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L’orrenda strage dei Niobidi, innocenti vittime di una querelle tra madri

30 Aprile 2019
I Niobidi sono i figli di Niobe, che ha osato vantarsi di avere più figli di Latona. E la vendetta non si è fatta attendere. I loro corpi morenti, ritratti nella scultura antica, rivelano tutto il loro soffrire

Le frecce sibilano nell’aria, si conficcano nel terreno, rimbalzano sui sassi. Si leva qualche urlo subito soffocato. L’attacco è giunto così improvviso che le vittime hanno potuto solo alzare lo sguardo verso la morte che calava dall’alto.

L’ultimo rimasto si guarda intorno, frastornato. Non ha ancora realizzato quel che è successo. Un attimo prima stava raccogliendo mirtilli insieme ai fratelli e alle sorelle, e i più giovani cantavano. Ora giacciono tutti al suolo come pupazzi disarticolati.

Il ragazzo si aggrappa a una roccia e cerca di tirarsi in piedi. Sa di essere ferito, una freccia l’ha colpito alla schiena. Prova a estrarla ma non ci riesce. E sente dolore dappertutto.

Quando alza lo sguardo, si trova davanti un uomo e una donna, biondi e bellissimi. Lei sta togliendo la corda dal suo arco senza neppure guardarlo; lui lo fissa con due occhi d’oro gelido, in cui non c’è traccia di pietà. Incocca una freccia, tende la corda.

“No!” urla il ragazzo. Vede sua madre, Niobe, che ha assistito al massacro con le mani premute sulla bocca. Solo allora capisce chi sono gli assassini: Apollo e Artemide, gli dei gemelli figli di Latona. Niobe l’ha offesa vantandosi di aver generato più figli di lei. La punizione non si è fatta attendere.

Allora il ragazzo china la testa, rassegnato. L’ultima cosa che sente è l’urlo straziante di sua madre.

Autore

  • Archeologa di formazione, scrittrice per hobby. Fino ad oggi ho scavato, lavorato in un museo, diretto laboratori per bambini, prodotto libretti divulgativi, insegnato greco e latino, scritto brani ed esercizi per le antologie scolastiche, e probabilmente qualcos'altro che ora mi sfugge. Guardo molti anime e vorrei vivere nel castello errante di Howl (ma senza di lui).

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