MuseiEmotivi: ma l’Italia dei musei è sempre a due velocità

    MuseiEmotivi al Museo Marino Marini di Firenze
    MuseiEmotivi al Museo Marino Marini di Firenze - foto Paolo Mazzanti

    Musei emotivi: che cos’è

    MuseiEmotivi è una bellissima idea. Si è appena conclusa la quinta edizione ed è stata brillante, partecipata, coinvolgente. Per quattro giorni professionisti dei musei sono stati aggiornati sulle novità del settore, ne hanno discusso a ruota libera, hanno progettato assieme.

    Il centro Nemech dell’Università di Firenze sta dunque offrendo ai professionisti italiani un pensatoio dinamico dove fare il punto sull’oggi e guardare al futuro. Noi di Archeostorie siamo onorati di avervi fatto parte, ragionando ovviamente di Racconti da museo.

    Museo Marino Marini: un luogo liquido

    Tenendo fede alla missione di svolgere i seminari in luoghi sempre diversi, questa volta MuseiEmotivi è stato ospitato in un luogo anch’esso stimolante, il Museo Marino Marini di Firenze. Un luogo che ti accoglie come in una casa, con personale altamente professionale e attento a ogni dettaglio. Un luogo che ha scelto di non raccontare nulla e affidarsi proprio all’emozione, affinché susciti la voglia di scoprire.

    Un luogo vivo dove accade di continuo qualcosa, aperto alle più avanzate sollecitazioni in ambito internazionale. Un luogo fantastico, affascinante, coinvolgente, dove si respirano a pieni polmoni le molte vicende storiche che lo hanno plasmato. E un ambiente di lavoro straordinario.

    L’altra Firenze

    Sappiamo bene che questa non è la vera Italia dei musei. Che la maggior parte dei nostri musei, sparsi ovunque nel territorio, fatica letteralmente a giungere a fine giornata. Sappiamo che il problema dell’Italia dei musei non sono le idee e le esperienze innovative – che sono molte – ma il fatto che non riescono a fare sistema, a diventare la regola e non la bella eccezione.

    Sappiamo tutto, ma non immaginavamo di trovare sacche di arretratezza proprio nel cuore di Firenze, una delle città più visitate al mondo. Che ai suoi turisti, però, offre servizi da terzo mondo. Non tutti i musei, ovviamente, ma molti. Più di quanto si potrebbe pensare.

    Servizi al visitatore? No grazie

    Orari di apertura insensati, sale all’interno dei musei che aprono e chiudono senza un perché, allestimenti inesistenti, pannelli esplicativi di decenni fa, didascalie scritte ancora con la Lettera 22. Non visitavamo i ‘luoghi canonici’ di Firenze da un po’, ma non li abbiamo trovati molto diversi da cinquant’anni fa.

    Qualche esempio? Il Museo archeologico dove – ad eccezione della sezione egizia – si vaga tra sale semivuote. Il Museo di San Marco che ai visitatori non si presenta neppure, e racconta solo qualcosa quando gli va, in rigoroso stile Lettera 22. Il Museo del Bargello, con mezze sale aperte e mezze chiuse, e tutto il museo chiuso all’indomani dell’inaugurazione della mostra su Verrocchio, che ha una sezione pure lì.

    Ancora il Bargello, con didascalie a corpo 2 messe accanto alle opere, da cui i visitatori devono però tenersi lontani. O dove i cartelli con su scritto “opera in mostra a…” sono sostenuti col polistirolo, e pure maltagliato. Dove le opere migrate in mostra l’anno scorso, non sono ancora tornate. Dove l’illuminazione è opzione non contemplata.

    L’elenco, sul Bargello e su altro, potrebbe continuare. Non può essere un problema di personale né di fondi, nel cuore di Firenze. Alcune migliorie sarebbero persino a costo zero, e dunque dobbiamo dedurre che manca la volontà. O è mera sciatteria. E tutto questo mentre, a pochi passi di distanza, si ragiona di MuseiEmotivi e s’immagina il futuro. Solo a pochi passi di distanza…

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