Reggio Calabria: museo in festa, ma siti archeologici chiusi

30 Aprile 2016
È grande festa oggi a Reggio Calabria ma solo a metà: riapre finalmente il museo ma tutti i siti archeologici della città sono chiusi. I visitatori che arriveranno non potranno apprezzare i resti della Reggio antica. E neppure i cittadini che pur sono curiosissimi di conoscere la propria storia: uno scavo di emergenza in corso a piazza Garibaldi è letteralmente preso d’assalto. Perché non soddisfare, dunque, questa bella curiosità?

Si riaccendono i riflettori, dopo sei anni di lavori e oltre 33 milioni spesi, sul Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, la “casa” dei Bronzi di Riace come tutti lo conoscono. Torna finalmente fruibile tutta la ricca collezione di Palazzo Piacentini: una collezione che ricorda come persino i magnifici guerrieri, senza quel contesto che racconta di chi siano “figli”, restano belli sì, ma senza storia. Così in riva allo Stretto, per la “benedizione” ufficiale, sono giunti il premier Matteo Renzi e il ministro Dario Franceschini. La città è in festa.

Siti archeologici chiusi a Reggio Calabria

Ma festa non è per i siti archeologici cittadini che da quasi un anno sono desolatamente chiusi. Nulla è stato fatto in vista della riapertura del Museo, per completare la visita della “città archeologica”, malgrado si sapesse che già per il primo maggio fossero giunte al Museo migliaia di prenotazioni. Flotte di turisti e visitatori che, usciti dalla casa dei Bronzi, non sapranno dove andare, visto che il percorso lungo tutti i poli culturali della città (archeologici e non), approntato dalle solite volenterose associazioni, è rimasto chiuso in un cassetto.

Sul Lungomare i resti delle Mura greche e delle Terme romane si possono ammirare solo dall’esterno. In via XXIV Maggio, la porzione di Odeion del III secolo a.C. scoperta nel 1920 da Paolo Orsi, che si trova nei sotterranei di un condominio, resta a porte chiuse. Il Parco archeologico della Collina del Trabocchetto, con  le mura ellenistiche rinvenute nel 1980, domina in silenzio la città, mentre si attende la nuova vita del sito che si inerpica sull’altra Collina, quella degli Angeli, che conserva un tratto di mura del IV secolo a.C. lungo 15 metri e rinvenuto negli anni Settanta. Lo stesso dicasi per i resti della città antica sotto la centralissima piazza Italia: da luglio scorso, da quando cioè la piazza è interessata da lavori di riqualificazione, il sito è chiuso. E si tratta di un esempio eccezionale di archeologia urbana che in sei metri di profondità mostra le fasi di vita della città a ritroso dall’Ottocento al VII secolo a.C.

Mura Greche, Reggio Calabria

Le mura greche sul lungomare Falcomatà di Reggio – foto © Antonietta Catanese

 

Il percorso archeologico di Reggio Calabria è riuscito a vivere per anni grazie alla buona volontà di tantissime associazioni. Nel 2014 il Fai Giovani vi organizzò anche la tradizionale maratona. Poi grazie a una illuminata convenzione tra la Soprintendenza archeologica calabrese, il Comune di Reggio Calabria e i sodalizi interessati, la collaborazione ha assunto una veste ufficiale facendo rinascere a nuova vita tutti i siti archeologici della città: spettacoli teatrali, visite guidate, concerti, recital di poesie e tante altre iniziative hanno dimostrato come l’archeologia possa essere conosciuta e vissuta pienamente dai cittadini.Tuttavia questa convenzione è da tempo scaduta e non può rinnovarsi automaticamente. Così adesso si attende che il Comune lanci un nuovo bando, ovviamente sempre in convenzione con la Soprintendenza. Il primo cittadino Giuseppe Falcomatà ha già manifestato la volontà di replicare l’esperienza, ma novità al momento non ce ne sono. E rimane comunque da sciogliere il nodo della Soprintendenza calabrese, che dall’ottobre scorso è “vacante”. Ha assunto temporaneamente la direzione Gino Famiglietti, direttore generale per l’archeologia del Mibact, ma ci auguriamo che nuovi interpelli diano al più presto alla Calabria i propri direttori: con la riforma infatti la regione avrà due soprintendenze miste, a Cosenza e a Reggio. Tuttavia nell’attesa che tutto ciò avvenga, la città vive sulla propria pelle lo scollamento tra museo e territorio: l’uno aperto in gran festa, l’altro inaccessibile.

Nuovi scavi a Reggio Calabria: un podium di età romana

Proprio in questi giorni, però, una bella notizia sta accendendo gli entusiasmi anche in città. Da scavi di emergenza per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo a piazza Garibaldi, è venuto alla luce un podium di età romana. La gente, incuriosita, si assiepa per vedere.
“Pronto, sì. Sono venuta a piazza Garibaldi a vedere il ‘tempio’ uscito dagli scavi per il parcheggio”. La signora parla al telefonino mentre scende dall’auto. Ma deve aspettare: intorno alla recinzione arancione che costeggia lo scavo c’è tantissima gente che guarda, si confronta, si interroga, ammira. Poi, cellulare in mano, la signora fotografa il basamento che sbuca dalla terra proprio davanti alla Stazione centrale, e via col post su facebook: “Bellissimo! La nostra città è ricca di storia. Salviamola”. E sui social è un vero boom di foto, segnalazioni, ipotesi, e post alle istituzioni: “proteggete la nostra storia!”, si scrive. Per ora ci sono solo i vigili che picchettano l’area per proteggerla dai tombaroli.

Non si tratta di un tempio, come la signora crede, ma di un podium, come già detto, ed è una scoperta importantissima. Lo afferma la responsabile dello scavo, l’archeologa della Soprintendenza Livia Andronico: “E’ un podium sul quale probabilmente era posto un monumento poi andato perduto. Accanto abbiamo trovato anche diversi frammenti marmorei. Gli studi sono ancora in corso e potremo dire qualcosa di più preciso solo tra qualche giorno. Si tratta comunque di una restituzione straordinaria, perché della Reggio di epoca romana conosciamo solo le terme e i ruderi dell’antico Macellum su cui però fu costruito il palazzo del Genio Civile, e quindi non sono fruibili”.

Tuttavia la sorpresa più grande di questo rinvenimento è stata proprio la curiosità che sta infiammando cittadini e appassionati. La gente vuole sapere: bambini e anziani si incollano alla recinzione arancione per seguire minuto dopo minuto i lavori, e vedere cosa ancora potrebbe emergere dallo scavo. Dunque l’archeologia è viva, più di quanto si immagini. E vuole essere condivisa: sono i cittadini a chiederlo. Ora dunque la parola passa al Ministero e agli enti competenti: comunicare, valorizzare, rendere fruibile il patrimonio della città è un’esigenza primaria. Ministro Franceschini può dare ai cittadini di Reggio una speranza? Se già i Bronzi di Riace sono rimasti per sei anni “orfani” della loro storia, evitiamo che ora il Museo archeologico nazionale sia a sua volta orfano del contesto storico che la città può e deve offrire, con i suoi siti archeologici già noti ma chiusi, e con queste nuove testimonianze che il cuore della città, generosamente, continua a restituire.

Autore

  • Antonietta Catanese

    Autrice di inchieste sui beni archeologici e culturali, in particolare quelli calabresi e i Bronzi di Riace. ​E' una giornalista professionista per necessità: la necessità di raccontare storie e persone, scavando nel passato per scoprire la vita che si agita dentro. E la necessità di parlarne a chi oggi quelle storie le vuole conoscere. E vivere.

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