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Grotta Guattari: a tu per tu con i Neandertal

10 Giugno 2021
A 80 anni dalla prima scoperta del cranio di Neandertal a Grotta Guattari al Circeo, gli scavi restituiscono i resti di altri 9 individui

L’aggettivo più adatto è ‘unica’, ma non è ancora abbastanza per descrivere l’eccezionalità della Grotta Guattari al Circeo (Latina), alla luce delle ultime scoperte raccontate poco fa dalla sede della Associazione stampa estera a Roma.

Grotta Guattari macchina del tempo

Si è parlato di resti di nove individui di Neandertal che, uniti ai due rinvenuti nel secolo scorso, elevano a 11 il totale dei Neandertal trovati nella grotta e nei suoi dintorni. Assieme però a resti di iene, uri (un tipo di bovino), orsi delle caverne, rinoceronti, elefanti. In un arco di tempo che va da 120mila a 60mila anni fa, quando una frana sigillò l’ingresso della grotta fino alla sua scoperta nel 1939.

La grotta, insomma, è veramente una macchina del tempo che racchiude intatti 60mila anni della nostra storia. Anni in cui l’uomo di Neandertal è stato padrone incontrastato di tutta l’Eurasia dal Portogallo alla Siberia. Ha dato vita alla prima società umana organizzata, grazie alla sua aumentata capacità cranica che gli ha consentito di concepire un comportamento sociale già complesso, e di aumentare a dismisura la sua presenza sulla terra. L’antropologo della Soprintendenza delle provincie di Frosinone e Latina Mauro Rubini ha parlato di ‘impero Neandertal’ e forse a ragione, ed è durato per circa 300mila anni. E a Grotta Guattari possiamo registrare, come in un fermo immagine, alcune tra le sue ultime fasi.

Ma partiamo dalla fase più antica, quella attorno ai 120-110mila anni fa quando, dall’ultimo scavo effettuato di fronte all’ingresso della grotta, sono venute alla luce tracce di un insediamento di Neandertal con tanto di strumenti in osso e pietra, e ossa combuste e scarnificate degli animali che erano stati cotti e mangiati. Resti umani pochissimi, solo due denti e un piccolo frammento di piede. Mentre la grotta, fredda e buia, veniva usata dai Neandertal forse solo come rifugio d’emergenza.

La tana delle iene

Lì però, all’interno della grotta, è stato trovato il grosso dei resti, umani e animali. Specie nel cosiddetto Antro del Laghetto dove, per la presenza quasi costante di acqua, gli scavatori del secolo scorso non si erano avventurati. Ma la scorsa estate, con il lago prosciugato, si è potuto scavare proprio lì e sono state trovati più di 1000 resti accatastati di animali e uomini assieme, con chiare tracce di masticazione e rosicchiamento di iene.

Attorno ai 64mila anni fa la grotta era una tana di iene che vi portavano all’interno gli individui cacciati, per poi consumarli con calma. I racconti degli archeologi Francesco Di Mario (Soprintendenza) e Mario Federico Rolfo (Università di Tor Vergata) descrivono uno scenario raccapricciante ai nostri occhi, ma del tutto realistico: mostrano le mappe con la distribuzione dei resti nella grotta, e le immagini conturbanti delle cataste di ossa.

La fine dell’impero Neandertal

Infine indicano, tra le cataste, i 26 reperti umani. Specie quei resti di due crani e in particolare uno dei due, intatto, di donna. L’antropologo Rubini lo confronta con quello trovato per caso dall’albergatore Alessandro Guattari nel 1939 (e studiato allora dal paleontologo Alberto Carlo Blanc) e paiono due mondi diversi. Il cranio del ’39 è decisamente più ‘primitivo’, con le sopracciglia prominenti, la fronte sfuggente, e una netta protuberanza sul retro. La nostra donna ha invece la fronte più ampia, come la nostra, e non ha la protuberanza posteriore. Possiede inoltre le aree di Broca e di Wernicke molto sviluppate, proprio come noi: sono le aree che permettono l’associazione di un’immagine visiva a una parola, o forse un suono. A Grotta Guattari si tocca dunque con mano l’evoluzione in corso all’epoca verso l’uomo moderno. I Neandertal mangiati dalle iene a Grotta Guattari stavano andando incontro alla loro fine.

Le attuali ricerche sono state avviate a seguito delle celebrazioni del 2019 per gli 80 anni dalla prima eccezionale scoperta. Si è deciso di riprendere gli scavi e, nel contempo, di realizzare un moderno percorso di visita all’interno della grotta. Con grande soddisfazione la Soprintendente Paola Refice ha annunciato che le visite partiranno già dal primo weekend di luglio. A piccoli gruppi, ovviamente, e previa prenotazione sul sito web della Soprintendenza. E con la possibilità di fare un’esperienza di realtà virtuale con visori 3D prima di avventurarsi nell’antro.

Andate, se potete! È veramente un’occasione da non perdere. Mentre gli studi ovviamente proseguono: da Grotta Guattari ci attendiamo ancora tante grandi novità.

Autore

  • ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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