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Donne e violenza all’ombra dell’acropoli

30 Gennaio 2016
Con una prosa avvincente e incalzante, Alessandro berbero racconta la violenza sulle donne ai tempi dell'Atene di V secolo
Atene, 411 a.C. Polemone e Trasillo, due sopravvissuti alla terribile disfatta ateniese nella battaglia di Mantinea di sette anni prima, vivono appena fuori dalle mura della città in due casette in mezzo a campi brulli e dagli ulivi nodosi.
Sono amici da sempre, da quando combattevano fianco a fianco nell’esercito cittadino contro Sparta, e ora che sono anziani, fiaccati dal peso degli anni e dal duro lavoro nei campi, condividono gli stessi affanni e una fonte comune di gioia. Entrambi sono vedovi e tutti e due hanno ciascuno una figlia in età da marito: Glicera e Charis. Poco lontano dalle loro umili abitazioni, in una casa ben più grande, vive Eubulo, un ateniese molto ricco che in campagna ci va di tanto in tanto solo per amministrare la propria tenuta. Anche lui ha un figlio, Cimone, della stessa età di Glicera e Charis, ma di un’arroganza senza pari.
violenza sulle donne, le ateniesi

Copertina del libro Le ateniesi.

Sono questi alcuni dei protagonisti del libro Le Ateniesi di Alessandro Barbero, noto medievista e già autore di altri romanzi storici. Ed è in questo contesto storico, turbato dagli scontri sempre più accesi tra chi difende con tutti i mezzi la democrazia e chi invece, come Eubulo e i suoi amici aristocratici tra cui Crizia, crede che solo la tirannide possa ristabilire l’ordine all’interno della polis, che si consuma un dramma efferato. Vittime ne sono le donne, dall’autore ritratte al contempo come oggetto di inauditi soprusi e come protagoniste di un riscatto politico e culturale.
Nel momento in cui tutta la città, in occasione delle cosiddette “Feste del Torchio”, si raduna a teatro per assistere alla messa in scena della Lisitrata di Aristofane, la narrazione si scinde su due piani paralleli il cui sviluppo progressivo tiene il lettore incollato alla pagina scritta e vittima di un’ansia per così dire doppia. Da un lato c’è Lisistrata, la protagonista scenica della commedia di Aristofane, che convince le compagne ad aderire ad una singolare forma di protesta: lo sciopero del sesso e la conseguente occupazione dell’acropoli. Dall’altro lato ci sono le due sprovvedute Glicera e Charis che, attirate con un inganno a casa di Cimone, mentre i rispettivi padri sono a teatro, vengono loro malgrado trascinate in una spirale di violenza di gruppo che si protrae per buona parte della notte.
Negli stessi istanti in cui Lisistrata e le altre donne ateniesi decidono di prendere in mano la situazione nella città di Atene e rimettere gli uomini in careggiata, affinché finalmente decidano di smetterla con la guerra e sottoscrivere la pace, le due povere ragazze vengono senza alcuna precisa ragione violentate, massacrate e prese in ostaggio da Cimone e dai suoi amici senza scrupolo.
E l’accostamento tra le due situazioni è tanto più forte e sconcertante nella misura in cui contrappone a quella che è una visione puramente idealizzata della condizione femminile nell’Atene dell’epoca, frutto dell’immaginazione di un autore ma accolta con sorpresa e disagio dal pubblico maschile presente a teatro, una dimensione di reale sottomissione e umiliazione della donna, considerata alla stregua di uno strumento di soddisfacimento del piacere maschile e per il resto adatta solo a governare la casa, filare la lana e mettere al mondo figli.

Il tema attualissimo della violenza sulle donne donne

Aristofane invece, ritradotto per l’occasione dallo stesso Barbero, conferisce ai ruoli femminili, comunemente affidati a uomini travestiti da donne, un’autorevolezza e un carisma insoliti per l’epoca.
Ciò che sorprende in questo romanzo, scritto in una prosa avvincente e incalzante, è l’attualità di certi temi che, a distanza di millecinquecento anni e passa, continuano ad essere più attuali che mai: la declinazione assolutamente maschile della guerra, un affare su cui le donne difficilmente sono chiamate ad esprimere il proprio parere, l’equilibrio talora precario delle democrazie minacciate dall’esercizio accentratore del potere da parte di pochi, la violenza sulle donne frutto di un retaggio difficile a sradicarsi che le vede ancora sottomesse all’uomo, subalterne in molte situazioni pubbliche e private, prive di una propria libertà e dignità e come tali gratuitamente sottoposte a offese, crimini e soprusi che non si discostano molto da quelli descritti da Barbero.
Molti vi hanno visto un riferimento alla strage del Circeo del 1975, quando due sedicenni vennero brutalmente massacrate da tre giovani pariolini della Roma bene; più recentemente si potrebbe pensare ai fatti di Colonia e ai tanti quotidiani femminicidi.
La storia, sia pur romanzata come in questo caso, resta sempre tuttavia una lente d’ingrandimento fondamentale per imparare a leggere e capire il presente alla luce del passato e provare, illuminati dalla conoscenza degli errori già compiuti, a cambiare rotta.
Anche partendo dalla lettura di un libro. Un gesto semplice ma rivoluzionario.​
Alessandro Barbero
Le Ateniesi
Mondadori 2015, pagine 211
Euro 19.
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Autore

  • Fino a qualche anno fa era un’archeologa come tante, divisa tra scavo e ricerca. Poi ha provato a unire le sue passioni: l’archeologia, i libri, la didattica. E allora è diventata un’archeologa che scrive storie, che si sporca le mani di terra assieme ai bambini, che ogni giorno s’inventa il modo per comunicare a grandi e piccoli la bellezza del nostro patrimonio.

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