9. La mercenaria

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Soldati sanniti, affresco da una tomba di Nola, IV secolo a.C., conservata al Museo archeologico di Napoli - è l'immagine che ha ispirato l'intero racconto

Dove tutti i nodi vengono al pettine. Fantasmi compresi. E un colpo di scena vi toglierà il fiato

La notte era quasi trascorsa, ma non tutti in casa si stavano godendo il sonno ristoratore.

L’alone luminoso della lucerna smuoveva le ombre sulle pareti. Mi sono affacciato nella stanza in silenzio.

Laria stava soppesando due vesti di lana, una bianca e una verde. Lo specchio di bronzo lucidato le arrossava le guance col suo riflesso caldo.

«Quella bianca» ho detto piano. «È più spessa, ti terrà caldo.»

Mia sorella ha trasalito e si è girata di scatto. «Cosa fai ancora sveglio?»

«E tu?»

«Non riuscivo a dormire.»

«E per passare il tempo ti metti a provare i vestiti davanti allo specchio? Ma sei sicura di essere mia sorella?»

Laria ha sbuffato una mezza risata. «Si cresce, sai.»

«Già.»

Mi sono messo a girellare per la stanza, curiosando qua e là. Laria seguiva tutti i miei movimenti con espressione tesa.

Un pezzo di corda che spuntava dietro la cassapanca ha attirato la mia attenzione. Mi sono chinato e ho sollevato un fagotto pesante, legato ben stretto.

Laria è corsa a strapparmelo di mano. «Dammelo! Non è roba tua!»

«Sta’ calma» le ho detto. «Volevo solo assicurarmi che tu non avessi dimenticato qualcosa.»

Sono uscito dalla stanza e rientrato con un sacco grosso il doppio del suo. Laria mi ha guardato sospettosa mentre lo depositavo ai suoi piedi. «Cos’è?»

«Le mie armi. Elmo, lancia, spada, pugnale, corazza, sperone per cavalcare, tutto quanto. Anche gli schinieri che sono stati ritrovati addosso a Trebio. Nessuno ha capito come abbia fatto a rubarli, ma io un’idea ce l’avrei…»

Laria mi guardava fisso, senza tradire emozioni.

«Secondo me» ho proseguito sottovoce «Trebio li ha trovati sulla tomba di suo padre… magari nascosti sotto un mazzo di fiori o una corona di frasche. Non se l’aspettava, ma è stato ben felice di tenerseli. La domanda è: come erano finiti lì?»

«Non saprei. Io stavo danzando con le altre donne, ricordi?»

«Già. Molto comode, quelle vesti da cerimonia lunghe fino ai piedi! L’ideale per portare gli schinieri fuori di casa senza farsi scoprire.»

Laria si è morsa il labbro. «Stai delirando. Hai detto di aver visto il fantasma durante la cerimonia funebre, no? Io ero lì, sotto gli occhi di tutti. Mi hai vista.»

«Infatti non ho visto te, ma il tuo complice… Mamerco! È stato lui a mettersi un mantello scuro col cappuccio per impersonare il Guerriero Fantasma.»

Laria taceva, ma evitava il mio sguardo.

«Ti ha seguita fin dall’inizio, vero? Da quando hai inventato la storia di uno spirito vendicativo che frugava nelle tombe dei guerrieri defunti. Quale modo migliore per non farti notare la notte in cui saresti andata a recuperare gli schinieri nella necropoli? Purtroppo anche Trebio ha avuto l’idea di sfruttare la leggenda del Fantasma per saccheggiare indisturbato la sepoltura del padre.»

Ho aspettato per darle modo di ribattere, ma lei continuava a tacere.

«Quello che non capisco è perché hai permesso che Mamerco venisse accusato del furto degli schinieri. Sarebbe bastata una tua parola per…»

«È stata tutta colpa tua!» mi ha interrotto mia sorella.

Adesso sì che la riconoscevo. «Mia? Come sarebbe a dire?»

«Se non mi avessi fatto quello stupido scherzo delle scarpe, tutti avrebbero visto il Fantasma, quel giorno. Avrebbero creduto alla storia delle armi rubate da uno spettro vagante. Invece l’attenzione generale era concentrata su di me, così il nostro piano è andato alle… ortiche!»

Mi sono messo le mani sui fianchi. «Ma sentitela! Avresti potuto confessare tutto a papà, invece di lasciare che portasse via Mamerco.»

«No che non potevo! Avrei dovuto spiegare perché volevo i tuoi schinieri e allora papà mi avrebbe chiusa in casa per impedirmi di partire.»

«Partire per dove? A me puoi dirlo. Non sono venuto qui per fermarti.»

Laria ha esitato un momento. Il suo sguardo è scivolato sul sacco rigonfio ai suoi piedi. «Tu non conosci i parenti di Mamerco, vero?»

«Chi, la vecchia Nine? I suoi fratelli?»

«Parlo dello zio, Mamerco il Mercenario.»

Ho aggrottato la fronte. «Quello che sta reclutando un esercito per conquistare nuove terre al di là del mare?»

Mia sorella si è limitata ad annuire. I suoi occhi azzurri, uguali a quelli di mamma, erano seri e intensi.

«Aspetta… non vorrai partire con lui, vero?» Il suo silenzio era eloquente. «Stai scherzando! Quello cerca soldati, mica una moglie!»

«Ma cosa ti salta in mente, imbecille?» mi ha aggredito lei. «Non voglio sposarlo! Voglio partire all’avventura, scoprire un nuovo mondo oltre a queste campagne, al fuso e alle danze sacre. Ci dev’essere qualcos’altro! Me lo sento!»

Mia sorella l’avventuriera. Mia sorella il Guerriero Fantasma.

Ero senza parole.

«Ho passato mesi ad allenarmi con le vecchie armi di Papio Mutilo, insieme a Mamerco e ai suoi fratelli. Credo che mamma sapesse tutto, ma mi ha lasciata fare. Alla fine però Mamerco ha deciso di restare qui. Dice che tu hai più bisogno di lui.»

Non sapevo cosa dire. Inutile tentare di dissuaderla, lo sapevo. Avrei dovuto chiamare papà? Fare la spia? Riprendermi le armi e tornare a letto?

Alla fine ho fatto un passo avanti e l’ho abbracciata.

Siamo rimasti stretti per un po’.

«Devo andare» ha detto Laria alla fine. «È quasi l’alba. I fratelli di Mamerco mi aspettano al limitare del villaggio.»

Mi ha fatto l’occhiolino, si è caricata i bagagli in spalla ed è uscita, lasciandomi solo in una stanza che si riempiva pian piano di luce.

I gemelli Numisii erano divisi per sempre.

Così finisce la mia storia.

Sono passati molti anni. Non ho mai più incontrato mia sorella. Ma ripenso a lei ogni volta che i miei nipotini, nelle serate invernali accanto al fuoco, mi chiedono una storia di spiriti e spettri.

Allora sorrido, mi schiarisco la voce e inizio a raccontare la leggenda del Guerriero Fantasma.

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