5. Urla strozzate e fuochi nella notte

IL GUERRIERO FANTASMA. Un giallo controcorrente dalla terra dei Sanniti
Quinta puntata: Urla strozzate e fuochi nella notte

guerriero fantasma tombaroli
Il guerriero fantasma - reperti sequestrati a tombaroli del casertano dai Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico

I due gemelli Maio e Laria sono uniti, finalmente, per aiutare il loro amico Mamerco accusato di aver rubato gli schinieri. Però intanto circolano voci di un Guerriero Fantasma, un morto a cui è stato rubato il corredo funebre e che per questo si aggira senza pace tra le tombe. E non solo. Laria dice di sapere come rimettere le cose a posto. Al cimitero. Di notte.

 

La notte mi è sempre piaciuta.

Custodisce i sogni e i segreti, è un riparo sicuro contro tutte le schifezze che succedono durante il giorno. Mi nasconde dal mondo come il mantello della mamma quand’ero piccolo.

La notte mi piace un sacco, quando sono nel mio letto.

Ma il buio di una necropoli in una notte nuvolosa è decisamente meno poetico.

Non vedevo niente e continuavo a inciampare. La vanga e la zappa che mi trascinavo dietro si impigliavano nei rovi. Il vento faceva oscillare i rami degli alberi con una serie di fruscii e cigolii per niente rassicuranti. Mi sembrava di sentire l’alito del fantasma sul collo.

Insomma non mi sentivo troppo a mio agio, mentre seguivo Laria che marciava a passo deciso nell’erba alta – senza esitare o incespicare, neanche avesse avuto gli occhi di una civetta.

Oh, d’accordo: me la stavo facendo sotto.

Laria si è fermata così di colpo che le sono andato a sbattere contro.

«Ahia! Stai attenta!»

«Non è colpa mia se sei un imbranato.» Mi ha preso gli attrezzi di mano. «Aspettami qui.»

«Cosa? Te lo scordi!»

«Con tutto il rumore che stai facendo metteremmo in fuga qualsiasi intruso, vivo o morto. E comunque qualcuno deve restare di guardia. È per questo che ti ho portato con me…»

«Ah, grazie tante!»

«… perciò resta qui.» È scomparsa nel buio prima che io riuscissi a ribattere.

Ed eccomi lì, in piena notte, solo tra le tombe degli antenati.

E come al solito era stata mia sorella a mettermi in quella situazione.

Un gufo ha scelto proprio quel momento per ululare il suo richiamo chioccio e tremolante, di gola. Ho ruotato su me stesso, strizzando gli occhi, ma non vedevo un accidenti. La luna e le stelle erano coperte dalle nuvole. Non capivo nemmeno da che parte fossero le tombe.

Ma come faceva Laria a orientarsi così bene?

Il gufo ha gridato di nuovo, e stavolta sembrava che il verso venisse dalla direzione opposta, alle mie spalle. Mi sono girato di nuovo. A quel punto ero completamente disorientato.

E se non fossero stati i gufi a ululare, ma gli spiriti dei defunti, infuriati con i profanatori della loro pace?

«Va bene, Maio, adesso basta» ho detto ad alta voce. O forse era un sussurro. O un pigolio da pulcino spaventato. Ma comunque l’ho detto, per farmi coraggio. «I morti sono morti, e se ne stanno sottoterra, se sono stati sepolti come si deve. Non vanno mica in giro a…»

Un urlo strozzato ha congelato la notte. Poi le rane hanno ripreso a gracidare in qualche fosso vicino.

Sono schizzato via, annaspando alla cieca nel buio, senza nemmeno sapere se stessi scappando o correndo incontro agli spettri. Mi sono fermato soltanto quando un lembo del mantello si è impigliato in un tronco caduto e lo strattone mi ha mandato a ruzzolare nell’erba. Sono rimasto sdraiato, senza fiato, col cuore che batteva come un tamburo di guerra.

Silenzio. Si sentivano soltanto le rane, i grilli, il vento tra le foglie e il cigolio dei vecchi tronchi.

«Calma, Maio» ho sussurrato. «Calma. Forse era una volpe.»

Però dovevo andare a controllare. Non potevo scappare così, piantando in asso Laria. Sarebbe stato da vigliacchi.

Ho preso un paio di respiri profondi, mi sono alzato e ho cercato di capire dov’ero finito.

Buio completo. Poi in lontananza ho visto palpitare una luce.

Si è spenta subito, ma ormai avevo capito quale direzione prendere. Mi sono incamminato in punta di piedi, con una mano premuta sulla bocca per evitare di aspirare qualche spirito vagante.

La luce è ricomparsa, molto più vicina di quanto mi aspettassi: una fiammella debole, percossa dal vento. Si è spostata galleggiando a mezz’aria.

Un fuoco fatuo, ho pensato, sentendomi le gambe molli come la ricotta.

D’improvviso un’altra fiamma è divampata al livello del terreno. Questa stava ferma ed era molto più forte: ha illuminato un monticello di pietre ricoperto di fiori e un mucchietto di oggetti metallici. Il riflesso del fuoco sul bronzo e sul ferro era così abbagliante che ho dovuto distogliere lo sguardo.

Poi si è levata una serie di rumori che conoscevo bene per aver osservato tante volte i contadini al lavoro nei campi: colpi sordi, grugniti, un respiro ansimante, il tintinnio ritmico della lama che colpisce i sassi.

Un clang più stonato degli altri, un’imprecazione sibilata a fior di labbra.

Qualcuno stava scavando.

Ora, con tutta la mia paura, perfino io trovavo improbabile un fantasma che scava con la zappa, ansimando e imprecando come un uomo in carne e ossa. Ed era stata un’imprecazione di tutto rispetto, di quelle che si sentono soltanto al termine dei banchetti, dopo molto vino, tra gli invitati meno educati.

Non si trattava del Guerriero Fantasma, ma del ladro profanatore di tombe.

Non che la cosa fosse molto rassicurante.

Mi sono messo a quattro zampe e ho strisciato tra i cespugli per avvicinarmi. Il cumulo di pietre era stato smantellato. Una torcia era conficcata nella terra morbida accanto alla lastra di copertura della cassa.

Ora riuscivo a vedere le gambe e la schiena dello scavatore: un uomo alto, muscoloso, a torso nudo. Ai suoi piedi giaceva bocconi una figura avvolta in un mantello scuro. Dal cappuccio spuntava una ciocca di capelli biondi, che brillavano alla luce della fiamma.

Mi è sfuggito un gemito d’orrore.

Il ladro si è voltato di scatto, impugnando la zappa come un bastone. Aveva la faccia cinerea di un cadavere, i capelli bianchi dritti sul cranio, le labbra nere.

L’urlo che mi è uscito dalla gola ha zittito tutti i gufi della terra di Safinim.

Poi un colpo alla nuca, e la notte mi ha inghiottito.

 

Riuscirà a cavarsela il povero Maio? Alla prossima puntata!

La puntata precedente                                                             La puntata successiva

Iscriviti alla nostra newsletter



Lascia un commento!