Raccontare storie di un mondo plastic free

8 Dicembre 2020
Una bella idea del Museo di antropologia dell’Università di Padova: i video che raccontano un mondo plastic free

È sempre bello vedere una comunicazione museale che coglie nel segno. Specie se non utilizza chissà quali strumenti digitali ma è fatta con poco. Perché quel che conta davvero, ciò di cui non si può fare mai a meno – lo diciamo da sempre – è l’idea. E la serie di video Storie da un mondo plastic free è davvero una bella idea.

Il quotidiano ovunque nel mondo

Di cosa parla? Di alcuni oggetti di uso quotidiano conservati nel Museo di antropologia dell’Università di Padova. Oggetti molto elaborati e di provenienza varia: dall’Africa orientale o dalla Turchia o dall’Oceania. Oggetti che nel futuro museo (perché adesso è chiuso per ristrutturazione) troveranno probabilmente posto in belle vetrine dedicate ciascuna al paese d’origine e alle rocambolesche vicende che hanno fatto arrivare quegli oggetti fino a lì.

Storie belle di per sé, intendiamoci. Anzi bellissime. Però perché io dovrei andare al Museo dell’Università per stupire di fronte a quegli oggetti, piuttosto che andare al cinema o a un parco avventura o a solcare le onde del mare? Quale molla mi dovrebbe spingere a incuriosirmi alla vita degli Azande del Sudan o degli abitanti di una sperdutissima isola al largo dell’Australia? E perché mi dovrebbero entusiasmare le avventure di viaggiatori e missionari d’un tempo, o le astuzie dei collezionisti?

In un mondo che sovrabbonda di stimoli, per farsi notare e scegliere bisogna affilare le armi comunicative e combattere, facendo leva su ciò che cattura davvero l’attenzione e nessuno può ignorare.

Com’è il mondo plastic free

La borsista del Museo Elisa Dalla Longa ha avuto una grande idea. Si è chiesta: gli oggetti quotidiani del passato possono essere utili a noi contemporanei? Possono indicarci una via da seguire per risolvere i problemi d’oggi? E ha individuato un problema pressante: la plastica. Non c’era plastica in passato e ora abbiamo capito che ce ne dobbiamo liberare, per sopravvivere.

Così Elisa ha detto: vi racconto come si viveva (e come si potrà vivere in futuro) in un mondo plastic free. Un mondo dove i nostri oggetti quotidiani sono fatti di materiale naturale, duraturo e riciclabile, così che non continueremo a invadere e inquinare le nostre terre e i nostri mari.

Ha puntato insomma sul messaggio ambientale, e su come tutti noi possiamo essere virtuosi nella vita di tutti i giorni. Un messaggio che – quest’anno lo abbiamo capito più che mai – nessuno di noi può permettersi di ignorare.

Ha scelto gli oggetti giusti, come la borraccia che è oggi un simbolo dell’impegno ambientalista. E se la facessimo di materiale naturale, non sarebbe ancora meglio? Che ne dite di una borraccia di legno come si usavano un tempo in Turchia? Quella che vi mostro è persino a forma di cuore!

E che dire della bottiglia in legno e cuoio dal Kenia? E dei contenitori per latte e burro, sempre in legno, dalla Somalia? E le scodelle sudanesi ricavate dai gusci di frutta? E le scatole dall’Oceania ricavate dai gusci di zucca?

Il Parlamento europeo ha messo al bando la plastica monouso e noi ci siamo inventati la bioplastica. Ma funziona davvero? Il tetrapak, per esempio, è riciclabile, ma è comunque un affronto all’ambiente e uno spreco, no?

Si dice da tempo che i musei d’oggi devono essere ‘macchine per pensare’, luoghi dove riflettere sul mondo presente grazie al confronto con ciò che è diverso da noi, lontano nel tempo o nello spazio. Con i suoi video, Elisa ha fatto proprio questo. Ma perché ha scelto i video?

Le tante vite dei video

Eh sì, la necessità aguzza l’ingegno. Come ha raccontato lei stessa, all’inizio aveva pensato di organizzare una conferenza ma poi è venuto il lockdown. Che fare? Dei video! Però c’è video e video, e quelli di Elisa sono belli, freschi, allegri. Molto semplici nel format, ma efficacissimi proprio grazie alla simpatia e alla forza comunicativa di Elisa. Così efficaci che a ottobre sono finiti al Festival dello sviluppo sostenibile che ha chiesto a Elisa di fare anche… la famosa conferenza! A distanza, ovviamente. Senza quei video, però, l’idea vincente di Elisa non sarebbe stata così vincente.

E ora, diciamolo: dopo aver guardato quei video, non vi viene voglia di catapultarvi subito al Museo di antropologia dell’Università di Padova, per scoprire quante altre meraviglie ‘plastic free’ (e non solo) si possono scoprire? Ci vorrà un po’ di tempo, purtroppo. Ma sappiamo che Elisa ha molte altre belle idee e troverà altri modi per divertirci e informarci nell’attesa. E incuriosirci ancora di più.

Stay tuned! Sul canale youtube del Cam, il Centro per i musei dell’Università di Padova.

Autore

  • Cinzia Dal Maso

    ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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