Via Gallica: una app che fa viaggiare con gli occhi di un antico romano

14 Gennaio 2017
Via Gallica, la app del laboratorio Archeoframe di IULM guida il turista a Brescia, Bergamo, Como e Milano, con guide d’eccezione: personaggi antichi realmente vissuti.
Chi non ha mai sognato di fare il turista come il Doctor Who, muovendosi non solo nello spazio, ma anche nel tempo? E usando non una sofisticata astronave come il Tardis, ma il banalissimo smartphone che tutti abbiamo in tasca? Ecco, oggi si può. Archeoframe, il Laboratorio di comunicazione e valorizzazione dei beni archeologici dell’Università IULM, ha lanciato Via Gallica, una app scaricabile gratuitamente da App Store e Google Play. Permette di percorrere virtualmente (o anche in tempo reale, usando il cellulare come un’audioguida) un itinerario tra città che ai tempi dei Romani erano di grande interesse, bellezza e ricchezza, come Brescia, Bergamo, Sirmione, Milano, Como e altri centri e località che si trovano nei loro pressi.

In realtà, infatti, la via Gallica non è una via consolare romana, ma è il nome dato a un reticolo di collegamenti viari usati fin dai tempi dell’Impero e nell’Alto Medioevo per connettere città e paesi della Lombardia. Per aiutare il turista, la app prevede cinque percorsi contrassegnati da colori diversi, ma, se l’utente lo desidera, può anche costruire un proprio percorso cliccando sul nome delle città desiderate e guardando filmati o leggendo testi.

I sottomenù consentono poi di zoomare sulle località, o di seguire il percorso tappa per tappa. Ciascuna tappa è descritta minuziosamente e il turista può così avere informazioni storiche sull’origine dell’insediamento, sui luoghi di interesse artistico, su musei e scavi archeologici, o vedere foto e filmati.

Il vero colpo d’ala, però, quello che rende Via Gallica diversa rispetto ad altre app turistiche e più accattivante per il pubblico, è la scelta di usare come ‘guide’ quattro personaggi storici realmente esistiti – Plino il Giovane, Serena, Sant’Alessandro e Ansa – che intervengono nella storia ‘di persona.’ L’utente infatti può scaricare dei file audio in cui i personaggi raccontano la storia della loro vita e i luoghi in cui hanno vissuto, descrivendoli con dovizia di particolari e con ritmo da grande romanzo.


Così
Plinio, alto funzionario imperiale, ci porta a conoscere le ville, le botteghe e le strade della sua Como, dove amava trascorrere lunghe vacanze dedite all’ozio, cacciando nelle riserve di aristocratiche dimore o pescando nei laghi e camminando nei boschi. E la storia di Sant’Alessandro e del suo persecutore Antonio Cursore, ha quasi il ritmo di una incalzante spy story: Cursore, militare pagano agli ordini dell’imperatore Massimiano, insegue Alessandro, suo ex commilitone convertitosi al cristianesimo e divenuto predicatore, lo tallona, lo pedina portandoci all’interno dei fori, dei mercati, delle terme, dei templi della Lombardia antica. Infine lo arresta e assiste alla sua esecuzione, che però gli tocca il cuore e lo porta alla conversione al cristianesimo. Spetterà a Grata, secoli dopo, recuperare il carteggio di Cursore e conservarlo per i posteri.La app coniuga quindi positivamente storytelling e usabilità, ha una grafica essenziale e chiara, e pare adattissima a invogliare alla visita. Unica pecca è il fatto che i ‘racconti’ vanno purtroppo cercati all’interno dei percorsi, mentre forse sarebbe più funzionale avere la possibilità di ascoltarli anche direttamente cliccando sull’icona del personaggio, e che l’icona di ogni personaggio ne riportasse anche il nome. Per il resto via Gallica è una app decisamente consigliata come compagna di viaggio sia per chi non ha mai visto i luoghi di cui tratta, sia per chi magari ci abita ma ha voglia di approfondire la conoscenza dei siti e delle particolarità del suo territorio. Guardandoli con occhi nuovi… anzi, antichi.

Autore

  • Mariangela Galatea Vaglio

    Storica infiltrata fra gli archeologi, blogger e insegnante, frequenta le aule scolastiche per mestiere e il web per passione. Ama la divulgazione storica, e scrive perché per comunicare il passato nulla funziona meglio di una storia ben raccontata.

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