I segreti della produzione: i creativi non sono disordinati, servono regole precise!

15 Luglio 2016
Come accorgersi con grande soddisfazione – e una certa sorpresa – di essere giunti alla fine della Valle della Preproduzione

“Benvenuti al Passo della Produzione”.

Ci accoglie così la nostra guida. È di nuovo lui, Indy, con un ghigno beffardo stampato sul viso mentre, con la schiena appoggiata ad un albero, intaglia tranquillamente un ramoscello.

Non riusciamo davvero a crederci, ma voltandoci indietro ci accorgiamo che siamo arrivati alla fine di quella valle che più volte abbiamo temuto potesse inghiottirci per sempre. Da quassù vediamo tutto con soddisfazione e un pizzico di nostalgia. In fondo, nella foschia della distanza, si scorge la rada dove abbiamo ormeggiato, i resti del tempio, le Colline della Confusione, le Paludi dei Primi Risultati, il Massiccio del Tempo Perso.

“Vedo che avete gli zaini pieni, spero abbiate con voi tutto il necessario”.

Beh, noi siamo tranquilli. Nel nostro zaino, sapientemente svuotato all’inizio del viaggio, appena giunti sull’isola hanno trovato posto i vari pezzi del nostro lavoro.
Abbiamo:

Sì, dovrebbe esserci davvero tutto.
La nostra guida continua. Ascoltiamolo: “Lungo i sentieri della Valle avete imparato l’importanza dell’immaginazione e della fantasia; vi siete lasciati andare a inventare storie, ascoltare musica, scrivere dialoghi e disegnare qualche ghirigoro. Adesso dovete ficcarvi in testa un altro elemento fondamentale: la concretezza”.
“Per avviarsi lungo il Passo, tutto ciò che avete pensato, raccolto e immaginato deve essere concretizzato. Il Passo della Produzione non è un luogo per creativi disordinati, servono regole precise”.

È davvero un fiume in piena oggi la nostra guida: “Se il rischio nella Valle della Preproduzione era disperdersi o smarrirsi fra paludi ipnotiche e tracce incerte qui invece il sentiero è stretto, ripido e obbligato”.

Una sola breve pausa ed eccolo rincarare la dose: “Avete bisogno di viaggiare leggeri, dovete liberarvi di tutte quelle cose che avete nello zaino, potete portare con voi solo un oggetto“.

Lasciare tutto?
Dopo tutta la fatica fatta?

Lo sgomento si impadronisce rapidamente di noi.

Ma lui incalza: “Guai a sgarrare! Un colpo di vento, un piede in fallo e si precipita giù, e una volta ruzzolati al punto di partenza vi assicuro che nessuno, dico nessuno, avrà più voglia di riprendere tutta la strada fatta per riprovare”.

Un oggetto solo?
E quale?
Ci portiamo il soggetto?
O i personaggi?
E come facciamo senza la musica?

Lo sconforto è evidente!

– – – – –

Eppure, ancora una volta, la nostra guida ha ragione. Eccome se ha ragione. Solo che non dobbiamo scegliere cosa portare, ma creare qualcosa (eh sì, la concretezza è faticosa!) che raccolga tutto ciò che abbiamo fatto finora. Qualcosa di preciso ed efficace, che ci aiuti passo dopo passo lungo la strada che ci attende.

Dobbiamo realizzare uno storyreel.
Un primo prodotto multimediale in cui inseriremo tutto quello che abbiamo creato: il nostro storyboard (in cui già abbiamo fatto confluire storia, personaggi e set), la musica e i suoni. Lo storyreel è la soglia di passaggio fra la Valle e il Passo ed è fondamentale varcarla con il piede giusto.

Beh, a questo punto dovremo usare qualche strumento un po’ più complesso di quelli utilizzati sinora.
Ci serve un software per il montaggio audio-video. Sicuramente MovieMaker o iMovie vanno benone, però il mio consiglio (che siete liberissimi di ignorare) è di iniziare da subito a usare un programma più completo, nel mio caso ho usato Blender, un modellatore 3D (lo useremo presto per questo scopo …) che può fare anche tante cose, ad esempio montare un video componendo tracce audio e video.

Quello che dobbiamo fare è semplice:
Importare la traccia audio della nostra musica …
Importare le scene dello storyboard come in un film …
E “animare” il tutto, cercando armonia fra la musica e le scene. Per adesso ci limitiamo a dare un tempo a ciascuna scena, in modo che la composizione funzioni. Ci possiamo aiutare aggiungendo rumori e suoni, il cosiddetto foley. Siano passi, sbadigli, folate di vento, nessun corto può fare a meno di tutti quei STUMP, THUD, SLAM, SWOOSH! Niente paura, possiamo trovare tutto online, ad esempio qui. Oppure per ora possiamo farli noi. Accendiamo un registratore, spegniamo la nostra timidezza e via! Tanto non li ascolterà (quasi) nessuno.

Con un buono storyreel nello zaino sarà facile seguire il sentiero senza sbilanciarsi. Impareremo a trasformare quelle scene statiche in animazioni reali, ma il reel rimarrà sempre la nostra guida, in cui tempi, punti di vista, scene e tutto il resto non dovranno più essere cambiati: ogni modifica infatti costerà tanto, troppo in molti casi. Meglio quindi essere il più accurati possibile.
E magari farsi aiutare. Fate vedere il vostro reel agli amici, fate commentare, prendete nota di cosa funziona e cosa no. Miglioratelo e fatelo rivedere, prendetevi il tempo necessario, vi assicuro che è un investimento.

Per oggi non si parte, si rimane qui a finire il lavoro. Vi giuro che quando io ho realizzato il reel di Closing Time mai e poi mai avrei pensato di farlo vedere (e soprattutto ascoltare) a qualcuno …

Ma adesso è ora di riposarsi un po’. Affrontare il Passo richiede una preparazione non semplice, non sono cose da iniziare di fretta.
​L’appuntamento con il prossimo post è a settembre.

Autore

  • Giuliano De Felice

    Archeologo, certo. A essere precisi, ricercatore universitario. Che dopo essersi sentito domandare per la millesima volta “Bello, che cosa hai scoperto oggi?”, inizia a capire alcune cose: per esempio che l’archeologia, quella vera, archeologi a parte, non la conosce nessuno; ma anche che irritarsi non vale, perché quella domanda rivela un vero desiderio di conoscenza. E allora l’archeologia prova a raccontarla: usando parole ma anche immagini, video, suoni e animazioni. Quello che oggi chiamiamo multimediale, ma che in fondo è da sempre semplicemente fantasia.

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