La venere neolitica di Biandrate (Novara): una bella scoperta

La scoperta della venere neolitica di Biandrate (NO) sposta indietro nel tempo il primo popolamento della pianura Padana occidentale

Venere Biandrate lato
La Venere di Biandrate vista di lato

Cercavano un insediamento romano ma hanno trovato qualcosa di molto più importante: una bella venere neolitica con tanto di seni prosperosi, tratti del volto disegnati, e posa seduta da gran signora. È accaduto a Biandrate, vicino Novara: una scoperta inaspettata e unica nella Pianura padana occidentale dove finora si conoscevano solo scarse tracce dei primi agricoltori.

Lì trent’anni fa, durate i lavori per la linea ferroviaria ad alta velocità Milano-Torino, alcuni saggi avevano rivelato la presenza di strutture romane. E così nel giugno 2018, e grazie ai fondi di compensazione Tav, il Comune e la Soprintendenza per le province di Biella, Novara, VCO e Vercelli hanno voluto avviare lo scavo in un’area di 10mila metri quadrati, affidandolo agli archeologi della società Ft Studio.

area di scavo Biandrate
L’area scavata a Biandrate con in evidenza gli edifici di epoca romana

Romani a Biandrate

Questi hanno effettivamente trovato le strutture romane, datate dalla fine del I secolo a.C. fino al V secolo d.C. Sono venute alla luce le fondazioni di un edificio piuttosto grande, forse un magazzino, che a un certo punto fu abbattuto per lasciare spazio ad ambienti più piccoli usati forse come abitazione; erano affacciati su un cortile con tettoie per il ricovero di animali o derrate.

Tutto quindi sembrerebbe far pensare a un insediamento agricolo, se non fosse per quella splendida fibbia in bronzo a forma di pantera e con decorazioni in smalto, trovata nell’autunno scorso. Realizzata tra II e III secolo d.C., è un vero gioiello e una rarità nella nostra penisola, perché oggetti simili sono noti solo nell’Europa centro-orientale. Forse è troppo poco per pensare all’esistenza nelle vicinanze di una villa di lusso, ma il sospetto è legittimo.

Poi però lo scavo è andato indietro nel tempo. Lo aveva fatto casualmente già all’inizio, quando sono venute alla luce quattro splendide asce in pietra, rimaste però un ritrovamento isolato. Mentre nel corso dei lavori la conformazione del terreno ha lasciato intuire che in un’area più ristretta rispetto all’insediamento romano, dovesse esserci qualcosa di più antico.

asce neolitico Biandrate
Le quattro asce in pietra trovate all’inizio delle operazioni di scavo a Biandrate

La bella venere, e le altre

Lì sono stati raggiunti strati del neolitico molto scuri, chiaro indice di una presenza umana consistente. E lì, in quello che pare il riempimento di un fossato, è stata trovata la “venere” con dieci sue compagne, purtroppo non integre come lei, datate al V millennio a.C. “Tutte spezzate nei punti dove sono più massicce, e questo fa supporre che sia stata un’operazione intenzionale” osserva la funzionaria della Soprintendenza Lucia Mordeglia. “Un rituale, anche solo domestico, al termine del quale le statuine sono state spezzate e gettate via”.

Statuette simili sono state trovate per esempio a Ponte Ghiara, nel parmense: addirittura ottanta – sicuramente l’esito di un rituale importante – ma nessuna intera. Sempre dalla zona di Parma, poi, da Vicofertile, viene una bella statuetta intera ma trovata in una sepoltura, non in contesto civile. E comunque la zona di Parma non è così a occidente e così nel cuore della pianura come Biandrate. E i ritrovamenti in pianura sono rari perché secoli di lavori agricoli hanno livellato il terreno padano.

Venere Biandrate fronte
La Venere di Biandrate vista di fronte

In mostra

La Venere di Biandrate è perciò eccezionale per diverse ragioni e ha già scatenato l’interesse di molti, dopo la chiusura dello scavo il 31 gennaio scorso e il successivo annuncio del suo ritrovamento. Al momento, possiamo seguire le sue avventure online sul sito Archeobiandrate, ma la potremo ammirare tutti in mostra a Biandrate già dall’autunno prossimo. Sarà per tutti noi un emozionante ‘a tu pe tu’ con la bella venere.

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    ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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