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A Cantalastoria si celebrano la forza e la bellezza delle donne

2 Aprile 2016
Un romanzo di Daria Colombo che diventa spettacolo per aiutare donne in difficoltà. Un Festival, Cantalastoria, che guarda alla storia con gli occhi delle donne. E infine una donna brava, bella e allegra che da oggi volta pagina e va in pensione: Alberta Campitelli la forza è con te
Auditorium di Roma: Daria Colombo legge brani dal suo romanzo Alla nostra età, con la nostra bellezza (Rizzoli). Il marito Roberto Vecchioni e Ilaria Biagini, suonano e cantano canzoni sulle donne. Il ricavato del recital La forza delle donne va a Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna, e alla Casa di accoglienza delle donne maltrattate di Milano. In un momento di crisi, quando i diritti delle donne sono più a rischio perché sono le prime a sacrificarsi, sempre, e in giorni in cui la violenza sulle donne è cronaca quotidiana, Colombo e Vecchioni usano la loro arte per puntare il dito. Usano garbo e determinazione insieme.
Didone, Cantalostoria

Christine Jongen, Didone, 2007-08, scultura in bronzo

Le coincidenze sono importanti. Vanno celebrate e indagate. Lo stesso giorno terminavo i ritocchi al programma di un piccolo Festival, Cantalastoria, che Archeostorie ha ideato per conto della Fondazione Ravennantica: verrete tutti il 20 e 21 luglio all’Antico porto di Classe, vero? Si parlerà proprio di donne. Ho scelto il tema di questa prima edizione senza la lucidità d’intenti di Colombo e Vecchioni. Semplicemente perché percepivo il bisogno di parlare delle donne. Così ho ascoltato Colombo raccontare la storia delle sue due amiche, amiche di una vita e per la vita. Donne forti anche solo per aver saputo coltivare un’amicizia così. È difficile essere amiche, tra donne: si è più esigenti degli uomini, si è più complicate e mal si concilia la propria complicazione con quella altrui. O si fa a tempo limitato perché le donne sanno cambiare più degli uomini e chi si piglia un giorno, poi magari non si piglia più.

Lisa ha abbandonato tutto, studi e sogni, per amore. O meglio, per l’illusione di un amore: per stare accanto a un uomo che non l’ama e solo voleva per sé una donna così. Però si adatta alla nuova vita, ci prova, e a un certo punto riesce persino a dire che le va bene. Un po’ come le Sabine del mito, ho pensato, che prima vengono rapite dai Romani ma poi, divenute loro mogli, li difendono. Ne parleremo a Cantalastoria con Carola Susani che è riuscita nell’immane impresa di raccontare il Ratto delle Sabine ai bambini. Mica facile, eh! Le donne si sanno adattare, troppo. Anche Arianna lascia tutto, come Lisa, per seguire Teseo che poi l’abbandonerà. In fondo è stata più fortunata di Lisa perché ha potuto rifarsi subito una vita propria, mentre Lisa si farà coraggio solo dopo anni e anni. Non è un caso, credo, se Arianna era amata e adorata dalle genti della Grecia antica. Era la benefattrice, un faro nella fatica del quotidiano. Allora come oggi. “Nei miti c’è già tutto”, ama dire Giorgio Ieranò che con Silvia Romani ci aiuterà a Cantalastoria a sgarbugliare il filo di Arianna. È vero c’è proprio tutto, non serve altro.

L’altra amica del romanzo di Colombo è Alberta, giovane e determinata, combattente che però si scontrerà pure lei con la routine del quotidiano, un compagno e i figli. Alberta è Didone, la regina di ferro che ha guidato un gruppo di migranti fuggiti dalla terra natia, e ha dato loro una nuova patria. Didone l’astuta che ha saputo beffare il re di Libia e fondare una città. Mia mamma me lo diceva sin da quand’ero piccola: un uomo può anche stare zitto, e sarà comunque rispettato. Una donna se sta zitta è cretina: deve continuamente dimostrare che vale. Didone l’ha dimostrato, eccome! Poi però poi ha perso la testa per quel pirla di Enea, e tutto è andato a rotoli. Nel mito. Alberta invece si riscatta, e anche la Didone moderna di Beatrice Monroy sa il fatto suo, tira dritta e supera la brutta botta di Enea. Forse nel mito non c’è proprio tutto, forse qualcosa in più lo possiamo dire anche noi moderni. A Cantalastoria vedremo cosa ne pensa anche Mariangela Galatea Vaglio, che col suo ritratto di Didone ci ha fatti tutti innamorare.

Mica vi racconto tutto il Festival, però. Parleremo anche di donne reali, non solo del mito. Quelle che fatichi a capire chi fossero perché i libri di storia parlano solo di uomini. Però ogni tanto qualche cenno c’è, se utile ad altri scopi. E c’è chi, come Lorenzo Braccesi o Paolo Cesaretti, si è messo d’impegno a cucire assieme i pochi frammenti, e regalarci ritratti di grandi donne dell’antichità, tra realtà e immaginario. A Cantalastoria faremo scintille, vedrete! Renderemo omaggio a personalità vere e forti che non si sono piegate alla sorte di sottomesse. Racconteremo di vite difficili contro tutto e tutti, faticose senza mai tregua. Renderemo omaggio, come dice nello spettacolo di Colombo-Vecchioni la voce fuori campo di Emma Bonino, alla “straordinarietà della forza di tutte le donne”.

Ora però omaggiamo una grande donna nostra amica, che proprio oggi se ne va in pensione con allegria. Alberta Campitelli signora dei parchi e giardini di Roma, e non solo. Alberta da oggi, ancor più di prima, ti attende il mondo.

Autore

  • ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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