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Past, L'umanesimo che sa raccontare

Tenace come una Laura Leopardi

30 Giugno 2021
Fundraising e progettazione culturale per dare un futuro alle aree archeologiche della periferia di Roma: la scommessa di Laura Leopardi

Fare impresa puntando sulle aree archeologiche della periferia di Roma. Pare una mission impossibile ma Laura Leopardi, cultural project manager giovane e dinamica, è convinta che si può. Così nel 2016, con due colleghe, ha fondato allo scopo l’Associazione culturale Quattro Sassi. Una vera grande scommessa.

Archeologia e terzo settore

Questa è la storia di una persona determinata e pragmatica che, di fatto, si è inventata il proprio lavoro e, passando per un percorso di studio e lavoro variegato e complesso, ha alla fine trovato la propria via e capito cosa fosse veramente importante per lei.

Laura comincia a studiare archeologia alla Sapienza di Roma nel 2008, ma subito si accorge di essere interessata al mondo del terzo settore. Studia alla Scuola di fundraising di Forlì e lavora per anni come fundraiser per grosse realtà, anche internazionali. La laurea in archeologia arriva infine nel 2017 con una tesi di laurea propostale da Patrizia Gioia, docente di Museologia ma anche – a suo tempo – funzionaria della Sovrintendenza capitolina ai beni culturali.

Tutto ha inizio a Settecamini

Gioia chiede a Leopardi di supportare la progettazione di attività culturali a Settecamini, un’area archeologica fuori raccordo, a nord-est di Roma, dove si sono conservati alcuni monumenti ai lati di un tratto dell’antica via Tiburtina. Una scommessa non facile che Leopardi coglie però al volo. Tutto comincia da lì.

Conosce le sue ‘socie’ Marta Di Berti e Francesca di Ronza proprio a Settecamini, e con loro decide di dar vita a un’associazione culturale per la valorizzazione dei tanti beni culturali periferici di Roma. ‘Mettono in gioco’ mille euro ciascuna per poter compensare da subito sia le spese iniziali che il lavoro dei molti educatori culturali coinvolti nelle loro iniziative.

Oltre a Settecamini, lavorano da subito anche nel parco di Centocelle sulla via Casilina, e al Museo di Casal de’ Pazzi vicino al carcere di Rebibbia. La partecipazione alle iniziative è entusiasta e l’associazione si ingrandisce. Loro diventano per tutti ‘le Sasse’, e quando ti attribuiscono un soprannome, vuol dire che sei a cavallo. Le Sasse decidono di partecipare anche a bandi pubblici.

Settecamini

Visita all’area archeologica di Settecamini

Progettare non è facile

Ma con i bandi non hanno subito fortuna. Laura capisce di sbagliare qualcosa e, per imparare un metodo, lavora a titolo gratuito a fianco di un team di architetti e ingegneri impegnati nella progettazione culturale. Insomma non demorde. Laura non demorde mai. E anche in questo caso la mossa è vincente: da allora le Sasse vincono diversi bandi e avvisi pubblici, come quello del 2018 della Regione Lazio sulle Tecnologie per la valorizzazione del patrimonio culturale.

Supportano inoltre il Comune di Trevi nel Lazio e altri enti pubblici nella pianificazione di un progetto di valorizzazione della valle del fiume Aniene e dei suoi musei.

Con la cultura si deve mangiare

Il progetto prevede le tecnologie nei musei, certo, ma l’idea di fondo di Laura e delle sue colleghe è molto più ambiziosa: le Sasse vogliono che i musei della valle, una volta modernizzati con le tecnologie, riescano a reggersi sulle proprie gambe, magari creando anche un indotto.

Il loro progetto prevede un itinerario coerente che lega i siti tra loro sull’esempio del Camino di Santiago o della via Francigena. Prevede però anche la proposta di itinerari più brevi e specifici che uniscono all’esperienza culturale quella gastronomica, l’alloggio, la passeggiata naturalistica.

Hanno ideato insomma dei pacchetti turistici da proporre a visitatori singoli o agenzie, differenziandoli in base al prezzo così da incontrare le esigenze e le possibilità di tutti. A variare, però, sono solo cibo e alloggio ma non le esperienze di visita che sono le stesse per tutti.

È una vera svolta: in questo modo le Sasse danno vita a un vero e proprio ‘ecosistema economico’ – come lo chiama orgogliosamente Laura – capace di inglobare tutti gli aspetti dell’esperienza di visita in un’unica progettazione culturale.

Tor San Michele a Ostia

Tor San Michele a Ostia: educatrici di Quattro Sassi pronte ad accogliere i visitatori

Un metodo per l’archeologia di periferia

Nel frattempo non hanno trascurato i monumenti ‘di periferia’, anzi! Hanno avuto l’aggiudicazione dell’avviso pubblico per la gestione delle attività di valorizzazione villa romana di Podere Anna nel quartiere romano di San Basilio fino al 2018, e di Tor San Michele a Ostia per l’anno 2021.

Anche in questo caso, col tempo hanno messo a punto un loro metodo per ‘mettere in moto’ il cambiamento. Per trasformare aree pressoché abbandonate in “territori fruibili e accoglienti per i cittadini e per chiunque li vorrà visitare”.

Il metodo si divide in tre tappe. La prima e fondamentale è il dialogo con i cittadini e, in generale, con chiunque le contatti per evidenziare un problema nel territorio. In questo modo riescono non solo a capire cosa i cittadini desiderano davvero, ma anche a delineare in che modo l’associazione e i cittadini possono collaborare per superare i problemi.

Per esempio, è grazie al coinvolgimento dei cittadini di San Basilio che la villa romana di Podere Anna è diventata visitabile, e l’area è fruibile per tutti. Così le Sasse hanno potuto avviare le loro attività educative, in particolare i dopo-scuola per coinvolgere i bambini e sensibilizzarli alla necessità di tutelare e valorizzare il patrimonio culturale.

A poco a poco, hanno coinvolto più persone: cittadini e scuole, ma anche associazioni culturali e centri sociali. Hanno progettato le attività assieme a tutti, organizzando visite che coniugano cultura e natura così da creare un vero legame tra archeologia, cittadini e territorio.

Laura Leopardi: una che ci crede

La strada futura di Laura e delle Sasse non è affatto semplice ma tutta in salita. Però Laura è ‘tosta’, si è capito. Non demorderà. Se in futuro anche i nostri beni culturali periferici non saranno più abbandonati ma al servizio dei cittadini, e soprattutto capaci di dare lavoro e produrre un indotto economico, sarà grazie a persone come Laura. Che ci credono e trovano le idee giuste per farli vivere davvero.

Autore

  • Archeologa appassionata e amante dello scavo, non ha mai dubitato della via che seguirebbe nel futuro. Belga, ma innamorata dell’Italia e del suo patrimonio, le piace particolarmente scoprire (per dopo far scoprire!) siti archeologici poco valorizzati ma pieni di potenzialità. Attualmente tirocinante presso Archeostorie, prosegue il suo percorso di Master in Comunicazione storica all’Università di Bologna.

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