Monterenzio e Monte Bibele: cinquant’anni di ricerche e un parco tutto nuovo

4 Febbraio 2016
I musei e i siti archeologici sono fatti di piccole e grandi storie che si intrecciano: quelle di chi ha abitato i luoghi e quelle di chi, con passione e impegno, insegue le tracce del passato per raccontarle ai visitatori. Antonio Gottarelli, ricercatore del Dipartimento di storia, culture e civiltà dell’Università di Bologna e direttore […]
I musei e i siti archeologici sono fatti di piccole e grandi storie che si intrecciano: quelle di chi ha abitato i luoghi e quelle di chi, con passione e impegno, insegue le tracce del passato per raccontarle ai visitatori. Antonio Gottarelli, ricercatore del Dipartimento di storia, culture e civiltà dell’Università di Bologna e direttore del Museo civico archeologico di Monterenzio, e Annachiara Penzo, assegnista di ricerca dell’Alma Mater, ci accompagnano alla scoperta di un progetto culturale raro nel panorama italiano, perché oggetto di un’indagine durata oltre cinquant’anni e sfociata nel 2015 nella creazione del Parco archeologico naturalistico di Monte Bibele.

Monterenzio e Monte Bibele: la storia dell’Appennino bolognese

Scopo del parco è documentare la storia dell’antropizzazione dell’Appennino bolognese dall’età della pietra fino all’età romana, con particolare attenzione alla fase etrusco-celtica (IV e III secolo a.C.). Il museo ne conserva i reperti, forte di una spiccata vocazione didattica pensata anche per i visitatori più giovani, veicolata da un allestimento ben leggibile. Vi si trovano materiali dalla Valle dell’Idice dal Paleolitico all’età romana, tra cui spiccano gli splendidi corredi dalla necropoli di Monte Tamburino con elmi che sembrano fabbricati ieri e vasi con decori ricchissimi; il cosiddetto Quadrante Solare di Monte Bibele, cioè un’antica “bussola” per l’orientamento geografico e astronomico che ci ricollega alla natura molto più di quanto facciamo noi oggi; e la ricostruzione di una casa-tipo dell’abitato di Pianella di Monte Savino, arredata con gli oggetti autentici trovati nelle case del villaggio.
Nella bella stagione, il percorso prosegue all’esterno del museo nell’area archeologica, dove è stata anche ricostruita una capanna celtica dal tetto coperto di canne di fiume. “L’area ha un potere evocativo fortissimo – sottolinea Penzo che opera a Monterenzio da quindici anni – e i nuovi lavori la rendono un modello raro in Italia, assimilandola a qualche realtà tedesca o francese. Il valore sacrale del luogo, tra l’area dei fulmini e l’auguraculum (i luoghi che accolsero i riti di fondazione del villaggio, con l’altare collegato ai culti del sole), l’inghiottitoio carsico (la zona di assorbimento dell’acqua nel suolo, che origina la conformazione della valle) e “terra di mezzo” o città dei vivi (la parte abitata del villaggio etrusco-celtico), è palpabile tutt’oggi.”

Il progetto del Parco archeologico di Monte Bibele

Come si è arrivati, in concreto, a questa struttura? E come funziona?
La concretizzazione del progetto attuale è stata possibile grazie al contributo dei fondi europei per lo sviluppo regionale dell’Emilia Romagna POR FESR 2007/2013 che ha individuato risorse per la valorizzazione del patrimonio pubblico tramite l’offerta di servizi qualificati per la promozione turistica. Così, spiega Gottarelli, “il valore di Monte Bibele è stato per la prima volta ufficializzato e trasformato in un riconoscimento economico atto a creare un sistema integrato di percorsi tra ambiente, natura e storia: un vero e proprio tuffo nella biodiversità e nell’antropizzazione.
La gestione operativa è in capo al Dipartimento di storia, culture e civiltà dell’Università di Bologna che ne garantisce gli standard di scientificità, nel quadro di una convenzione con il Comune di Monterenzio che esiste già dal 2000, quando è stato inaugurato l’attuale museo. Il quale comprende anche laboratori di restauro, antropologia, archeozoologia e paleobotanica, dove vengono svolte attività didattiche e stage formativi rivolti agli studenti dell’università.
Dieci giovani studiosi ne sono l’anima e il motore: il gruppo T.e.m.p.l.a. (Centro di ricerca dipartimentale tecnologie multimediali per l’archeologia) fondato da Gottarelli nel 2001 per la logistica, il coordinamento, la programmazione e lo sviluppo delle molteplici attività collegate all’uso delle tecnologie multimediali e dell’informazione in ambito archeologico. Un gruppo in realtà già celebre per aver messo a punto i sistemi di telerilevamento da aquilone proprio a Monte Bibele – gli antenati dei droni – utilizzati in tutto il mondo tra gli inizi degli Anni Ottanta e la metà degli Anni Novanta. Gottarelli gestisce in prima persona il Museo di Monterenzio dal 2009 e ha progettato e realizzato il Parco di Monte Bibele e il nuovo allestimento museale. Contestualmente è stato prodotto un film sulla storia delle ricerche archeologiche nella valle dell’Idice, e una dettagliatissima Guida archeologica e naturalistica.

Ma l’articolata realtà della Valle dell’Idice può contare su un futuro sostenibile? Non del tutto, purtroppo. “Manca ancora un’ultima area del parco da musealizzare – sottolinea Penzo – e da luglio 2015 attendiamo il rinnovamento della convenzione con cui il Comune s’impegna a coprire i 40mila euro annui per le utenze. Però la vera carenza è un budget per la stabilizzazione del team di lavoro: noi siamo una bella squadra ma viviamo da sempre alla giornata. Se avessimo più certezze per investire anche su noi stessi, potremmo ottenere grandi risultati. A oggi le uniche figure operanti siamo io e il direttore, e tutto il resto è lavoro semi-volontariato: è un po’ avvilente. Stiamo però studiando nuove forme di autosostentamento che vadano ad integrare quelle che – ci auspichiamo – possano continuare a essere erogate.”

E Gottarelli conclude: “Sono necessari rari profili di alta cultura umanistica, cui si coniughi la necessaria piena familiarità nell’uso delle tecnologie digitali di elaborazione e telecomunicazione dei dati (prerogativa questa di pochi), proprio come in passato servivano amanuensi capaci di leggere e scrivere le lingue classiche ma anche profondi conoscitori delle tecnologie della scrittura, del disegno e della rappresentazione dei testi su supporti tradizionali.”

Autore

  • Linda Landi

    Nata sotto il segno dell'arte contemporanea e “geneticamente modificata” da una fondazione che si occupa di archeologia, ha scoperto, grazie ai suoi colleghi, che il mondo è iniziato prima del Congresso di Vienna. Attinge dagli archeologi veri e ricambia con i colori: scrive anche di arte, teatro e danza, cura un blog di giovani penne, si occupa di social media e sogna un mondo migliore, in cui la connessione wifi non abbia più zone d'ombra.

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