1. L’arma non fa il guerriero

Guerriero fantasma cinturone sannita
Cinturone sannita, San Biagio Saracinisco, V-IV secolo a.C. - via Wikimedia Commons

È il nostro giallo controcorrente e scoprirete perché. Ambientato a Nola dove è stata scoperta quella tomba splendida della fine del IV secolo a.C. che ritrae cortei di guerrieri sanniti, capolavoro della collezione della Magna Grecia del Museo archeologico di Napoli. Insomma si parlerà di guerrieri e di armi, ma non solo. Ci saranno tensioni, brividi, colpi di scena… senza un attimo di tregua. Pronti a sorprendervi? Si parte. Via!

Le sorelle andrebbero abolite.

Stavo pensando a questo, mentre cercavo di allacciarmi la corazza sulle spalle.

Non era proprio uno scherzo. Quell’affare pesava tantissimo e io avevo già le gambe irrigidite dagli schinieri. E dovevo ancora raccogliere la lancia e lo scudo. Senza contare il cinturone di bronzo che mi segava la vita.

Lo so, lo so: molti ragazzi della mia età darebbero qualunque cosa per poterlo indossare. È un simbolo di ricchezza e di potere. Grazie al mio rango, posso esercitarmi col cavallo e imparare a tirare la lancia invece di pascolare le pecore come gli altri ragazzi del villaggio. E gli adulti sono costretti a trattarmi con rispetto, anche se a volte si vede che avrebbero voglia di prendermi a schiaffi.

Ci sono anche altri vantaggi. Per esempio, Gavio e la sua banda mi prendono in giro e basta, invece di pestarmi o rubarmi le noci o buttarmi nello stagno come fanno con gli altri.

Ma il cinturone è davvero scomodissimo, ve lo assicuro.

E insomma, ero lì che cercavo di vestirmi, tutto sudato per il caldo e per l’agitazione, ma Laria non alzava un dito per aiutarmi. Anzi. Se ne stava appoggiata allo stipite della porta e mi guardava con un sorrisetto fastidioso.

«Meno male che i Romani non ci attaccano!» ha detto. «Farebbero in tempo a radere al suolo il villaggio prima di vederti uscire di casa.»

Io non picchio le femmine, quindi non le ho dato retta e ho continuato a prepararmi. Si stava facendo tardi, il sole era già alto. Papà mi avrebbe sgridato prima ancora di iniziare l’addestramento se perdevo altro tempo.

Laria mi ha girato intorno, osservandomi con aria critica. Ha raccolto la mia lancia e l’ha fatta oscillare. «Perché ti metti tutto in ghingheri?»

«Mettila giù! Papà vuole che mi abitui al peso delle armi.»

E in effetti pesavano parecchio. Mi facevano già male le spalle.

Lei ha fatto una smorfia. «Finché non ti crescerà la barba, puoi soltanto tenere sollevata la coda dei cavalli durante le processioni. Sai che fatica!»

Le ho strappato la lancia di mano. «Torna pure a filare la lana con le serve» ho detto. «Le figlie femmine servono solo a questo, dice papà.»

Sì, d’accordo, lo ammetto: non è stato molto gentile da parte mia. Ma chi ha detto che bisogna essere gentili con le sorelle?

Ha funzionato, comunque: Laria è diventata rossa per la rabbia. «Non è vero! Non ha mai detto una cosa del genere!»

«Sì che è vero! L’ho sentito io, all’ultimo banchetto. L’ha detto forte e chiaro e tutti gli hanno dato ragione. Sei soltanto un peso per la famiglia!»

Ero impacciato da tutto il bronzo che avevo addosso, ecco perché non sono riuscito a scansarmi in tempo quando Laria mi si è buttata contro a testa bassa. Altrimenti l’avrei immobilizzata in un istante.

Invece siamo rotolati sul pavimento in un cling clang di metallo, lottando a pugni, morsi e sputi come due pastorelli qualunque. Ho preso Laria per i capelli, ma lei mi ha sferrato una ginocchiata nello stomaco. E poi un ceffone che mi ha quasi buttato per terra. Mi sono ritrovato sdraiato sulla schiena, boccheggiante, con la punta della lancia a un soffio dal naso.

Laria aveva la tunica strappata, ma a parte questo sembrava in forma. Io invece mi sentivo uno schifo. Mi veniva da vomitare e avevo le orecchie che fischiavano.

Ho cercato di rialzarmi, ma lei mi ha sfiorato la guancia con la punta di ferro. «Allora, chi è il figlio inutile, qui?»

«Quella è la mia lancia. Non hai il permesso di toccarla! Mettila giù!»

«Solo se ti arrendi.»

«Mai!»

«Allora mi metto a gridare e chiamo tutto il villaggio a vedere il figlio di Numisio Claro sconfitto da una femmina.»

Fregato.

Sapevo che era capace di farlo sul serio. Laria è una dura, quando vuole. Non piange mai, quando si sbuccia un ginocchio o viene punta da una vespa o le prende da papà. Molti ragazzi del villaggio la ammirano.

Mentre io, be’, non è che sia molto popolare. Con una figuraccia del genere avrei potuto dire addio alla mia vita sociale.

«Mi arrendo.» L’ho sussurrato così piano che ho sentito a stento la mia voce.

Ma a Laria è bastato. Ha allontanato la lancia, mi ha dato un’occhiata sprezzante. «Sei il peggior guerriero che si sia mai visto.»

L’avrei strozzata. Soprattutto perché avevo paura che avesse ragione.

«Se lo racconti a qualcuno, dico a papà che hai toccato le mie armi. Ti chiuderà in casa a filare fino alla prossima estate» l’ho minacciata.

Lei è uscita senza nemmeno rispondere.

Mi sono alzato in fretta per controllare i danni nel grande specchio di bronzo. Avevo un occhio pesto, il labbro sanguinante e un legaccio della corazza si era strappato. Papà mi avrebbe ammazzato, soprattutto se gli avessi detto chi mi aveva ridotto in quelle condizioni.

Ho tirato un grosso sospiro.

Le sorelle, che disgrazia!

Eh sì, le sorelle… Cos’altro mai sarà capace di combinare Laria? E Maio se ne starà sempre lì a prenderle, o reagirà? Lo scoprirete nelle prossime puntate!

La puntata successiva

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