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Toccar con mano i Longobardi. Una mostra al Museo Omero di Ancona

6 Febbraio 2020
Modelli di architetture e paesaggi di tutti i sette luoghi del sito seriale Unesco I Longobardi in Italia. Questo è Toccar con mano i Longobardi, da domani al Museo Omero

Come raccontare a ciechi e ipovedenti un paesaggio? Non un’opera d’arte o un monumento, ma un paesaggio intero. Anzi, sette paesaggi! È questa la sfida affrontata dall’associazione Italia Langobardorum che riunisce i sette luoghi della penisola compresi nel sito seriale Unesco I Longobardi in Italia. E il risultato è Toccar con mano i Longobardi, mostra che aprirà i battenti domani al Museo tattile statale Omero di Ancona.

“Abbiamo lavorato all’unisono con i tecnici del Museo Omero”, spiega ad Archeostorie la storica dell’arte Arianna Petricone che ha curato la mostra assieme a Francesca Morandini e Maria Stovali. “Non avremmo mai fatto nulla senza la loro conoscenza ed esperienza”.

E perché i paesaggi? Perché farla così complicata?

In verità, all’inizio avevamo pensato di riprodurre oggetti, ma non ci avrebbero rappresentato in pieno. Noi siamo sito Unesco per il valore delle nostre architetture, e quelle vogliamo e dobbiamo, come l’Unesco ci chiede, far conoscere a tutti.

Quindi di ogni luogo abbiamo scelto innanzitutto un monumento rappresentativo: il Tempietto Longobardo per Cividale del Friuli, San Salvatore per Brescia, Santa Maria foris portas per Castelseprio – Torba, il tempietto del Clitunno a Campello sul Clitunno, San Salvatore per Spoleto, Santa Sofia per Benevento e il Santuario di Monte Sant’Angelo. Questi sono i primi sette modelli tattili che abbiamo realizzato.

Ma ci sembrava comunque riduttivo, perché i nostri siti sono molto di più. Pensiamo a Brescia, dove il sito Unesco comprende tutta l’area monumentale con il complesso monastico dove San Salvatore è inserito, e in più i resti della città romana fino a Capitolium. O a Cividale dove il bene Unesco comprende quello che era un tempo il cuore del centro longobardo. O al paesaggio delle foci del fiume Clitunno. O al centro storico di Spoleto. O alla città di Benevento dove si trova Santa Sofia. O all’enorme complesso del Santuario di Monte Sant’Angelo. Ma il modellino più complicato da realizzare è stato quello di Castelseprio, dove oltre alla chiesa abbiamo voluto rappresentare l’area archeologica con il castrum e la torre: una fatica immensa.

Come siete riusciti a rappresentare paesaggi così ampi in modelli accessibili al tatto?

Nessun modello è più grande di 1 x 1 metro. Solo così è possibile toccarlo tutto. Quindi i modelli sono tutti a scale diverse. Hanno però tutti la freccia che indica il nord e un omino che lascia intuire le loro dimensioni. Hanno poi legende con le indicazioni indispensabili come ‘affresco’ o ‘stucco’ per le architetture, oppure ‘corso d’acqua’ per i paesaggi: nulla più dell’essenziale perché i ciechi faticano a usare le legende. In questo – ma in tutto in realtà – ci è stato di grandissimo aiuto Aldo Grassini, il presidente del Museo Omero che è cieco.

Come sono stati realizzati i modelli?

Sono stati realizzati con stampanti 3D e con un grandissimo lavoro di postproduzione. Un lavoro enorme davvero. Faccio solo un esempio: la stampante 3D fa le righe e noi le abbiamo dovute togliere tutte perché per i ciechi hanno significati precisi.

Però ora abbiamo dei perfetti modelli in plastica, leggeri e facilmente trasportabili ovunque. La mostra conta infatti di toccare, dopo Ancona, tutte le sedi del sito seriale Unesco e andare anche altrove, se ci verrà richiesta. Poi, al termine del tour, ciascun sito avrà i propri modellini.

La mostra ha altri supporti per la visita?

Un piccolo catalogo in braille e in large print che sarà donato ai visitatori ciechi e ipovedenti. E un’audioguida in italiano e inglese. Per l’italiano, l’audio parte automaticamente quando ci si avvicina a ciascun modellino, mentre per l’inglese bisogna attivare un QR code.

Lo speakeraggio è stato realizzato dagli attori della compagnia teatrale #SineNomine attiva all’interno del Carcere di Maiano di Spoleto. È frutto di una collaborazione tra l’associazione e il carcere che va avanti oramai da oltre 10 anni.

Come avete finanziato la mostra?

Abbiamo partecipato a un bando della Legge 77/2006 che prevede un finanziamento annuale per progetti di valorizzazione e fruizione dei siti Unesco. Da quando esistiamo come sito Unesco, cioè dal 2011, abbiamo partecipato ogni anno e sempre con progetti diversi. È una legge importantissima che ci aiuta veramente molto a far conoscere e apprezzare i nostri siti sempre di più.

Vorrei sottolineare che siamo l’unico paese al mondo ad aver previsto un aiuto così consistente per i progetti di fruizione dei siti Unesco. La Legge 77 è un primato italiano di cui andar fieri.

 

Toccar con mano i Longobardi
Ancona, Museo tattile statale Omero
dal 9 febbraio al 22 marzo 2020
info www.longobardinitalia.it

Autore

  • ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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