Kha e Merit, ovvero l’Egitto antico fuor di stereotipo

16 Maggio 2019
Un architetto e la sua sposa, Kha e Merit, sono al centro di libri che raccontano a tutti, adulti e bambini, la vita e la mentalità degli egiziani antichi. Andando oltre gli abusati cliché

La tomba di Kha e Merit è una delle più grandi scoperte dell’Egitto antico: una tomba trovata intatta, e appartenuta non a faraoni ma a gente comune – un architetto e sua moglie – che ha aperto uno squarcio importantissimo e unico sulla quotidianità degli egiziani antichi. Il suo fantastico corredo si trova per buona parte al Museo Egizio di Torino perché fu scoperta nel 1906 dall’allora direttore Ernesto Schiaparelli, mentre scavava a Tebe nel cosiddetto ‘villaggio degli operai’ di Deir el-Medina.

Chi furono Kha e Merit

In realtà non si trattava proprio di operai ma di maestranze di livello che durante il Nuovo Regno lavorarono alla costruzione delle tombe dei faraoni, e dunque lì vicino dovevano abitare. Kha fu l’architetto di grandi faraoni della XVIII dinastia (1425-1353 a.C.), quindi una sorta di archistar dell’epoca, e a Deir el-Medina si costruì una tomba più piccola di quella dei faraoni ma concepita allo stesso modo. E all’interno la fece colmare di ogni ben di dio.

Un totale di ben 460 pezzi tra oggetti per la toeletta di ogni tipo, compresa una sontuosa parrucca per Merit, abiti in gran numero, attrezzi per il lavoro e per la casa, la più grande collezione di mobili domestici del mondo antico, pentole e stoviglie e cibo a volontà per sontuosi banchetti. Oltre ovviamente alle mummie dei due defunti nei loro molteplici sarcofagi. Il tutto conservato alla perfezione grazie al clima secco del deserto egiziano.

High Tech e nuove domande

Come molti altri oggetti e capolavori importanti conservati nel Museo Egizio, anche le mummie e gli oggetti di Kha e Merit sono stati recentemente rianalizzati utilizzando le più recenti tecnologie. Il libro La tomba di Kha e Merit appena pubblicato da Franco Cosimo Panini per la firma di Enrico Ferraris, funzionario del Museo responsabile delle indagini, serve dunque per condividere con il grande pubblico i risultati delle nuove ricerche e le nuove idee emerse. Il tutto con l’aiuto di fotografie splendide e importanti, che aiutano ad apprezzare ogni singolo oggetto nei suoi minimi particolari.

Ma non è solo un bel libro fotografico. Il testo di Ferraris è in realtà un racconto, e cattura il lettore che anela letteralmente a scoprire ‘come va a finire’. Gli oggetti del corredo vengono descritti ricostruendo il rituale funerario, perché ognuno di essi serviva in un momento specifico del processo. Ferraris però riesce anche a interrogarli per capire di più e meglio la mentalità degli egiziani antichi: il senso dei loro rituali, dell’arte con cui sono decorati certi oggetti, le loro convenzioni sociali.

Amore per la vita

Alla recente presentazione al Salone del Libro di Torino, Ferraris ha rivelato come la scrittura di questo libro lo abbia aiutato a capire meglio il grande amore per la vita nell’antico Egitto. Perché tutto quel che veniva posto nelle tombe, non serviva in realtà per un’ipotetica vita nell’aldilà, ma per tornare alla vita vera, e continuare a banchettare assieme ai vivi. Proprio come il dio Osiride è stato ucciso ma poi è rinato a nuova vita, anche i defunti dovevano riuscire a raggiungere quella condizione che consentisse loro di eclissarsi col sole di notte per rinascere poi ogni giorno. Così da proteggere i vivi e festeggiare con loro.

L’Egitto antico è uno dei grandi miti dell’antichità proprio grazie ai suoi defunti. Da sempre ci stupiscono le piramidi, le case dei morti più grandi e spettacolari mai costruite, e ci attirano le mummie perché ci consentono di vedere e toccare con mano persone vissute migliaia di anni fa. Le mummie sono la vita vera del passato che si materializza di fronte ai nostri occhi. Tutto questo però ha costruito nel tempo dei cliché che, nel nostro immaginario, legano inevitabilmente questa civiltà alla morte e al mistero della morte. In un certo senso, ne siamo schiavi.

Storytelling per tutti

Ecco, Ferraris con questo libro ci ha offerto strumenti per cominciare a liberarci da questa schiavitù. E lo ha fatto con un racconto che, come sanno bene i lettori di Archeostorie, è a nostro avviso la formula migliore per far rivivere davvero il passato. E per instaurare quel dialogo tra passato e presente che consente a noi moderni di porci domande sempre nuove e attuali sul passato.

Ma è il Museo Egizio tutto ad adoperarsi per trasmettere il messaggio che l’Egitto antico è molto più del suo stereotipo; che è stata una civiltà dalla ricchezza materiale e intellettuale infinita, di cui c’è ancora molto da scoprire e capire. E Franco Cosimo Panini, editore del Museo, sta lavorando molto per costruire racconti che mostrino a tutti un ‘altro’ Egitto.

La Banda delle bende

Anche libri per bambini con tanto di eroi protagonisti di mille avventure. Eroi veri o veritieri di avventure fantasiose ma radicate sulle più recenti conoscenze sull’Egitto antico. Eroi come Kha e Merit, naturalmente. Assieme ad altri sono la ‘Banda delle bende’ e non c’è problema dell’Egitto antico per cui non trovino soluzione. Ho letto il primo libro della serie, Nella terra della notte, ed è ricco di suspance, colpi di scena, avventure incredibili che si susseguono a ritmo concitatissimo. Non è solo una lettura per bambini: anche gli adulti si divertono tantissimo. E scoprono un Egitto del tutto inedito.

 

Enrico Ferraris
La tomba di Kha e Merit
Franco Cosimo Panini 2019
pagine 160 con ill. colori, euro 20

La Banda delle bende nella terra della notte
testi di Alessandro Vicenzi, illustrazioni di Roberto Lauciello
Franco Cosimo Panini 2019
pagine 144, euro 10

Autore

  • Cinzia Dal Maso

    ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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