Dalle Uccelliere Farnesiane, uno sguardo al fascino del Palatino in età moderna

Ricostruzione con tecnologia digitale degli Horti farnesiani. ©Electa

Perché non festeggiare la primavera alle Uccelliere Farnesiane sul Palatino fresche di restauro? Da lì c’è una vista incredibile sul Foro Romano e sulla Basilica di Massenzio che pare di toccarla. Meriterebbe solo per la vista. Ma anche le Uccelliere sono bellissime che quasi brillano, e per l’occasione sono giunti da Napoli due capolavori della collezione della famiglia Farnese che erano collocati proprio lì: Iside fortuna, posta in una nicchia, e lo splendido Barbaro inginocchiato, enorme portavaso.

Un grande restauro e una mostra

Infatti grazie al restauro – realizzato a partire dal 2013 e costato 1,5 milioni di euro (di cui 483mila messi a disposizione dal World Monuments Fund) – e a una mostra che culmina nelle Uccelliere e nelle due statue, è ora possibile ricostruire le vicende degli Horti Farnesiani, enorme giardino che dominò il Palatino per tre secoli e affascinò i viaggiatori del Grand Tour.

Un percorso lento, scandito da pannelli, narra tutta la storia moderna del colle, mentre tra rampe, portici e terrazze sale dalla via Nova fin sulla cima. Con una sosta a metà strada nel Ninfeo della Pioggia dove i Farnese si ritiravano a banchettare d’estate, al riparo dalla calura. Lì un videomapping (firmato Katatexilux) restituisce al Ninfeo le pitture e i decori ora sbiaditi, e mostra bene com’erano un tempo quegli Horti sontuosi.

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Le Uccelliere Farnesiane dopo il recente restauro (2013-2018). © Archivio Fotografico del Parco Archeologico del Colosseo. Foto di Bruno Angeli

Da Romolo ai Farnese

I Farnese li vollero, maledettamente li vollero. Per cinquant’anni, a partire dalla metà del Cinquecento, si adoperarono per acquistare i molti piccoli poderi in cui allora il Palatino era frantumato. Alla fine tutto il colle era loro, pendici comprese, e vi realizzarono il giardino grandioso.

Vi misero piante esotiche e aromatiche, pergolati, giochi d’acqua, capolavori dell’arte antica, e uccelli e animali esotici nelle Uccelliere. Ma anche un gran portale d’ingresso dal Campo Vaccino (cioè l’antico Foro Romano) con la scenografica salita a terrazze, e una Casina con eleganti affreschi.

Non costruirono nessun edificio imponente, nessuna villa, forse perché il loro grandioso palazzo era giusto lì accanto. O forse perché volevano tornare simbolicamente proprio ai tempi di Romolo, alla sua capanna sul colle dove la potenza di Roma iniziò. Occupando il Palatino, i Farnese vollero allacciare il loro nobile prestigio a quell’antico inizio.

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Gli Horti Farnesiani dopo gli scavi di Pietro Rosa (1870 circa). Archivio Fotografico del Parco Archeologico
del Colosseo

Storia del Palatino moderno

Ma il tempo fu tiranno anche per loro. Nel Settecento la stirpe si estinse, l’ultima rampolla andata in sposa in Spagna ipotecando il trasferimento a Napoli di tutte le statue antiche. Mentre il colle si trasformava in azienda agricola e tornava a produrre frutti e ortaggi. Fino alla grande stagione di scavi che, da Napoleone III in poi, cancellò di fatto tutto il giardino. Gli archeologi Pietro Rosa prima, e Giacomo Boni poi, usarono addirittura le Uccelliere come propria abitazione (l’attuale copertura a tegole è loro). E il tutto durò fino agli anni Sessanta del secolo scorso.

Quindi salire su alle Uccelliere passando per Ninfeo e Teatro, non significa solo ammirare bellezze da troppo tempo trascurate. Significa recuperare un capitolo importante della storia del colle che abitualmente si ignora, l’occhio vigile solo per le rovine antiche. Significa percorrere con la mente cinque secoli di storia di Roma dal colle che è sua origine e simbolo. Significa guardare all’antico con occhi diversi e nuovi: occhi che dal passato giungono diretti fino a noi.

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Ricostruzione con tecnologia digitale degli Horti farnesiani. ©Electa

Il Palatino e il suo giardino segreto. Nel fascino degli Horti Farnesiani
Roma, Palatino
fino al 28 ottobre 2018
a cura di Giuseppe Morganti
catalogo Electa
info www.coopculture.it, 0639967700

Autore

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    ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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