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CantaLaStoria: racconto per chi non c’era

26 Luglio 2016
Breve ma intenso: CantaLaStoria a Ravenna è stato proprio così, una maratona di due giorni vissuta in apnea tra discorsi, recite e cibi antichi. Ve la raccontiamo
L’immagine della disegnatrice Rita Petruccioli circondata da bambini entusiasti, racconta forse al meglio lo spirito di CantaLaStoria, il Festival che Archeostorie ha ideato all’Antico porto di Classe il 20 e 21 luglio scorsi, per conto della Fondazione RavennAntica.
Tutti i bimbi volevano un disegno di Rita sul proprio libro, ed era grande la disperazione di chi aveva il libro a casa perché l’aveva già letto, segno che genitori o insegnanti l’avevano preparato all’evento. Poco male, il disegno si è fatto su foglio di carta.
Ed erano tutti attenti mentre Rita e la scrittrice Carola Susani narravano il senso del loro incontro con l’Eneide e i Miti romani, e l’attrice Laura Piazza leggeva loro le storie. A ragione: le tre donne hanno convinto anche me che non ho mai sopportato né Enea, né Eneide e neppure le storie retoriche sulle origini dell’Urbe.
“Sono tutti discorsi che parlano di politica, di creazione delle regole del vivere civile”, ha osservato Carola, spiegando poi come molta politica di allora fosse chiaramente opera delle donne. Una folgorazione! Eh sì, perché il tema di quest’anno era proprio Viva le donne! Abbiamo ricordato grandi donne dell’antichità che hanno saputo farsi strada in un mondo quasi esclusivamente maschile.
Foto

Un momento di CantaLaStoria al Porto di Classe

A CantaLaStoria, in scena le donne dell’antichità

Che dire, dunque, delle parole di Rita sulla scelta degli episodi da illustrare? Didone innamorata, che scorda se stessa tra le braccia svagate di Enea? Nooooo! Rita ha mostrato il momento dell’incontro, prima del bacio. La sua Didone, insomma, avrebbe ancora potuto salvarsi.
E che dire della Didone “pop” di Beatrice Monroy in dialogo con quella, oramai notissima per noi, di Mariangela Galatea Vaglio? Un dialogo vero: Beatrice rifletteva su Didone da anni, guardando in direzione di Cartagine dalla sua casa nell’isola di Levanzo. Immaginava tempi e modi della sua regina che vive in un mondo antico ma profondamente permeato dal moderno, anzi dal contemporaneo. Ed è stata proprio la lettura di Galatea a farle capire che la scrittura non poteva più attendere. Che coincidenza!
E che dire dei nostri grecisti impegnati a presentare gesta e fortuna di due grandi donne del mito? Parlando parlando, abbiamo scoperto che la mite Arianna abbandonata dall’amante a Nasso, e la splendida Elena traditrice del marito, in fondo hanno molti tratti in comune. Silvia Romani e Giorgio Ieranò ci hanno aiutato ad andare oltre la loro immagine fossilizzata nel nostro immaginario per considerare tutte le loro vicende.
Arianna in fondo non ha tradito il padre che è forse più grave che tradire il marito? Non ha compiuto un atto di estremo coraggio aiutando Teseo? Quanto era forte, dunque, Arianna, e quanto era innocente la povera Elena accusata invece di aver scatenato la guerra più famosa al mondo!
I Greci in fondo erano così, complicati perché capaci di indagare ogni piega dell’animo umano. Capaci di comprendere quanto la realtà non sia mai univoca ma sempre multiforme, fatta di aspetti spesso contrastanti, e il contrasto porta a volte conseguenze nefaste. Le tragedie antiche hanno narrato il dramma della scelta, hanno suggerito alcune scelte, facendo capire però che le alternative, nell’ombra, non sarebbero scomparse mai.
E mentre una vigorosa Laura Piazza presentava letture moderne del mito di Arianna con le parole di Marguerite Yourcenar e Cesare Pavese, Giorgio, unico uomo della prima serata, con la sua competenza garbata si sforzava di perorare la causa di Teseo, tombeur de femmes ma per giuste cause. Un tentativo disperato ma Giorgio sa il fatto suo.
Il secondo giorno, invece, le “quote azzurre” erano rappresentate molto di più. Un incantevole Paolo Cesaretti ha narrato a ruota libera fatti e misfatti delle donne di Bisanzio, passando dalle principesse sottoposte a concorsi di bellezza per trovar marito, a donne di potere come Teodora pronte a combattere per lo Stato più del marito. Con doverosi accenni al dramma che si trova a vivere la Turchia oggi.
Mentre già si preparava lo show di Galatea sulla vita di Rosmunda “la regina che beveva troppo”: costretta a bere nel teschio del padre dal marito che ha poi ucciso, è stata infine avvelenata dalla stessa bevanda che aveva preparato per l’amante. Teschi e spade ornavano la tavola del buffet ricco di carni, lardo e miglio alla moda longobarda. E uno strepitoso Franco Costantini ha intonato con la sua voce stentorea il ritornello “Bevi Rosmunda” dalla canzone anni Sessanta dei Gufi. Un trionfo!
Anche la chiusa è stata all’insegna di inganni, tradimenti e veleni grazie alle donne di Augusto indagate da Lorenzo Braccesi: Livia, Giulia, Agrippina, incomparabili prime donne. Assetata di potere la prima, e di schiettezza le altre. Tutte destinate a soccombere, ma dopo aver di fatto costruito l’impero. Danila Comastri Montanari ha ricordato come l’ombra di Livia aleggi sinistra in molti suoi gialli, e si è lanciata in un fantastico show sul rapporto, nella narrazione storica, tra scena filologicamente corretta e scena efficace, e sul valore della narrativa seriale per la comunicazione della storia.
Divertente e stimolante, ha di fatto toccato temi su cui CantaLaStoria continuerà sicuramente a riflettere in futuro. Danila sei già prenotata per l’anno prossimo.
Presentazioni del tema del Festival e il programma delle due serate negli scritti per Archeostorie di Mariangela Galatea Vaglio, Giovanna Baldasarre e Cinzia Dal Maso.

Autore

  • ​Tre passioni: il mondo antico, la scrittura, i viaggi. La curiosità e l’attrazione per ciò che è diverso perché lontano nello spazio, nel tempo o nel pensiero. La voglia di condividere con tanti le belle scoperte quotidiane. Condividerle attraverso la scrittura. Un solo mestiere possibile: la giornalista che racconta il passato del mondo. Scrive su temi di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale per i quotidiani La Repubblica e Il Sole 24 ore, e per diverse riviste italiane e straniere. Dirige il Magazine e il Journal di Archeostorie.

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