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Kallifatides all’assedio di Troia: come il mito illumina il presente

2 Aprile 2020
In L’assedio di Troia di Theodor Kallifatides il mito antico e la storia moderna si intrecciano e si alimentano reciprocamente

Guerre senza tempo

In guerra non ci sono veri vincitori. Mai. Ci sono solo terrore e paura. E la speranza che tutto finisca il prima possibile.

La guerra non conosce epoche. Sia che la si viva in prima persona, o che la si racconti, l’animo umano rimane sconvolto per sempre. E deve fare tesoro di ogni briciola di positività che riesce a trovare in quei momenti difficili.

Questo è il messaggio che emerge lucido dalle intense pagine de L’assedio di Troia dello scrittore greco (naturalizzato svedese) Theodor Kallifatides. Con spunti biografici – come per esempio l’ambientazione scelta, un piccolo villaggio del Peloponneso simile a quello dov’è nato – descrive gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale.

La narrazione è affidata a un giovane ragazzo del paese che, assieme alla sua amica Dimitra e altri compagni di scuola, vive quelle ardue giornate cullato e incuriosito dalle vicende dell’Iliade, raccontate dalla loro giovane insegnate.

La Signorina, come lo studente la chiama per tutta la storia, utilizza la guerra omerica per distrarli da quella, vera e orribile, che si sta svolgendo intorno a loro. Guerra chiama guerra.

Un intreccio sottile

Il paese è pieno di soldati tedeschi. I rapporti con loro sono perlopiù civili, ma si vive in un clima estremamente teso. Le incursioni degli aerei inglesi continuano ad aumentare, e la Resistenza lotta con sempre più ardore. Gli svaghi non sono molti, e per i giovani studenti quell’appuntamento con la loro insegnante, che da occasionale diventa fisso, lì trasporterà in un’epoca solo in apparenza lontana.

Il tutto inizia a causa di un attacco aereo che li costringe tutti a rifugiarsi in una grotta. In quella situazione tremenda, la Signorina comincia il suo racconto del libro di Omero. Il ragazzo e Dimitra sono tra i più interessati, lui anche perché innamorato della Signorina, e la cosa non passa inosservata agli occhi di Dimitra: finge indifferenza, ma sente crescere forte in sé l’interesse per il ragazzo.

Così come la guerra reale, anche la guerra omerica è al suo epilogo. L’insegnante infatti, dopo un rapido riassunto dell’antefatto che portò allo scontro tra Achei e Troiani, narra l’ultimo anno di scontri.

Alternanza efficace

Particolarmente funzionale a tenere alto il ritmo del racconto, è il continuo alternarsi tra momenti di quotidianità, in cui il giovane si divide tra la scuola e le passeggiate in paese con la sua amica, e i momenti salienti del poema.

In entrambe le situazioni, reale e mitologica, sembra che quel flebile equilibrio possa crollare da un momento all’altro. E infatti questo accadde in entrambi i casi, seminando tragedia e terrore.

Nel racconto omerico, l’esplosione è innescata dalla morte di Patroclo, che scatenerà l’ira funesta di Achille e la conseguente uccisione del principe troiano Ettore, avvicinando sempre più il momento della vittoria dei greci.

Nel piccolo villaggio è invece l’uccisione di un maggiore della Wehrmacht, per opera dei partigiani, a scatenare il panico e la violenza. Anche se i responsabili vengono trovati e puniti, si arriva comunque alla tragedia, con la decimazione degli uomini del paese.

Il ragazzo si trova nella selezione dei papabili, ma viene risparmiato. Moriranno però altri al posto suo. E dal quel momento, la fragile convivenza tra soldati e abitanti del paese è rotta per sempre.

Assedio di Troia: nessuno vince

L’idea di Kallifatides è vincente. Non vuole narrare l’Iliade, come fanno molti. La utilizza piuttosto per creare riflessioni che si riversano nella vicenda del ragazzo greco. In un’età in cui si dovrebbe solo essere spensierati e felici, è costretto a crescere troppo in fretta.

Kallifatides descrive con parole dirette e puntuali l’animo dei personaggi. Trasmette con capacità le emozioni, indirizzando anche le preferenze dei suoi lettori. Nella ‘realtà’, un occhio di riguardo è per la determinata e tenera Dimitra, mentre nel ‘mito’ è difficile non parteggiare per Ettore che lotta e muore per la sua terra e la sua patria, a differenza di Achille. Solo sul finale il leggendario eroe greco riesce in parte redimersi, con la riconsegna al re Priamo del corpo del figlio. Così Kallifatides può ricordare che “Il dolore non ha patria né confini. Tutti in quella tenda avevano perso qualcuno”.

Lì termina il racconto mitologico. L’incontro nella tenda è l’ultimo passo raccontato. Ma la guerra vera non è terminata e Kallifatides tiene il lettore con il fiato sospeso fino alla fine. Le perdite sono ingenti e anche il ragazzo ne subisce. Ma si rialza, stando vicino a chi gli ha sempre voluto bene.

Questo, forse, si può imparare dalla guerra: capire cos’è davvero importante per noi, non dimenticare il passato e credere con più forza nel futuro, tenendosi stretti a chi si ama.

Kallifatides_assedio-di-Troia

Theodor Kallifatides
L’assedio di Troia
Solferino, 2020, pagine 224, euro 17,00

Autore

  • Archeologo con la passione per la fotografia e la musica. Attualmente lavora come operatore museale per CoopCulture, e come libero professionista offre consulenza in comunicazione digitale per i beni culturali. Ama leggere e guardare film. Per rilassarsi scrive, oppure s’infila un paio di scarpe da corsa e va avanti fino a quando il fiato regge. Ogni volta che può, mette in una borsa il minimo indispensabile e la macchina fotografica, e parte alla scoperta di luoghi nuovi.

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