Poggio del Molino, a proposito di pini e proteste social

12 Aprile 2018
Disastro ambientale, speculazione, incompetenza. Sono pesanti le accuse rivolte sui social agli ultimi lavori realizzati attorno all'area archeologica di Poggio del Molino. Carolina Megale chiarisce come stanno veramente le cose.

In questi giorni da alcune pagine di Facebook (poche ma significative per l’interesse dimostrato) sono state lanciate accuse verso i lavori in corso intorno all’area archeologica di Poggio del Molino (Populonia, Livorno). Si è parlato di alberi tagliati sconsideratamente e pericolanti. E poi di inciuci, irregolarità amministrative, disastro ambientale, speculazione e incompetenza.

Frasi scandalizzate e accusatorie che rendono necessario un chiarimento rivolto non tanto a chi manifesta il dissenso, ma a tutti coloro che da anni seguono e incoraggiano un’esperienza importante di partecipazione civica alla ricerca qual è quella condotta a Poggio del Molino dall’associazione Past in Progress, di cui sono presidente.

La comunità in difesa di Poggio del Molino

Per spiegare cosa sta succedendo a Poggio del Molino, bisogna fare un passo indietro e tornare al 1974/1975 quando, dalle pagine del mensile di politica e vita locale Il Punto sull’Alta Maremma, fu divulgata la notizia (Anno V – N. 3 – Giugno-Agosto 1974: I dubbi di S. Leonardo di Bruno Mussi, copertina e p. 4a) che il 17 giugno 1974 il Consiglio Comunale di Piombino avrebbe dovuto discutere l’approvazione di una richiesta, avanzata da una società svizzera, per la realizzazione di un “centro di ricerche sulla vita” nella zona di Poggio del Molino, in prossimità dei “resti di una ricca villa romana”.

Tuttavia, una lettera del signor Giorgio Cavallini pubblicata su La Nazione del 22 marzo 1974, e una nota del Comitato cittadino per la difesa della salute e dell’ambiente, datata 14 giugno e “diretta ai giornali, alle forze politiche ed alle associazioni democratiche e culturali”, portarono il Comune di Piombino a “un riesame della questione ed al ritiro dell’argomento posto all’ordine del giorno”.

La ricerca e la tutela dell’area

Quel centro, come sappiamo, non fu mai costruito. Anzi, a partire dagli anni Ottanta, sui terreni di proprietà della società svizzera l’Associazione archeologica piombinese effettuò diverse indagini archeologiche individuando un importante villaggio dell’età del Bronzo finale (XII-X secolo a.C.), seguita poi dall’Università di Firenze che dal 1984 al 1988 concentrò le ricerche sulla villa marittima. L’area fu poi sottoposta a vincolo archeologico da parte della Soprintendenza (ai sensi del D.Lgs. 42/2004; foglio di mappa n. 2, particelle catastali 61, 175, 209-211).

Nel 1986, l’amministrazione del sindaco Benesperi procedette all’esproprio di alcune “Aree comprese nel P.P. Di Esecuzione di Baratti. Zona F4T. Parco territoriale Attrezzato” (Decreto del Sindaco n. 6 del 01/07/1986), tra cui la striscia di terreno corrispondente al viale di pini che dà accesso all’area archeologica. Mentre nel 2013 (Decreto del Dirigente n. 5 del 16/12/2013), il Sindaco Anselmi portò a termine l’esproprio della particella su cui insiste l’insediamento romano (foglio di mappa n. 2, particella catastale 209).

Tuttavia, con la chiusura delle indagini archeologiche degli anni Ottanta, dovuta alla mancanza di fondi, l’area di Poggio del Molino fu completamente abbandonata. I resti archeologici furono seppelliti dalla vegetazione e l’area circostante totalmente lasciata all’incuria, sia dalla proprietà che non era riuscita a realizzare il proprio progetto, che dalla pubblica amministrazione.

Il progetto di valorizzazione

Proprio le aree che circondano il sito, ovvero lo spazio ad esso antistante e il viale di accesso, sono in questa fase al centro del progetto di valorizzazione coordinato e finanziato dal 2008 da Past in Progress in accordo con il Comune di Piombino, tramite specifica “Convenzione per la messa in sicurezza, la ricerca, la conservazione e l’accessibilità dell’Area Archeologica di Poggio del Molino” (n. 6243 del 22/12/2015). Mentre le indagini archeologiche sono condotte dall’Università di Firenze che, dopo un periodo di collaborazione con la Soprintendenza archeologica, dirige le ricerche affidate dal Ministero dei beni e delle attività culturali al Comune di Piombino, in regime di concessione di scavo.

Obiettivo generale del progetto, come più volte descritto anche su Archeostorie, è la realizzazione di un Parco di archeologia condivisa: un’area pubblica attrezzata accessibile a tutti, nata intorno a un cantiere di scavo archeologico, dove i cittadini potranno trascorrere il loro tempo libero ed assistere alle operazioni di scavo e ricerca archeologica.

La realizzazione del Parco di archeologia condivisa permetterà di accrescere la capacità di accoglienza del sito, creare spazi di condivisione per gli archeologi e la comunità, migliorare l’offerta didattica e la comunicazione, ma soprattutto di restituire a tutti i cittadini una porzione di territorio unico e straordinario. L’accesso al Parco sarà libero e gratuito.

La messa in sicurezza dell’area

Per consentire il libero accesso all’intera comunità, il progetto del Parco prevede prima di tutto il superamento delle barriere architettoniche, sia per raggiungere il sito sia per visitare l’area archeologica. Fino a oggi, infatti, l’accesso all’area era garantito da un viale sterrato posto nella vicina proprietà privata e adiacente al viale pubblico totalmente impraticabile.

Per mettere in sicurezza l’area antistante lo scavo e ripristinare il viale di accesso pubblico, è stato quindi necessario un intervento mirato alla gestione del paesaggio abbandonato.

In queste aree (e sui resti archeologici!) insisteva una pineta di pini d’Aleppo frutto dei rimboschimenti sperimentali effettuati nel dopoguerra (“pineta monoplata relitta di origine artificiale”), che a causa dell’abbandono era per lo più composta da esemplari secchi, molti dei quali, a causa dei forti venti che colpiscono il promontorio, cadevano a terra mettendo in pericolo passanti e frequentatori del sito.

Segnalazioni della necessità di provvedere alla messa in sicurezza dell’area, inoltre, erano giunte più volte all’Amministrazione da parte del Corpo forestale dello Stato (tra le varie, Prot. n. 1221 del 21/03/2016 Pos. 07.01.05).   

Poggio del Molino

Sullo sfondo di questa immagine degli scavi degli anni ’80, i pini sono ancora piccoli (gentile concessione di Elisabeth Jane Shepherd)

Cosa è stato fatto

Quel che è stato fatto, dunque, è un intervento di “Diradamento della pineta e pulizia del sottobosco” concordato con i Carabinieri forestali e autorizzato dall’Unione di Comuni Montana Colline Metallifere (Determinazione n. 954 dell’08/09/2017) in risposta alla richiesta (Prot. n. 7083 del 17/07/2017) presentata dall’agronomo incaricato dall’Associazione.

Tutelare il paesaggio, e in particolare un paesaggio culturale, non significa lasciare che la vegetazione cresca incolta. Significa piuttosto operare interventi di gestione della vegetazione mirati alla salvaguardia del paesaggio stesso.

In questo caso è stato necessario abbattere i pini pericolosi, mentre altri sono stati completamente divelti dai venti perché esili e seccati a causa dello stato di abbandono in cui verteva e ancora vertono alcuni settori di quest’area troppo a lungo dimenticata.

L’intervento è stato curato e finanziato da Past in Progress.

Poggio del Molino

L’area di Poggio del Molino vista da satellite

Cosa faremo

Adesso il sito è un grande cantiere: i mezzi pesanti hanno segnato il terreno e molti pini caduti di recente devono ancora essere rimossi. Il primo passo, che segue la messa in sicurezza, sarà la sistemazione del viale e dell’area antistante lo scavo, attraverso un piano coordinato con l’amministrazione comunale – e al netto di tutte le autorizzazioni necessarie (sull’area infatti ricadono 8 vincoli, cui 5 paesaggistici) – che prevede in primis la ripiantumazione di specie idonee al contesto paesaggistico in cui è inserito Poggio del Molino.  

A quel punto il sito sarà veramente accessibile a tutti e tutti potranno intervenire per contribuire a rendere l’area archeologica di Poggio del Molino uno spazio di condivisione del nostro patrimonio culturale. Vi aspettiamo.

 

Autore

  • Carolina Megale

    Archeologi si nasce! Il suo segreto è la faccia tosta, che usa per trovare finanziamenti per i suoi progetti, in tutti i modi possibili. L’altra faccia, quella nascosta, è segnata da anni di studio, dedizione e determinazione. Cerca di fare il suo mestiere in modo eclettico e di trasmettere a tutti, in aula, al museo e per strada, la passione per un passato che rivive nella nostra società.

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1 commento

  1. Lucia

    Ammiro questa donna appassionata e competente. Non mollare. Buon lavoro Carolina!

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