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Il dono del karnyx

8 Aprile 2020
È una tromba celtica trovata a Sanzeno, in Val di Non, in un villaggio dei Reti. Si chiama karnyx e così dei ragazzi l’hanno voluto raccontare

Era il suono del karnyx e Aran, seduto accanto al fuoco, si rivolse al vecchio dicendo: “Nonno, che strano suono! Questo corno è così prezioso per noi, perché?”.

Il nonno con voce sognante rispose: “Ora ti racconto la sua storia. Il karnyx ha fatto un lungo viaggio e ora capirai perché, per la gente del nostro villaggio, è considerato un tesoro!”.

Il racconto del nonno

Molte lune fa qui a Sanzeno viveva un ragazzo molto curioso. Spesso si fermava a guardare l’orizzonte: voleva tanto scoprire cosa c’era al di là della montagna sacra.

Un mattino d’autunno, mentre il villaggio era ancora immerso nel sonno, aprì di soppiatto la porta, attraversò lo stretto corridoio d’ingresso della sua abitazione e imboccò il sentiero che conduceva al luogo dove si svolgono i roghi sacri.

I primi raggi del sole illuminavano le viti, risaltando l’oro delle foglie. Il ragazzo raccolse qualche grappolo d’uva e lo mise nella sua sacca insieme a una pagnotta e a un pezzo di carne essiccata.

Camminava con passo veloce, lasciando dietro di sé il belato delle pecore e il villaggio con i suoi tetti di paglia.

Arrivato in cima alla montagna pregò gli dei che lo proteggessero durante il viaggio e buttò nella nelle braci un piccolo cavallino di bronzo, così come aveva visto fare tante volte dalla sua gente.

Attraversò valli e fiumi, colline e montagne altissime. Camminò così tanto che i suoi piedi erano pieni di vesciche e la sua bella tunica quadrettata e il suo mantello erano ormai diventati uno straccio.

Si nutrì di bacche, di erbe e di piccoli animali che riusciva a uccidere col suo coltello di ferro. Dormiva in grotte o riparato dalle fronde degli alberi.

Un mattino si svegliò di soprassalto: grida, lamenti, parole incomprensibili…

Il ragazzo, senza far rumore, si diresse verso quelle urla. Una dozzina di lupi affamati stava per aggredire un bambino. Senza pensarci un attimo, strinse forte il suo amuleto, e dalla sua gola uscì un verso tonante e spaventoso, il verso dell’unicorno, l’animale venerato dai vecchi del suo villaggio. I lupi dapprima rimasero immobili, poi sparirono terrorizzati.

Quindi si avvicinò al bambino, tremava, era ferito: il suo polpaccio destro lacerato da un morso.

Raccolse alcune foglie di piantaggine e di ortica per tamponare la ferita.

Poi lo guardò: occhi verdi, capelli color del grano, pelle chiara. “Occhi verdi, ti chiamerò occhi verdi, disse fra sé”. Poi notò un bracciale, era luccicante e aveva un disegno inciso, tre spirali attaccate come a formare un trifoglio.

Senza pensarci un attimo, il ragazzo caricò in spalla il bambino ferito e imboccò un sentiero.

Il sole era alto nel cielo quando una scia di fumo attirò la loro attenzione.

Occhi verdi cominciò a dimenarsi, puntando il dito verso il luogo da cui proveniva il fumo. Proseguirono il cammino.

A un certo punto, però, un fiume impetuoso con una forte corrente sbarrava loro il passaggio. Il bambino ferito chiese di essere messo a terra, poi immerse nell’acqua il suo polpaccio ferito e invocò Acheloo, il dio dei fiumi. Improvvisamente un abete che cresceva sulla riva si sradicò e la sua cima raggiunse l’altra sponda, così da formare un ponte. I due ragazzi con cautela salirono sul tronco e attraversarono il fiume.

Poco dopo videro una collina, e sulla sua sommità c’era un villaggio protetto da una palizzata. Si avvicinarono. Una delle guardie notò i due ragazzi, riconobbe il figlio del re e lo portò immediatamente da lui. Occhi verdi raccontò al padre che si era perso e che un ragazzo straniero l’aveva salvato da un branco di lupi. Padre e figlio si abbracciarono a lungo.

karnyx intero
Il karnyx di Sanzeno ricostruito per intero – Foto Diego Marini, Archivio Alteritas Trentino

Dopo un po’ il re fece chiamare il ragazzo a cui il figlio doveva la vita e disse: ”Mio figlio è salvo grazie a te. Tu, come il mio bambino, hai il potere di parlare con gli dei, e per questo io ti regalo questo corno. Con la sua musica è in grado di raggiungere gli dei del cielo: prendilo e abbine cura. Quando sentirai il suo suono ti ricorderai del villaggio celtico di Tintignac e del ragazzo dagli occhi verdi che hai salvato!”.

Il ragazzo non conosceva quella lingua, però aveva capito: quel corno era un dono per lui. Non aveva mai visto nulla di simile. Era molto grande, ma al tempo stesso leggero. All’estremità c’era la testa di un cinghiale.

Anche Occhi verdi volle fare un dono al suo salvatore.

Il bracciale d’oro

A questo punto il nonno scoprì il suo braccio, e mostrò al bimbo il bracciale d’oro con incise tre spirali.

“Nonno – esclamò Aran – ma il ragazzo della storia…”

Il nonno annuì. Poi si alzò per ravvivare il fuoco.

Autore

  • Nel dicembre 2019 la classe quinta elementare di Romeno (un paese nell'alta Val di Non, Trentino) ha visitato il Museo Retico di Sanzeno, partecipando a un laboratorio sulla religiosità dei Reti. I ragazzi sono stati particolarmente colpiti dal carnyx, la tromba celtica da guerra. Così dopo la visita hanno deciso di inventare una storia per spiegare l'origine dello strumento e le ragioni del suo ritrovamento a Sanzeno.

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