Nostoi: il ritorno dei capolavori antichi nella Tribuna di Palazzo Grimani

Tribuna di Palazzo Grimani
Visitatori ammirati nella Tribuna di Palazzo Grimani. Foto Gianni Dal Maso

Fu il Patriarca di Aquileia Giovanni Grimani a restaurare nel 1558 il palazzo della famiglia che il Doge Antonio aveva fatto costruire a Santa Maria Formosa. I suoi interventi architettonici trasformarono il classico palazzo veneziano in un ‘moderno’ esempio di casa della cultura. Soprattutto, Giovanni volle che la sua collezione di capolavori dell’arte antica (una delle più importanti d’Europa per l’alto numero di originali greci), avesse una collocazione scenografica.

La Tribuna di Palazzo Grimani: che cos’è

Nacque così la mitica Tribuna di Palazzo Grimani, un tempo nota come ‘Antiquarium’, illuminata dall’alto e ispirata al Pantheon di Roma. Una ‘stanza delle meraviglie’, una lussuosissima casa per le statue antiche più preziose della collezione. Ma quello splendore durò poco perché Giovanni, per salvare la collezione dalla possibile dispersione, la donò alla città di Venezia, e alla sua morte tutte le opere furono trasferite alla Biblioteca Marciana.

La scultura che rappresenta il Ratto di Ganimede, appesa al centro della sala, fu la sola opera a essere ricollocata nella sua posizione originaria dopo il recente restauro del Palazzo – a seguito del suo acquisto nel 1981 da parte dello Stato – e sola è rimasta fino a oggi. Perché oggi il restauro del Museo statuario della Marciana ha offerto l’occasione per trasferire temporaneamente le opere a Palazzo Grimani, e ricostruire quindi la sua splendida scenografia cinquecentesca.

Ricordo ancora la prima volta che visitai Palazzo Grimani alla riapertura nel 2009: il mio stupore per le scelte architettoniche e la magnificenza di marmi e forme, si accompagnò alla tristezza che provai per quel Ganimede sperduto nell’aria.

Tribuna di Palazzo Grimani vuota
La Tribuna di Palazzo Grimani com’era prima del recente riallestimento delle statue, col solo Ganimede appeso al soffitto. Foto Palazzo Grimani

Splendore assoluto

Anche quest’ultima visita, per l’inaugurazione del nuovo allestimento, è stata una continua sorpresa: tanti visitatori così non avevano mai percorso le sale del Palazzo, né la Tribuna era mai stata così affollata. E anche se non è stato possibile ricollocare tutte le statue della Tribuna esattamente dov’erano 400 anni fa, l’emozione che si prova nell’immergersi in quella scenografia, con tutte le sculture armonicamente distribuite nelle nicchie e nelle mensole, non può essere paragonata a nessun’altra visita museale. L’insieme è di una bellezza ed eleganza veramente straordinarie.

È stata realizzata anche una ricostruzione virtuale della Tribuna (a cura di ETT spa) con tutte le statue volute lì dal Grimani, ma erano pochi i visitatori che indossavano i visori VR messi a disposizione, perché in realtà nessuno voleva allontanarsi da una visione reale così appagante. Spettacolare, splendida, magnifica, bellissima: così tutti esprimevano il loro stupore per la Tribuna. Anche Ganimede sembrava felice di stare lassù, finalmente circondato da tanti amici e parenti.

Tribuna di Palazzo Grimani oggi
La Tribuna di Palazzo Grimani così com’è oggi, con le sculture tornate al loro posto. Foto Palazzo Grimani

Una ‘casa’ per le sculture veramente unica

Mi ha colpito l’assenza di didascalie: non c’è alcun cartellino sul muro, o a lato delle statue, o troppo in alto o troppo in basso. Per identificare le statue esposte ci sono, a disposizione dei visitatori, dei cartoncini col disegno delle quattro pareti della Tribuna, e le singole opere numerate e descritte. Ed è allora che ci si avventura in un labirinto di nomi, stili e riferimenti, anche se in verità nulla aggiungono alla bellezza del luogo.

Che è indescrivibile. Superato il lungo attimo di meraviglia, si cerca di capire perché la Tribuna è tanto affascinante. Ci si sofferma sulla forma a cuneo del soffitto, ricoperto di cassettoni a stucco con una sola luce proveniente dal centro; o sulla rete di nicchie e mensole che invita a immedesimarsi in un nobiluomo o nobildonna cinquecenteschi, e a scoprire l’antico nei loro panni; o sulle statue e la varietà dei loro stili, o dei restauri moderni che vanno dagli assemblaggi alle aggiunte di busti e panneggi in marmi diversi.

Ed è inevitabile pensare che quelle stesse statue non erano poi molto visitate, quando erano in mostra nel Vestibolo della Biblioteca Marciana. Perché dunque ora tanto interesse? La risposta è una sola: perché una ‘casa’ così spettacolare, nessuna scultura l’ha mai avuta.

 

DOMUS GRIMANI: 1594 – 2019. La collezione di sculture classiche a palazzo dopo quattro secoli
a cura di Daniele Ferrara e Toto Bergamo Rossi
fino al 30 maggio 2021
catalogo Marsilio
info www.palazzogrimani.org

Iscriviti alla nostra newsletter



LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here