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Al Museo Salinas di Palermo, #lestoriedituttinoi

9 Dicembre 2015
Da quattro anni chiuso per lavori di restauro, il Museo Salinas di Palermo riaprirà solo nella prossima primavera. Eppure è più vivo che mai: la sfida al rilancio si gioca sui social

Spopola nel web. Tutti noi conosciamo l’ironia e l’arguzia dei messaggi lanciati su diverse piattaforme social dal Museo archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo. E riconosciamo oramai il suo logo elegante e incisivo: quel profilo di anfora a “esse” che sta per “Salinas” – il nome del suo grande e storico direttore  a cui ora il museo è dedicato – ma anche per “storie”, perché il museo racchiude un’infinità di storie che ci riguardano da vicino. Tutti.

Eppure, quel museo è chiuso da quattro anni per lavori di restauro. Insomma è un museo che non c’è, per ora. Ma che proprio ora è più vivo che mai: è riuscito nel “miracolo” di riscattare dal dimenticatoio collettivo il ricordo sbiadito del vecchio museo regionale, e riportare alla ribalta un’immagine forte e vitale.​

#lestoriedituttinoi

La sfida al rilancio si gioca su Facebook, Twitter, Pinterest, Google+ e un canale Youtube. Da lì, il museo parla con un linguaggio diretto e semplice, molto connesso alla contemporaneità, ma mai banale. Affascina raccontando le “storie” di persone, oggetti, luoghi, ritrovamenti. Spesso fa sorridere, e incuriosisce col suo stile oramai inconfondibile. Così, parlando delle metope da Selinunte, il grande tesoro del museo, in un caso Europa viene rapita dal toro sulle note di Paolo Conte, Vieni via con me; in un altro le nozze fra Hera e Zeus sono Quel grosso grasso matrimonio greco. Una statuetta del dio Bes suggerisce invece il gioco di parole Bes (ame mucho).

Sono tutti scatti rubati dietro le quinte del restauro, a voler rendere il pubblico partecipe di quel che accade nelle sale ora inaccessibili; sono vedute di una Palermo splendida dalle finestre del museo, proprio come se il museo stesso guardasse con i suoi occhi la città; sono video originali e accattivanti, come i video-indizi  in stile spaghetti-triller che hanno creato l’attesa per la mostra dedicata ad Antonino Salinas; sono eventi e attimi di quotidianità: dalla lezione universitaria al concerto, dalla conferenza alle pose pigre delle tartarughe della vasca del chiostro. Sono, per l’appunto, #lestoriedituttinoi per dirla con l’hashtag e pay off ufficiale del museo.

[su_youtube url=”https://youtu.be/G4tWUB20s8E”]

​Pare proprio che i palermitani l’abbiano capito: le conferenze, i convegni, i workshop e le attività didattiche che si svolgono nelle poche sale accessibili, sono sempre affollatissimi come mostrano anche le immagini tempestivamente postate sui social.

Un museo “aperto per vocazione”

E ancor prima di poter aprire qualche sua porta, il museo ha fatto uscire i propri capolavori organizzando mostre in altri luoghi della città al grido di Museum in Motion: Gli etruschi a Palermo hanno invaso il Real Albergo delle Povere (ottobre 2012 – giugno 2013 poi dicembre 2013 – dicembre2015, che ha ospitato anche le #invasionidigitali) e Il Salinas in vetrina il vicino Palazzo Branciforte.

Ha persino portato alcuni oggetti in mostra nel carcere di Palermo, e poi a Ustica, Agrigento, Sambuca, Aidone. Quando infine ha potuto riaprire al pubblico il suo splendido chiostro minore, il museo ha esordito raccontando la propria storia che si confonde con quella di Palermo e della Sicilia tutta: ha omaggiato il suo grande, storico direttore nel centenario della morte, Del Museo di Palermo e del suo avvenire. Il Salinas ricorda Salinas 1914-2014 (8 luglio 2014-31 gennaio 2015). Ha ricordato colui che, già più di cento anni fa, tuonava:

[…] il museo ha da essere scuola; se ne vogliono fare un carcere di monumenti, allora comprino chiavistelli e chiamino un buon carceriere.

Per Salinas, già allora, il museo era “proprietà comune” di tutti. Non c’è da stupirsi dunque se ora il museo si dichiara “aperto per vocazione”. Era già “aperto”, nel senso più contemporaneo del termine, oltre un secolo fa. È stato perciò un onore per noi di Archeostorie poter raccontare la nostra avventura il 18 novembre scorso proprio in quel museo, che incarna alla perfezione le nostre idee sul compito dell’archeologia nella società, e sul lavoro dell’archeologo come servizio pubblico.

Per felice coincidenza, poi, pochi giorni prima era uscita su Tafter Journal una puntuale analisi di Elisa Bonacini sulle attività del museo e i risultati raggiunti che descrive molto bene come il Salinas sia

[…] riuscito a sviluppare una propria strategia di web marketing culturale, coinvolgendo l’utenza (stakeholder engagement), creando una propria immagine (brand image), facendola percepire in modo riconoscibile (brand awareness) e originale attraverso un proprio stile e creando una propria community attiva e partecipe.

Dunque siamo giunti molto “preparati” sul luogo che ci ospitava ma la realtà è stata superiore alle aspettative. Bonacini parla di “anomalia 2.0 nel panorama siciliano”, insistendo sulla sostanziale assenza di una politica a favore dello sviluppo della comunicazione culturale in Sicilia.

Un esempio virtuoso

A noi invece il Salinas pare un esempio virtuoso per tutti e non solo per la Sicilia, un case-study interessantissimo che potrebbe (e dovrà) fare scuola. Il fatto che un’esperienza così importante sia nata in Sicilia tra mille difficoltà, aggiunge ulteriore merito allo staff del museo suo artefice.

Primi fra tutti, la vulcanica direttrice Francesca Spatafora, determinata a restituire al Salinas il posto che gli spetta nel panorama nazionale e internazionale: ci ha subito conquistati e senza pensare un secondo le abbiamo chiesto di entrare a far parte dell’Advisory Board del nostro Journal. E poi il “social media strategist” Sandro Garrubbo, vero regista di tutto che però sulla carta sarebbe un catalogatore, e per navigare usa un pennino acquistato a proprie spese perché il museo non ha connessione web. Insomma il Salinas è un museo che vive sul web ma senza essere connesso: questo è un vero miracolo siciliano!

Noi però ci aspettiamo un “miracolo” ancora maggiore quando, nella primavera prossima, il Salinas riaprirà tutte le porte del primo piano per mostrare almeno parte delle proprie collezioni. Ci aspettiamo dallo staff del museo e dai suoi amici (il grafico Marcello Costa, la videomaker Giusi Garrubbo e il fotografo Angelo Macaluso) una campagna pubblicitaria e social come non l’abbiamo mai vista.
Ci aspettiamo che gli oltre 50.000 visitatori a oggi si moltiplichino, anche se da allora l’ingresso sarà a pagamento. E che i quasi 5.000 “mi piace” alla pagina Facebook diventino chissà quanti. Dopotutto, come non amare un museo che fa dire “like” anche al suo Zeus da Solunto! Con un museo così, amore al primo sguardo.

Autore

  • Archeologa entusiasta, curiosa e chiacchierona. Le diverte pensare che in qualche modo sia stato il suo nome da esploratrice del Paese delle Meraviglie a trasmetterle la passione di raccontare: il suo argomento preferito sono le Archeostorie!

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