» l’ha interrotto Erennio Ponzio. «Adesso siediti e stai zitto.»

Gli aristocratici più anziani hanno riso sotto i baffi.

«Stazio Trebio è stato derubato da un uomo in carne e ossa» ha detto Laria.

Le sue parole sono affondate nel silenzio come pietre.

«Eh?» ha chiesto l’anziano Papio Mutilo, portandosi una mano all’orecchio. «Ma il Guerriero Fantasma…»

«Non è mai esistito. Una persona molto furba e priva di scrupoli ha approfittato della leggenda per il suo scopo personale: recuperare il vaso di bronzo sepolto col nobile Trebio.»

«E voi due come fate a saperlo?» ha chiesto scettico Lucceio Puclato.

«Lo sappiamo perché l’abbiamo visto. Siamo stati alla necropoli, abbiamo disseppellito il vaso e l’abbiamo messo al sicuro per impedire al ladro di portarselo via. Al momento si trova qui, in casa nostra, nell’armeria.»

Trebio il Giovane si è alzato lentamente, elegantissimo in un mantello bianco decorato da un motivo di cani in corsa. «Avete violato la sepoltura di mio padre? E rubato il suo corredo?»

«È oltraggioso!» gli ha fatto eco Vestricio Suerrone, subito imitato da tutti i seguaci di Trebio.

«La sepoltura era già stata violata» ho detto io. «E abbiamo dovuto portare via il vaso per proteggerlo, o il furto non sarebbe mai stato scoperto.»

A quel punto si sono messi a parlare tutti assieme. Chi gridava allo scandalo, chi chiedeva dettagli, chi proponeva di perquisire tutte le case e i granai. I sostenitori di Trebio il Giovane sembravano pronti a scatenare una rissa.

Papà ha battuto le mani per riportare l’ordine. «Silenzio, tutti quanti! Restate seduti!» Si è rivolto a noi con un cipiglio così severo che ho fatto un passo indietro. «Spiegatevi» ha ordinato. «E sarà meglio che siate convincenti.»

«Insomma, chi è il ladro?» ha chiesto Erennio Ponzio, avido di pettegolezzi.

Laria ha sollevato il mento. Aveva tutti gli occhi addosso. Non potevo che ammirare il suo sangue freddo.

«Qualcuno che ha grossi debiti. Qualcuno che ama i cavalli di razza, i tessuti fini e i gioielli. Qualcuno che sperava di ereditare un vaso molto antico e prezioso, ma invece l’ha visto sparire sottoterra insieme a Trebio il Vecchio…»

Tutti gli sguardi si sono rivolti a Stazio Claro, che si è irrigidito sulla panca.

Trebio il Giovane è scattato di nuovo in piedi. «Se osate accusare mio cugino…»

«Niente affatto» ho detto Laria con voce limpida. «Noi stiamo accusando te.»

Nella stanza è sceso un silenzio così profondo che si è sentito il canto dei grilli nei campi.

«Come, prego?» ha domandato Trebio.

«Da dove viene quel mantello nuovo?» gli ha chiesto Laria di rimando. «E i calzari? Il bracciale inciso? E il puledro che stai addestrando?»

«Non credo di dover rendere conto delle mie spese a una ragazzina» ha detto Trebio sprezzante, e ha apostrofato mio padre: «Dovresti insegnarle a tacere e portare rispetto, se speri di combinarle un buon matrimonio.»

«E tu dovresti imparare a gestire meglio i tuoi beni per non sperperare tutta la tua eredità» ha detto mia madre con voce tagliente. «Ogni donna di questi villaggi saprebbe darti qualche lezione.»

«Lo sanno tutti che vivi al di sopra delle tue possibilità, Trebio» ha confermato Erennio Ponzio. «Le ricchezze di tuo padre sono servite soltanto a tamponare i tuoi debiti. Mi è capitato di – ehm – sentire delle voci al riguardo.»

«Che novità» ha brontolato Papio Mutilo.

Trebio è avanzato con i pugni stretti, rosso di rabbia, trattenuto a fatica dal suo servo. «Questi ragazzi dovrebbero essere frustati per la loro impertinenza. Non tollero di essere insultato davanti ai miei pari! State infangando la reputazione di un uomo senza uno straccio di prova…»

«Oh, ma noi le abbiamo, le prove» ha detto Laria, e ha chiamato forte: «Mamerco!»

Il nostro amico ha fatto capolino nella stanza. Era ancora pallido e scosso, ma si è messo al nostro fianco a testa alta.

«Mamerco si occupa dell’armeria» ho spiegato io ai presenti. «Gli abbiamo chiesto di nascondersi e restare di guardia.»

«Puoi dirci se hai visto qualcuno avvicinarsi al vaso di bronzo durante la serata?» ha domandato Laria.

Mamerco ha annuito. E ha puntato il dito verso l’uomo robusto dalla testa rasata che stava trattenendo Trebio.

Nella sala è scoppiato il putiferio, ma Mamerco ha alzato la voce per sovrastare il rumore: «Ha preso il vaso e l’ha portato fuori, nascondendolo in un mucchio di fieno.»

«Ed è stato lui a colpire me e mia sorella» ho aggiunto io. «L’ho riconosciuto mentre spalava la terra sulla tomba di Trebio, la notte scorsa.»

Altro scoppio di grida, invettive ed esclamazioni di meraviglia. L’uomo è arretrato verso la porta col terrore dipinto in faccia.

«Prendetelo!» ha ordinato Trebio. «Se penso che mi sono fidato di lui per tutto questo tempo…» Ha scosso la testa con aria addolorata. «È proprio vero quello che dicono: mai fidarsi dei servitori!»

«Ho soltanto eseguito i tuoi ordini, signore!» ha protestato l’uomo, tremando.

Trebio ha sputato ai suoi piedi. «Ladro e anche bugiardo! Portatelo lontano dalla mia vista.»

«Non credo proprio» l’ha contraddetto Laria. «Sei stato tu a mandarlo nell’armeria, quando mio fratello ha detto ad alta voce dove avevamo nascosto il vaso. Ed eri tu il secondo uomo che scavava nella necropoli.»

«Puoi dimostrarlo?» ha chiesto Trebio beffardo.

«No, ma posso dimostrare che hai manomesso la sepoltura di tuo padre.» Laria ha incrociato le braccia sul petto. «Non hai avuto il tempo di disfarti del corredo rubato. Dopo l’aggressione che abbiamo subito io e Maio la notte scorsa, tutti i villaggi sono entrati in subbuglio per paura del Guerriero Fantasma. Non potevi andartene in giro inosservato con un fagotto pieno di bronzi e neanche nasconderlo in casa: il rischio che mio padre ordinasse una perquisizione generale era troppo alto.»

Nella sala non volava una mosca. Tutti ascoltavano mia sorella col fiato sospeso.

Laria ha fatto un giro su se stessa, studiando i presenti. «Fa molto caldo qui dentro, vero? Infatti tutti si sono tolti il mantello, entrando. Tutti tranne te.»

«E allora?»

«E allora, sono pronta a scommettere che sotto quel mantello costoso porti tutte le armi e i gioielli rubati. Li hai nascosti nell’unico posto possibile: sul tuo stesso corpo.»

Dopo quella rivelazione, tutti i guerrieri sono saltati in piedi come un solo uomo.

«Vergogna! È un cumulo di bugie!» sbraitava Vestricio Suerrone, mentre Erennio Ponzio chiedeva a gran voce che Trebio venisse spogliato da testimoni imparziali.

In quella confusione, il vecchio Papio Mutilo si è alzato con l’aiuto del figlio maggiore e ha puntato il bastone contro Trebio. Quasi tutti hanno smesso di gridare, costretti a lasciarlo parlare per rispetto della sua età.

«Togliti il mantello, Trebio» ha chiesto, in tono pacato ma fermo. «Mettiamo fine a questa storia una volta per tutte.»

A quel punto, messo alle strette davanti a tutti i suoi amici e ai suoi detrattori, Trebio ha perso la testa. Ha spinto da parte il vecchio Mutilo con tanta violenza da farlo cadere e si è fatto largo verso l’uscita, correndo via nella notte.

Un gruppo di guerrieri è scattato al suo inseguimento.

Io, Laria e Mamerco ci siamo guardati in faccia. «È finita» ha detto mia sorella. E, non so bene perché, siamo scoppiati a ridere.

Un momento dopo eravamo stretti in un abbraccio a tre, ridendo e barcollando come reduci da un banchetto.

 

Il profanatore di tombe è dunque smascherato. Però era solo uno dei misteri. E il resto? Il Fantasma, gli schinieri scomparsi… Attendetevi un’ultima puntata scoppiettante!

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