Con il videomapping la Gerusalemme del Colosseo prende vita

23 Maggio 2022
L’affresco di Gerusalemme del Colosseo si ammira ora grazie a un’installazione di suoni e luci che ne rivela tutti i particolari. E cattura

Non parla, ma suoni e luci sono più che eloquenti. Il dipinto con veduta di Gerusalemme del Colosseo si racconta in tutti i suoi particolari grazie all’installazione ideata dal Parco archeologico del Colosseo e realizzata dal gruppo Karmachina. E la visita serale del Colosseo, già emozionante di per sé, diventa superlativa.

Perché Gerusalemme al Colosseo?

Il dipinto si trova sull’arco di fondo della Porta Triumphalis, quella da dove entrava il corteo di gladiatori e animali che si sarebbe poi esibito sull’arena. È stato realizzato nel Seicento copiando un’incisione del 1601 del pittore e incisore Antonio Tempesta, ora conservata all’Albertina di Vienna.

Si inserisce nel processo di cristianizzazione del Colosseo con cui i papi hanno evidenziato il ruolo del monumento nel martirio dei cristiani, e lo hanno eletto a vetrina della loro missione di continuatori ed eredi della Roma imperiale. Un processo culminato nell’istituzione della prima via Crucis nel 1750 per volere di papa Benedetto XIV. Compito dell’affresco era rinsaldare il legame tra Roma e Gerusalemme.

Restauro e visione

Prima del restauro del 2020, però, l’affresco non si vedeva e quasi nessuno lo conosceva. Ora è visibile ma comunque a fatica, e sta troppo in alto per poterlo apprezzare davvero. Però è una bella curiosità, e getta luce e fa riflettere su un capitolo della storia del Colosseo troppo trascurato nonostante la sua continuità fino a oggi: dalla metà del Novecento i papi hanno ripreso a fare la via Crucis al Colosseo.

Così lo spettacolo di suoni e luci ci consente ora di ammirare davvero la Gerusalemme del Colosseo, e di capirne progetto e senso. Ed è ulteriormente arricchito dalla sorprendente visione, oltre l’arco sullo sfondo, della cella del vicino Tempio di Venere e Roma.

La Gerusalemme del Colosseo ti cattura

Sono sincera: mi aspettavo qualcosa di più spettacolare. Più semplice ed emozionante. Insomma la classica installazione che genera l’effetto wow! Invece ho assistito a uno spettacolo breve e raffinato, preciso nell’evidenziare i punti notevoli dell’affresco. È esattamente quel che serve. Ed è proprio bello: ti tiene a testa in su per tutti i suoi 7 minuti, senza possibilità di distrarti. Scruti l’affresco, quasi ti pare di entrare al suo interno, e il tempo vola.

Sulla parete di fronte si vede proiettata la mappa di Tempesta, riferimento fisso e imprescindibile. Mentre dell’affresco si illuminano di volta in volta le porzioni raccontate da brevissime scritte. Si parte dalla zona del tempio e si riconoscono diversi altri edifici entro la cinta quadrata di mura, mentre al loro esterno si rivivono episodi della passione di Cristo, del Vecchio Testamento, e i molti assedi subiti dalla città.

Dentro la storia

All’inizio ti pare di non vedere quasi nulla, ma poi diventi progressivamente tutt’uno con l’affresco, curioso di scoprire i luoghi e gli episodi successivi. Perché sei immerso in una storia. Senza una trama logica evidente, ma raccontata da suoni, musiche e luci. Altrettanto magnetici se non, forse, di più.

Al termine dei 7 minuti sei rappacificato col mondo proprio come al termine di una grande storia. Hai fatto una scoperta, inaspettata, e l’hai fatta tua. Poi riprendi il giro del Colosseo tra sotterranei e arena, cielo notturno e fornici illuminati. Ma alla fine è l’affresco il tuo ricordo più netto, accompagnato dalla curiosità di sapere di più sulle vicende del Colosseo nei secoli. Ok i gladiatori, ma dopo che ne è stato?

L’affresco ritrovato e l’installazione di Karmachina hanno prodotto tutto ciò.

Autore

  • Cinzia Dal Maso

    ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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