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Aquileia: la domus di Tito Macro torna a vivere

25 Settembre 2020
Una copertura avveniristica consente di ‘entrare’ nella domus di Tito Macro di Aquileia. I lavori sono costati sei milioni di euro

Si chiama domus di Tito Macro dal nome di uno dei suoi proprietari, trovato inciso su un peso di pietra con maniglia, ed è la domus di Aquileia più grande e bella che conosciamo. Da oggi possiede una copertura in legno e mattoni, sostenuta da colonne d’acciaio color rosso pompeiano, pensata per far percepire ai visitatori i volumi della domus, i suoi cortili e le sue stanze, e persino le fonti di luce.

Domus di Tito Macro al futuro

Un lavoro avveniristico frutto di anni di studio corale tra il gruppo di professionisti guidati dall’architetto Eugenio Vassallo e i tecnici della Soprintendenza, e finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e da Ales spa con ben sei milioni di euro. Una soluzione fortemente voluta dalla Fondazione Aquileia che gestisce le bellezze dell’antica città, affinché i visitatori possano capire davvero cosa significasse vivere ai tempi dell’antica Roma.

Presto le sue stanze saranno arricchite da presentazioni e ricostruzioni virtuali, ma già ora si ‘vedono’ tutte alla perfezione, sia nella zona pubblica che in quella privata. È una tipica casa ‘ad atrio’ come ce ne sono tante a Pompei, ma nel nord Italia non erano così diffuse e questa, con i suoi 1.700 metri quadri, è una delle più grandi mai scoperte.

I primi scavi risalgono agli anni Cinquanta del secolo scorso, ma poi la domus è stata oggetto di un’indagine molto accurata dall’équipe dell’Università di Padova diretta dall’archeologo Jacopo Bonetto. In sei anni di ricerche, dal 2009 al 2015, si è giunti a comprendere la sua vera estensione e a ricostruire la sua lunga storia, dalla costruzione nel I secolo a.C. fino al VI secolo d.C.

pulitura mosaico del Cervo

Domus di Tito Macro. Operazioni di pulitura del mosaico del Cervo datato II-III sec. d.C.

Una domus ricchissima

Comprendeva tutto lo spazio tra due strade lastricate, due decumani, e su uno di questi si affacciavano sulla strada diverse botteghe, tra cui quella di un panettiere. All’interno sono state trovate oltre 1200 monete, tra cui un sesterzio di Massimino il Trace (235-236 d.C.), l’imperatore che morì proprio ad Aquileia ucciso dai suoi soldati durante un memorabile assedio della città.

È stato trovato poi un tesoretto di 560 monete nascosto in una buca nella zona dell’atrio intorno al 460 d.C., dopo il devastante passaggio da Aquileia delle truppe Attila re degli Unni. Del II-III secolo d.C. è invece il bellissimo anello d’oro e pasta vitrea che da solo rivela tutta la ricchezza dell’abitante della domus che lo portava.

Si possono ammirare tutti al Museo archeologico di Aquileia. I mosaici invece sono ancora lì, nella domus, freschi di restauro: in totale, sono 320 metri quadrati di meraviglie. Primo fra tutti il grande mosaico della pesca della sala di rappresentanza, aperta sul giardino che aveva al centro una bella fontana.

Autore

  • ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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