6. Argilla bianca

Il guerriero fantasma maschere
Maschere tragiche e comiche, mosaico II secolo d.C., Roma Musei Capitolini - via Wikimedia Commons

Dei ladri profanano di notte la tomba di Stazio Trebio, il cui funerale si era svolto solo il giorno prima. I gemelli Maio e Laria vogliono aiutare il loro amico Mamerco accusato di aver rubato degli schinieri. Circolano voci di un Guerriero Fantasma, un morto a cui è stato rubato il corredo funebre e che per questo si aggira senza pace tra le tombe. E non solo: forse è lui il ladro degli schinieri. Così Maio e Laria vanno di notte al cimitero per provare a ridare pace al Guerriero Fantasma, e scagionare così Mamerco. Ma si imbattono nei ladri…

 

«Maio!»

La luce mi perforava le palpebre. Ho girato il viso con un mugolio e una fitta cocente mi ha trafitto la testa e il collo.

«Maio, tesoro?»

Una voce familiare, incrinata dalla preoccupazione. La mamma.

Ho sentito le sue mani fresche sulle guance, poi sulla fronte, come fa sempre quando mi ammalo.

Nonostante il dolore, mi sono sentito al sicuro.

«Il ragazzo ha preso una botta in testa, signora» ha detto un’altra voce, ruvida ma deferente. «Come la sorella. Guarda che bernoccolo, qui, sulla nuca.»

Mamma ha sospirato, non so se per il sollievo o per lo spavento. «Vi sono grata per la lealtà che avete dimostrato verso la nostra famiglia. I Numisii saranno sempre in debito con voi e con i vostri figli. Mi occuperò personalmente della ricompensa che vi spetta.»

Mormorii di ringraziamento, parole di ossequio, passi pesanti che si allontanavano.

Ho socchiuso gli occhi. Ero disteso sul mio letto, sotto l’affresco dei guerrieri in processione, con la mamma che mi fissava ansiosa.

«Finalmente hai aperto gli occhi, dormiglione!» Tentava di scherzare, ma sorrideva solo con le labbra. Gli occhi erano seri e inquieti. Mi ha passato di nuovo le mani sul viso. «Come ti senti?»

«Sono stato meglio» ho bofonchiato.

La stanza era rischiarata da una singola lucerna. Fuori dalla finestra, le ultime stelle stavano sbiadendo nell’alba. La mamma mi ha aiutato a bere un po’ d’acqua da una tazza, poi mi ha sistemato una coperta arrotolata dietro la schiena.

«Ecco qui.» Ha avvicinato uno sgabello al letto e mi ha osservato con i suoi occhi penetranti, azzurro scuro, così simili a quelli di mia sorella. «E adesso sentiamo.»

«Sentiamo cosa?»

Lei ha alzato le sopracciglia e in quel momento assomigliava talmente a Laria che avrei potuto scambiarle l’una per l’altra, se solo mamma si fosse arruffata i capelli guarnendoli con qualche filo d’erba o una foglia secca.

«Ehm… d’accordo.» Ho preso lentamente fiato, mentre mi spremevo il cervello stanco per mettere insieme una spiegazione credibile. «Io e Laria non riuscivamo a dormire, così siamo usciti per… mmm… vedere le stelle. Poi… ecco… abbiamo notato una luce nella direzione della necropoli e siamo andati a controllare che non fosse un incendio… sai, magari una lucerna rovesciata sull’erba secca dopo il funerale dell’altro giorno…» Stavo cominciando a impappinarmi. «E il Guerriero Fantasma ci ha aggrediti» ho terminato alla svelta.

La mamma mi ha guardato con un’espressione buffa. «Capisco» ha detto. «Soffrivi di insonnia, così ti è venuta voglia di passeggiare tra le tombe con tua sorella, che hai sempre detto di detestare, per vedere le stelle in una notte di nuvole fitte. E poi siete stati presi a bastonate da un guerriero defunto che, molto gentilmente, vi ha trasportati fino al ciglio della strada per farvi ritrovare dai primi contadini di passaggio.»

Ho deglutito. Messa così, non sembrava la mia storia più brillante.

«Il giorno della cerimonia funebre, Laria ha perso un orecchino e volevo aiutarla a ritrovarlo per farmi perdonare lo scherzo delle scarpe…» ho ritentato.

«… e siete andati a cercare un orecchino in piena notte, senza una lucerna» ha concluso la mamma, e ha scosso la testa. «Per favore, Maio. Non sono stupida e neanche superstiziosa come tuo padre, quindi non provare a propinarmi ancora la storia del Fantasma…»

«Ma quella parte è vera!»

«Ah, quindi ammetti che tutto il resto era inventato.»

Ho aperto la bocca e l’ho richiusa. Abbiate pietà: non dormivo da due notti e avevo appena presto una botta in testa, oltre allo spavento più grande della mia vita.

Le labbra della mamma si sono leggermente incurvate. «Sai, Maio» ha detto. «Non dovresti copiare tua sorella.»

«Eh?»

«Siete gemelli, non la stessa persona moltiplicata per due. Laria è combattiva e ribelle, tu sei sensibile e riflessivo; lei ha la lingua pronta, tu l’animo e il corpo di un artista. Prova a scommettere sulle tue abilità. Secondo me potresti diventare un famoso pittore o un suonatore di cetra. Oppure un mimo.» Una pausa, un sorriso. «In fondo basta un po’ di argilla bianca, no?»

Argilla bianca.

Quelle parole hanno smosso qualcosa in fondo alla mia coscienza. Un sospetto, un’intuizione che affiorava lentamente, come un pesce dalle profondità del lago.

Argilla bianca, fiori freschi, un vaso di bronzo, due fiamme nella notte

La mamma si è alzata, facendomi trasalire. «Appena ha saputo cosa vi era successo, papà ha convocato tutti i capifamiglia dei villaggi con i loro eredi» ha detto. «Al tramonto si riuniranno nella sala grande. Stazio Trebio sostiene che il Guerriero Fantasma ha violato la sepoltura di suo padre. Se lo spettro volesse dare un segno definitivo della sua presenza, immagino che ogni accusa contro Mamerco perderebbe senso.»

Mi ha dato un bacio ed è uscita.

Un momento dopo stavo già arrancando verso la camera di Laria. Peccato che lei non fosse nel suo letto. Le imposte erano aperte. La fiammella della lucerna oscillava violentemente al vento di quella notte di tenebre e spiriti inquieti.

Ho tirato un lungo sospiro. Sapevo dov’era andata mia sorella. Poco dopo sono uscito di casa con il cappuccio del mantello tirato sulla testa e un pugnale alla cintura.

Stavolta speravo di essere armato meglio del Guerriero Fantasma.

 

Cosa accadrà ancora in questa intensissima notte, mentre volge al giorno? Lo scopriremo molto presto…

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