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Past, L'umanesimo che sa raccontare

Podcast Museo: dietro le quinte di Pompei la città viva

17 Febbraio 2021
Carlo Annese spiega come nel podcast Pompei la città viva ha raccontato il nostro legame col passato e il suo valore per noi oggi

L’hanno chiamato da Electa dopo aver ascoltato i podcast di Piano P – piattaforma di podcast giornalistici – e in particolare Domani, il podcast in cui Carlo Annese riflette sul futuro che ci attende dopo la pandemia. Gli hanno chiesto di riproporre per Pompei il format di Domani che è poi il ‘suo’ format. Così dopo tre mesi e mezzo di lavoro è nato Pompei la città viva, podcast in sei puntate che delle terre vesuviane narra veramente molto. Con un’idea forte di fondo: raccontare anzitutto il presente, e quanto il passato ci aiuta a comprendere le nostre vite presenti.

Il Grande Progetto

Per questo la prima puntata è dedicata alle attività degli ultimi anni a partire dal Grande Progetto Pompei. Annese ne è rimasto colpito, anzi affascinato. Per una ragione precisa: “Sono pugliese. Mio padre mi ha lasciato due cose: l’enciclopedia Einaudi e gli scritti di Gaetano Salvemini. Non sono solo meridionale, ma meridionalista convinto. Pompei oggi è protagonista di un’impresa di successo, realizzata con originalità e una visione precisa, e che rappresenta un riscatto dall’idea diffusa sul meridione d’Italia come luogo abbandonato e inerte. Io ne sono orgoglioso”.

Gli brillano gli occhi mentre parla, si nota anche attraverso lo schermo. Brillano quanto la sua voce nella prima puntata, mentre narra per l’appunto dei nuovi progetti, restauri, scavi, scoperte, musei riaperti. Mentre parla di ‘resurrezione’ e intervista protagonisti dell’archeologia e della cultura d’oggi. Non a caso, forse, esordisce con lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni e conclude con lui l’ultima puntata. All’inizio c’è la riflessione su Pompei città ‘umana’ perché mai altisonante ma a misura d’uomo, e il ricordo di Maurizio bambino che la domenica andava con la mamma al Santuario della Madonna di Pompei. Alla fine c’è l’adulto che riconosce quanto delle genti del 79 d.C. sia ancora insito nei napoletani d’oggi.

Pompei la città viva, ieri come oggi

Il podcaster Annese ragiona però anche sul senso di estrema libertà delle genti del golfo di Napoli, generato forse dal vivere in una terra bellissima, generosa e però precaria. La terza puntata è dedicata proprio al Vesuvio, e non solo per dire quanto influenzi le vite di tutti: anche per parlare delle ricerche vulcanologiche e mostrare che la storia di Pompei ha lasciato tracce in moltissimi aspetti della cultura contemporanea.

“Electa mi ha chiesto di realizzare un racconto alto, significativo, informativo e formativo”, continua. “Io l’ho reso concreto ancorandolo a vicende reali e alla voce e le esperienze delle ventisei persone che ho intervistato, tra l’altro per buona parte dal vivo e di questi tempi non è stato facile. Insomma ho fatto un audiodocumentario. Ma chi ascolta i podcast di Piano P è abituato agli approfondimenti, alla cura per i dettagli, alle spiegazioni accurate di fatti, persone, luoghi. Al racconto della grande storia attraverso la lente delle storie piccole”. Piccole come, per esempio, il Baedeker d’inizio Novecento che Annese cita nella sesta puntata dedicata ai viaggi a Pompei dal Grand Tour a oggi, e che fa parte della sua personale collezione di guide turistiche.

Pompei è un brand

E l’archeologia e gli archeologi? Che idea si è fatto Annese? “In verità, all’inizio ho avuto la sensazione di un mondo polveroso. Poi però mi sono accorto che hanno una grandissima capacità di raccontare e rendere il passato vivo ai nostri occhi. E una passione fortissima. Come Massimo Osanna, il direttore del Parco archeologico: si capisce che ha Pompei dentro di sé”. Così nel podcast Annese ha voluto rendere il senso, la forza e l’autenticità della passione degli archeologi, riportando il più possibile le loro voci e i loro racconti.

E poi, è soprattutto grazie agli archeologi se Pompei è diventato un brand. “Oggi si parla di Pompei proprio perché è un brand. Perché c’è stato un disegno. Col podcast ho voluto evidenziare proprio questa discontinuità che c’è stata dal 2010 – quando le cronache su Pompei parlavano solo di crolli o malagestione – a oggi. E ho voluto entrare a far parte di quel disegno”.

Un brand di risonanza mondiale, ben lo sappiamo, e lo dimostrano anche gli ascolti del podcast: benché sia in italiano (e non si parla al momento di traduzione in inglese), è stato in classifica in paesi come il Belgio, l’Argentina, la Romania. È vero che Piano P lo ha promosso sui social anche in inglese, e ha pubblicato il testo integrale di ogni puntata sul proprio sito web, così che tutti lo possano consultare magari con l’aiuto del traduttore automatico. Però questo riscontro internazionale è comunque singolare. E anche in Italia è stato per una decina di giorni nel podio della classifica di Apple Podcasts. Per i dati di ascolto ufficiali dobbiamo attendere, essendo uscita da poco l’ultima puntata. Attendiamo curiosi.

Indagare i perché

Carlo cosa significa podcast per te? È una grande opportunità di raccontare storie con rigore, misura, profondità, qualità. E di farlo attraverso la voce, così da colpire l’immaginazione di chi ascolta, farlo entrare nei luoghi e in empatia con i personaggi. È anche una grande opportunità per il giornalismo: un giornalismo di qualità che voglia cercare le motivazioni, indagare e spiegare perché avvengono i fatti.

Per realizzare Pompei la città viva Annese e i gli altri autori Enrico Racca e Lucia Stipari hanno indagato veramente molto, nel poco tempo a disposizione. Annese stesso confessa che la difficoltà maggiore è stata proprio selezionare gli argomenti e le voci per ciascuna puntata. Avrebbe voluto farci stare molto di più. Ma già così è tantissimo. E sicuramente chi ascolta riesce a cogliere solo alcune delle molte suggestioni. Perché in realtà l’ascolto quasi sorvola sui singoli argomenti per lasciarsi trascinare dal grande racconto corale che sa rendere palpabile, sopra tutto, quanto di Pompei è stato, è e sarà sempre dentro di noi. È questo il messaggio che si coglie forte e chiaro. E questo è giornalismo di qualità.

Autore

  • ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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