Iolanda Carollo, un’archeofotografa al museo Salinas

Salinas, iolanda carollo
Iolanda Carollo, archeofotografa

È una bella giornata, decido di andare al Museo Salinas con la Vespa, ci vuole proprio un po’ di aria frizzantina per caricare l’umore e affrontare un’altra giornata china su minuscoli sigilli di piombo. Ho vinto una borsa di studio dell’Università degli Studi di Palermo: faccio parte di un progetto multidisciplinare volto alla ricerca di nanotecnologie da applicare al patrimonio culturale. Io, in particolare, mi occupo dello studio di reperti metallici iscritti, che sono conservati al Museo.

Quel giorno arrivo sorridente, monto sull’ascensore a vetri, guardo l’edificio fresco di restauro, e penso che mi piacerebbe tanto scattare una fotografia per mostrare la commistione tra antico e nuovo. Arrivo al piano, cammino lungo il corridoio, gli occhi volti in su, i miei passi che riecheggiano: le capriate messe in luce durante i lavori di risistemazione del Museo sono fantastiche. Mi perdo nei miei pensieri quando sento una voce che mi saluta: “Iole, buongiorno!” Sorrido, è Sandro Garrubbo, il social media manager del Museo. Rispondo al suo saluto e lui prosegue: “Quando vuoi porta la macchina fotografica, ho parlato con la direttrice ed è d’accordo”. “Sogno o son desta?” penso tra me e me, guardo dritto negli occhi Sandro e, sorridendo, gli dico che l’avrei portata la settimana successiva.

Museo Salinas, Iolanda Carollo
Immagini scattate da Iolanda Carollo al Museo Salinas. © Iolnda Carollo

Febbraio 2016, ricordo bene anche il giorno, come potrei dimenticare quel momento? (veramente: l’ho segnato sull’agenda!) Avevo l’onore e il privilegio di fare fotografie dentro il Museo Salinas, il “mio” museo, lo stesso in cui ho passato giornate, settimane, mesi, anni e dove, ancora oggi, mi ritrovo a studiare. Avrei potuto girovagare per i piani chiusi al pubblico, e da sola! Sì, da sola! Non potevo crederci, tanto che avevo voglia di dirlo a tutti, pure a Facebook quando all’ora di pranzo mi ha chiesto: “Iole, cosa pensi?”.  Ma la sicilianità mi ha fatto pensare che sarebbe stato meglio tacere.

Seneca ha scritto tempus fugit, ma quella settimana mi è sembrata infinita, anche la domenica è trascorsa lentamente. Il lunedì successivo ho preparato lo zaino con l’attrezzatura fotografica, cercando di ricordare la luce delle sale: ho scelto due obiettivi e un terzo, comprato proprio la settimana precedente, che mi permette di scattare fotografie più oniriche (se non è un destino fortunato questo!); ho preso le due batterie e, felice davvero, sono andata al Museo.

Ho incontrato Sandro e insieme siamo scesi al primo piano; fatto un giro lì, siamo poi saliti al secondo piano dove ho fotografato un magnifico soffitto ligneo del Seicento e, dall’alto, le sale delle metope di Selinunte. Ecco, le metope selinuntine le avevo viste sempre dal basso, sforzandomi di osservarle come le dovevano guardare i Greci, mentre ora le stavo guardando dall’alto e notavo persino gli éscamotages utilizzati per esporle, sia dai moderni che dagli antichi. Mi sono resa conto della fortuna che avevo. Sandro, dopo pochi minuti, mi ha lasciata sola al primo piano.

Ho mollato lo zaino in una delle sale, ho deciso di passeggiare e osservare. Se qualcuno mi avesse vista, si sarebbe reso conto del grande sorriso che avevo sul volto, anche gli occhi sorridevano. Ho ripassato a mente l’arte greca, romana e punica. Tornando indietro, ho preso la macchina fotografica e un obiettivo dallo zaino, sfruttando una cassa lignea come base di appoggio; preparandomi, ho alzato lo sguardo e…bam! Ecco una fotografia da cui iniziare, l’infilata di sale che presentano un dis-ordine quasi settecentesco, se non fosse che è troppo ordinato. Ci sono casse e cassette, le stesse che si utilizzano negli scavi archeologici, che contengono reperti di ogni epoca, frammenti di statue greche e romane, contenitori medievali. È proprio eclettico questo museo.

Iolanda Carollo
Esempi di bassorilievi. @Iolanda Carollo, archeofotografa

Ho voluto iniziare dai reperti “incassettati”, pensando anche alle parole di un amico, Marcello Costa, che vede potenzialità comunicative in molti oggetti, raccontandoli così come li viviamo noi archeologi nel nostro quotidiano, ma rendendoli fruibili anche a chi di archeologia e storia dell’arte non sa nulla. Ho cominciato a spostare le cassette, forse più per curiosità che per voglia di fotografare, e così ho visto frammenti di statue, poggiati o avvolti dal pluriball, rilievi raffiguranti Medusa, coppie di coniugi. A un certo punto lo sguardo mi è caduto su due cassette, di quelle gialle di plastica, e ho riso guardandole. Chi aveva riposto al loro interno i bassorilievi in pietra, lo aveva fatto in modo tale che i due personaggi ritratti si guardassero negli occhi, superando ogni limite temporale e spaziale: Nerone guarda Galba, Augusto e Nerva si fissano imperscrutabili. Fantastici.

C’era qualcosa di strano, avevo l’impressione di aver perso di vista il mio io fotografico facendo prevalere l’archeologa. Così mi son seduta per terra, la macchina tra le mani, mi sono girata verso un pilastrino alla mia sinistra, sormontato da una testa barbuta scolpita a tutto tondo del tipo di Dioniso Sardanapalo. L’ho ammirato, è un’erma eccezionale, non potevo non guardare le ciocche di capelli ondulate separate da profondi solchi e raggruppate in un nodo sulla nuca, la mia stessa pettinatura quando ho i capelli lunghi. Se fosse un uomo vero, sarebbe bellissimo, camminando per strada farebbe girare donne e uomini…

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La chiave di lettura di Iolanda sono i ritratti. © Iolanda Carollo, archeofotografa

Se fosse un uomo vero…eureka! Avevo trovato la mia nuova chiave di lettura: scattare ritratti. Avrei danzato intorno ai miei soggetti immobili. Mi sono rimessa in piedi e ho cambiato obiettivo, prendendo quello che mi permette di fotografare i sogni, ho fotografato l’erma sia come soggetto singolo sia inserito nel suo spazio, attorniato da altri esseri immobili. E ho continuato, ho scattato molti ritratti: Atena con il suo scudo alzato come se volesse impedirmi di fotografarla, Afrodite che si copre mostrandomi a malapena il suo zigomo, le lunghe ciocche dei capelli ricci raccolti in un nodo sulla fronte, Marsia sofferente, le Muse, Cesare da giovane e da adulto, Laocoonte, una giovane donna alle cui spalle sono due uomini dallo sguardo torvo, un giovane moziese aitante ma decollato, un giovinetto che si fa la doccia…

Non mi sono resa conto di quante ore ho passato a fotografare. Poi ho raggiunto Sandro nel suo ufficio per salutarlo, e gli ho mostrato una foto di Afrodite, ero felice. Andando via sono passata davanti alla stanza della direttrice del Museo, Francesca Spatafora, e salutandola quasi al volo ho pensato tra me e me: “Spero le piacciano, così potrò chiedere di scattare ancora e ancora.” E in  effetti le fotografie sono piaciute, tanto che sono state utilizzate per #MuseumWeek2016, la settimana in cui i musei di tutto il mondo si incontrano su Twitter e raccontano la loro storia e il loro patrimonio culturale. In questa occasione il Museo Archeologico Salinas ha ottenuto ben 48.578 visualizzazioni.
Quella giornata non la dimenticherò più. Ho fotografato l’archeologia e la storia dell’arte antica. L’archeologa e la fotografa hanno convissuto, felici. Potrò mai dire “ciao, sono Iolanda (preferisco Iole), l’archeofotografa?” Ai posteri l’ardua sentenza, così si dice, ma io ci credo e so che lo diventerò.

La galleria con le foto di Iolanda Carollo


Desidero ringraziare Francesca Spatafora, direttrice del Museo archeologico Salinas di Palermo, per la fiducia accordatami. È proprio lei che mi ha chiamata “archeofotografa.” Ringrazio tanto anche tutto il personale del Museo per la gentilezza e la simpatia nei miei confronti.

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