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Podcast Museo: Radio Gamec un programma di sentimenti

22 Dicembre 2020
Nato mentre i camion militari portavano via le bare da Bergamo, Radio Gamec ha offerto una voce di conforto a molti, in città e non solo

“Dev’essere un programma di sentimenti, mi ha chiesto il direttore della Gamec Lorenzo Giusti. E io quello ho fatto”. È nata così Radio Gamec, la ‘radio’ della Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo: da una telefonata tra Giusti e il giornalista Leonardo Merlini. La città era nella stretta del Covid e tre giorni dopo, il 18 marzo, tutti noi avremmo visto le immagini dei camion militari che portavano le bare via dalla città. I due, assieme alla responsabile ufficio stampa del museo Lara Facco, non hanno perso tempo: era un momento di confusione generale e dovevano fare qualcosa subito. Radio Gamec è andata ‘in onda’ il 22 marzo e non si è più fermata fino a oltre il termine del lockdown.

Ogni mattina alle 11.30 Leonardo Merlini era di fronte al suo cellulare per quelle che erano in realtà delle dirette instagram. “Usare la parola ‘radio’ è stata la grande intuizione di Giusti. Doveva essere una sorta di emittente dal fronte, un po’ come Radio Londra: una voce da una città in sofferenza che parlasse innanzitutto alla città, per portare sollievo alla gente. Volevamo essere presenti sul territorio, aiutare anche noi, dire ‘ci siamo’. Lo abbiamo fatto davvero: adesso a Bergamo ho un sacco di amici e ne vado fiero”.

Non proprio un podcast

Dunque Radio Gamec non è un podcast, anche se si può ascoltare sulle piattaforme Soundcloud e Spotify. Non è neppure un podcast narrativo, di quelli che generalmente si considerano i ‘veri’ podcast, perché sono state delle chiacchierate tra Leonardo (e a volte qualche conduttore ospite) e personalità varie. Però ne parlo, ne voglio parlare, perché è stato un capitolo importante di quest’anno così strano. Lo è stato in generale e non solo nel ristretto mondo dei musei, ma lo ha ideato un museo. L’Unesco ha dichiarato Radio Gamec una best practice museale durante il lockdown, ma è riconoscimento quasi superfluo.

Importa soprattutto che Radio Gamec abbia saputo davvero fare qualcosa di utile e buono per la gente di Bergamo e per tutti noi. Una galleria d’arte contemporanea avrebbe potuto restarsene zitta, oppure fare come tanti altri musei e raccontarsi. Ma avrebbe avuto senso raccontare l’arte in un luogo e una circostanza simili? E ha significato qualcosa la presentazione ossessiva delle collezioni dei musei, mentre tutti noi pensavamo a rimanere vivi?

Tendere la mano

Stiamo ancora pensando a rimanere vivi, e i musei ci possono ancora essere d’aiuto, venirci incontro, provare a cogliere i nostri bisogni. In fondo è proprio questo il compito delle istituzioni culturali: sfruttare le proprie conoscenze e visioni per offrire un luogo d’incontro, affinché la comunità unita possa trovare una possibile via. Radio Gamec è stata questo luogo d’incontro. Pur non essendo un podcast, ha fatto precisamente quel che i podcast dovrebbero fare: uscire dal guscio della propria arte e incontrare la gente per parlare di tutto, e mostrare che il museo non è un luogo alieno ma un posto dove trovare compagnia e amici con cui ragionare di tutto. Radio Gamec, insomma, ha teso la mano a chi l’ha voluta afferrare.

Sono stati moltissimi, e non solo bergamaschi. “L’attenzione cresceva di giorno in giorno, e ricevevo così tanti messaggi che davano proprio il senso di una folla” racconta Leonardo. Le sue puntate hanno sfiorato le 10mila visualizzazioni e i canali social della Gamec sono cresciuti tantissimo. Leonardo ha saputo dar vita a una vera comunità della resistenza. Cominciava sempre con un reading letterario e terminava con una poesia. Non c’erano sigle di apertura o chiusura e non c’era sound design “perché non lo sapevamo fare e non c’era il tempo di rivolgersi ad altri e organizzarsi. E in fondo neppure li volevamo, tanta era l’urgenza di parlare. A noi importava solo dire le parole giuste”.

Leonardo Merlini show

Leonardo Merlini home show

Le parole di Radio Gamec

Ogni giorno Leonardo riportava il bollettino dei morti e le notizie locali. Poi chiacchierava con i suoi ospiti che sono stati oltre 140 in 66 puntate. Ha conversato con artisti, attori, musicisti, scrittori, scienziati, sportivi, politici. “Ho dato del tu a tutti. Solo a Enrico Letta ho dato del lei”. E a tutti chiedeva innanzitutto “come stai?”. Era il modo giusto per entrare in sintonia con gli intervistati e trasformare l’intervista in una chiacchierata vera, utile a far sentire a proprio agio chi partecipava ma soprattutto a chi ascoltava e nell’ascolto cercava compagnia.

Leonardo sostiene di essere stato scelto perché non è troppo famoso e quindi “sacrificabile” per condurre un progetto dall’esito incerto. È stata una scommessa, senza dubbio, ma Giusti e Facco hanno scelto bene. Perché Leonardo è sì un giornalista che si occupa di arte e letteratura e ha esperienza di radio, ma è soprattutto un cantastorie, un affabulatore, e uno che mette tutto se stesso in ciò che fa, che si spende fino all’ultimo e non molla mai. Ha persino voce e volto un po’ da giullare. Insomma è uno che ispira fiducia e dà fiducia. Era davvero la persona giusta.

“Vivo a Milano e a Bergamo sono andato solo il 7 luglio per l’inaugurazione della mostra di Daniel Buren. È stata un’emozione fortissima. Perché in realtà per tutto il tempo delle trasmissioni io mi sono sentito a Bergamo e non altrove. E oramai io sono un po’ di Bergamo”. La carta vincente è stata tutta lì, in quel format estremamente semplice, flessibile ma riconoscibile, dove la semplicità, la passione e l’impegno di Leonardo hanno fatto la differenza.

L’avventura continua

Così Radio Gamec ha continuato la sua strada, anche se in modo diverso. Durante l’estate il cortile del museo si è animato di incontri dal vivo coordinati dal duo artistico dei Masbedo nel loro Videomobile: si è voluto raccontare la ripartenza, con la cultura e anche grazie alla cultura. Il titolo dato agli incontri è stato Radio Gamec Real Live, e sono stati trasmessi anche in live streaming sul canale youtube del museo.

Da ottobre, invece, è in corso la mostra Ti Bergamo, una comunità – speriamo di poterla rivedere presto – che racconta quelle giornate drammatiche di Bergamo attraverso le cronache, le molte esperienze di solidarietà, e le opere che gli artisti intervistati dalla Radio hanno poi realizzato per la Gamec. Ed è partita Radio Gamec PopUp, versione bergamasca di PopUp, la trasmissione itinerante in onda ogni sabato pomeriggio su Radio Popolare. Il duo di conduttori va in giro per la bergamasca a incontrare gente e a metterla in contatto con altra gente ovunque nel mondo: è “una serie di finestre pop up su Bergamo e sul mondo”.

Insomma l’avventura radiofonica continua, anche se in forme diverse, e pare destinata a non arrestarsi più. Perché funziona. Io sapevo dell’esistenza della Gamec ma, lo confesso, non sarebbe stata la prima meta di una mia prossima visita a Bergamo. Ora invece lo è, e non sono certamente l’unica al mondo. Senza contare i bergamaschi che hanno eletto la Gamec luogo del cuore.

Il corpo della voce

È il miracolo della radio, o dei prodotti audio in qualsiasi forma: se fatti col cuore, vanno dritti al cuore di tutti. La Radio Gamec di Leonardo è stata una grande avventura di cuore, di sentimenti, di forza, di coraggio, di comunità. Ha saputo creare un mondo attorno a sé. Un mondo affezionato e solido per cui la Gamec è diventata punto di riferimento, certezza e approdo. E continuerà a esserlo.

Leonardo cosa significa podcast per te? “In realtà, io ho bisogno del pubblico di fronte a me, non mi piace parlare di fronte al solo microfono. Non riesco a dare il meglio perché le mie non sono solo parole ma ci metto tutto il corpo: faccio convogliare il mio corpo nelle parole. Però alcuni dei miei spettacoli dal vivo in cui parlo di letteratura, sono poi diventati podcast e mi pare funzionino, credo che si percepisca quanto sono ‘fisiche’ le mie parole. Podcast per me è parola che riflette tutto il mio essere”.

Autore

  • ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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2 Commenti

  1. Laura Accorsi

    Un messaggio originale a Leonardo da una ascoltatrice di Radio GAMeC.
    12 maggio 2020:
    “Sei stato il compagno dei momenti più bui Leonardo, nella disperazione più fonda eri e sei ancora una luce. Con forza e coraggio ci hai tirato fuori dallo sconforto. Hai sicuramente fatto fatica anche tu, e qdi sei stato ancora più grande. All’inizio ti guardavo attonita e nemmeno riuscivo a comprenderti. Piano piano sei uscito con passione, competenza ma soprattutto grande umanità. Hai teso la mano a tanti che erano in difficoltà. Questo io non lo dimenticherò mai.”
    Laura

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    • retro

      Grazie Laura per aver proposto anche qui il tuo messaggio.
      Per chi fa il nostro mestiere, per chi crede nelle parole, messaggi come il tuo sono la cosa più bella, ci fanno capire che le nostre parole non si librano al vento ma sanno costruire. Messaggi come il tuo sono la ragione della nostra vita e del nostro lavoro. Ancora una volta: grazie per averlo voluto condividere anche con noi.

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