S.U.P.E.R. biglietto al Parco archeologico del Colosseo, per 7 super visite

24 Aprile 2018
Si chiama S.U.P.E.R. il nuovo biglietto che consente di visitare luoghi prima chiusi o a ingresso contingentato del Parco archeologico del Colosseo. Funzionerà?

Promette una S.U.P.E.R. visita, il nuovo biglietto che consente di aggiungere alla normale visita l’ingresso in sette luoghi ‘unici’ del Parco archeologico del Colosseo. Seven unique places to experience in Rome, dice l’acronimo. Visitabili al costo di 18 euro al posto di 12. Ok ci si può stare. Però cosa si visita?

Innanzitutto il Criptoportico Neroniano su Palatino. Un lungo tunnel, per chi non lo conoscesse, che per l’occasione è arricchito da proiezioni di decorazioni pittoriche di domus del Palatino, alcune visitabili come quella di Augusto, altre chiuse come quella dei Grifi. Curioso. Piacevole.

Poi si giunge al Museo Palatino che fino a non molto tempo fa era visitabile da chiunque (e per questo sovraffollato), mentre ora i suoi tesori sono riservati esclusivamente ai S.U.P.E.R. Qui la sola novità è un plastico del Palatino molto bello e intrigante – ma forse non troppo chiaro – di cui s’illuminano luoghi specifici quando questi vengono nominati da un filmato sulla parete. È cosa buona e notevole. Piacerà.

Perché S.U.P.E.R.?

Ma il bello viene poi. Capiamoci, questa scelta S.U.P.E.R. è stata fatta essenzialmente per due motivi: perché i luoghi proposti sono delicati e l’ingresso dev’essere necessariamente contingentato, e perché il personale non può garantire il controllo di tutto. Già per aprire questi sette luoghi è subentrato personale di Ales (società in house del Mibact), ma comunque l’apertura contemporanea di tutto era impossibile. Così si è deciso di dividere i cinque luoghi rimanenti in due gruppi, e aprirli a giorni alterni. Insomma, per vedere tutto è necessario andare al Parco per due giorni di fila. Funzionerà?

Nel Day no. 1 la grande novità è l’Aula Isiaca alla Loggia Mattei, che non si visitava da decenni. È un colpo d’occhio fantastico, e si rimane quasi increduli al pensiero che affreschi siffatti risalgono al primo secolo a.C. Ancora più increduli se si raffrontano con le pitture cinquecentesche della Loggia, opera della bottega di Baldassarre Peruzzi. Insomma, l’Aula sola vale il biglietto.

Vero storytelling?

Non che gli altri due luoghi visitabili nel Day 1, la Casa di Augusto e quella di Livia, siano da meno. Anzi! Però sono luoghi stranoti e arcivisitati. Ora la visita è arricchita da videomapping e lightmapping, e accompagnata da una voce narrante. Belle le proiezioni, parlanti le luci, ma la voce non si può sentire. Pacata, monocorde come una guida turistica monotona. E lo chiamano storytelling

Eppure, in quelle due Case si poteva raccontare di tutto, e trascinare i visitatori in un turbine così che non volessero più andare via. Ma forse è fatto apposta perché i visitatori se ne devono andare, via un gruppo avanti un altro. Chissà. Però almeno un po’ si potrebbe rimediare…

Foro romano tardoantico

Nel Day no. 2 si scende al Foro, per ammirare le meraviglie di Santa Maria Antiqua, dell’Oratorio dei quaranta martiri e per salire lungo la Rampa di Domiziano (ma non era previsto un collegamento con i percorsi del Palatino? Mah, forse in futuro). E per entrare poi in quel Tempio di Romolo che nel Foro è sempre stato un po’ un buco nero, anche se lo si può sempre ammirare dall’alto della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano. È persino capitato un dì che un Direttore generale per l’archeologia del Ministero vagasse per il Foro alla ricerca del Tempio che non riusciva a trovare (si dice il peccato ma non il peccatore).

Quale il bilancio? Beh, una riapertura in contemporanea di così tanti luoghi è senza dubbio uno sforzo notevole e complesso, e una bella sfida. La direzione del Parco del Colosseo va assolutamente elogiata per questo. Il risultato invece è incerto. Assisteremo a dimostrazioni, proteste, risse? Come verrà gestito il numero chiuso spalmato su due giorni? Non sarà facile e serviranno forse aggiustamenti. Staremo a vedere.

A patto che si faccia qualcosa per quelle ‘voci narranti’. Fanno perdere la pazienza persino ai santi.

Autore

  • Cinzia Dal Maso

    ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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