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A San Casciano dei Bagni, un santuario termale dedicato ad Apollo

4 Agosto 2020
Scoperta eccezionale a San Casciano dei Bagni: un santuario termale romano dedicato al dio guaritore Apollo. E forse, prima di lui, all’etrusco Sutri.

È un classico della ricerca archeologica: la scoperta più bella avviene l’ultimo giorno di scavo prima di chiudere. È accaduto anche venerdì scorso a San Casciano dei Bagni (Siena) dove, proprio accanto al cosiddetto Bagno Grande che si usa ancora oggi, si è finalmente trovato l’antico stabilimento termale di cui si parlava sin dal Cinquecento. E venerdì la conferma dei sospetti: non sono semplici vasche termali ma un vero e proprio santuario dedicato al dio guaritore Apollo. Lo rivela l’iscrizione su un altare: dice che una certa Triaria, vissuta nel II secolo d.C. e già nota per aver lasciato altre iscrizioni in zona, dedica l’altare al dio Apollo. “Per grazia ricevuta” diremmo noi oggi, perché è guarita dal suo male.

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San Casciano dei Bagni, santuario di Apollo: iscrizione su altare con dedica ad Apollo

Un luogo sacro a San Casciano dei Bagni

Dopotutto, erano già venuti alla luce decine e decine di ex voto, soprattutto orecchie di bronzo e piombo. E persino moltissime gocce di piombo che, secondo Jacopo Tabolli -archeologo della Soprintendenza e coordinatore scientifico del progetto- richiamano il rituale etrusco in onore del dio Suri, il dio guaritore degli Etruschi. L’Apollo etrusco, insomma, che aveva però rapporti non solo col cielo ma anche col mondo sotterraneo. In suo onore si fondeva il piombo lasciandolo poi colare a terra a intervalli regolari. Per Tabolli è tutto chiaro: come anche altrove in Etruria, i Romani hanno imposto il culto di Apollo per appropriarsi di un luogo che era già sacro agli Etruschi.

Un santuario davvero enorme dove stanno scavando diverse équipe da università italiane ma anche irlandesi, cipriote, olandesi. E solo gli scavi futuri potranno rivelare le dimensioni esatte. Però la struttura è già abbastanza chiara. Si tratta di una costruzione molto particolare e complessa: le vasche sono ricavate artificialmente all’interno di un enorme basamento in travertino dell’età di Augusto, che fa quindi da collegamento tra l’una e l’altra. Il ‘bordo piscina’ è colonnato, segno che ci doveva essere anche una copertura. La maggior parte delle vasche era alimentata dalla stessa fonte d’acqua a 47° utilizzata ancora oggi, che sgorga poco più a nord. Altre vasche, invece, accolgono le acque fredde di alcune risorgive. Era dunque un sistema molto complesso di alternanza della temperatura delle acque a fini terapeutici, e sarà molto interessante capire bene come funzionava esattamente.

iscrizione Apollo scavo

San Casciano dei Bagni, santuario di Apollo: altare con iscrizione ad Apollo in corso di scavo

Un’opera programmata

“Siamo solo agli inizi” dice un Tabolli elettrizzato. “Ci vorranno anni per portare alla luce e indagare l’intero santuario”. Però vede già, alla fine, il paesaggio della valle mutato radicalmente. “Le antiche vasche dovranno essere riempite d’acqua, per preservarle al meglio: si dovrà insomma ricreare l’antico santuario proprio com’era in passato”. Qui insomma non serviranno le ricostruzioni virtuali perché tutto tornerà come un tempo. “E allora sarà chiaro a tutti perché questa zona si chiama da sempre Monte Santo. Fino a ieri era un toponimo poco chiaro; oggi che il dio Apollo è tornato a rivelarsi, e forse persino in compagnia del suo omologo etrusco Suri, sappiamo chiaramente perché”.

Quello di Tabolli non è affatto un sogno, ma fa parte di una precisa ipotesi di piano paesaggistico che è già nero su bianco. Perché tutta l’operazione è il risultato di un progetto perseguito con perseveranza e determinazione dall’amministrazione comunale che lo finanzia interamente. Un lavoro cominciato anni fa con la redazione della carta archeologica, le ricognizioni sul terreno, le prospezioni geofisiche, e il piano paesaggistico affinché, ultimato lo scavo, si sappia già come intervenire perché tutti ne possano godere al più presto. Si è fatto, insomma, quel che si dovrebbe fare in ogni scavo archeologico: fare ricerca pensando sin dall’inizio a come restituire al meglio ai cittadini il frutto del proprio lavoro.

Dopotutto, è dal Cinquecento che si parla di un santuario antico e importante in zona: da quando si trovarono iscrizioni coi nomi di Apollo ed Esculapio, mentre i Medici costruivano le loro terme più a valle, impiegando probabilmente molti marmi antichi. Per questo già il sindaco precedente aveva avviato l’operazione, che l’attuale sindaca Agnese Carletti sta continuando con entusiasmo. E ora si scopre addirittura che quel santuario era enorme, era dedicato ad Apollo, il dio guaritore per eccellenza, e molto probabilmente aveva persino origini etrusche.

orecchie in piombo

San Casciano dei Bagni, santuario di Apollo: orecchie in piombo

Un lavoro complesso

E pensare che il primo scavo, l’anno scorso, era stato una delusione enorme. Si era trovato molto materiale antico ma tutto alla rinfusa, probabilmente gettato in una fossa per poter costruire la strada. Così quest’anno si è scavato dall’altro lato rispetto al Bagno Grande, e si è colpito nel segno. Non è stato uno scavo facile perché lì quando si muove la terra, emerge acqua, e di fatto si scava nel fango. Però l’ambiente umido preserva meravigliosamente ogni cosa.

Poi si sono dovute adottare misure anti-Covid molto stringenti che hanno complicato di molto i lavori. Ma mentre per questo molti altri scavi archeologici si sono arrestati, a San Casciano non avrebbero mai interrotto un progetto così importante. Sicuramente la perseveranza è stata premiata. Ed è bello pensare, come ha detto Andrea Muzzi -soprintendente per le province di Siena, Arezzo e Grosseto- che la scoperta sia un segno di rinascita importante: un santuario salvifico contro la pandemia, e per una ripresa all’insegna della cultura. Speriamo che sia vero.

Autore

  • ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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