Immagini e storyboard, la forma di una storia digitale

1 Giugno 2016
​Ora che la musica scandisce le scene del nostro corto, possiamo finalmente creare lo storyboard e dare una forma alla nostra storia
Lungo i sentieri della Valle della Preproduzione abbiamo immaginato un soggetto, scritto una storia e disegnato i personaggi. Adesso dobbiamo lanciarci nella dimensione delle immagini, e con un ultimo sforzo riuscire, speriamo, a guadagnare l’uscita da questo luogo così insolito e ipnotico.

Eh sì, le immagini. Quei quattro schizzi dei nostri personaggi non saranno certo il nostro unico contatto con il mondo della grafica, ed è il momento di iniziare a fare sul serio e di utilizzare tutta l’ispirazione raccolta per dare una forma visuale al materiale raccolto.
Come? Creando uno storyboard, ovvero una sequenza di disegni che corrispondono alle scene del nostro corto.​

Immagini, storytelling digitale

Come fare a dare forma a una storia attraverso le immagini?

Iniziamo. Prendete quel foglio su cui avete disegnato i personaggi, fatene alcune copie e ritagliatele. Se siete un po’ più digitali potete usare un tablet o un pc con un software di disegno. Se invece siete rigidamente tradizionalisti, appuntite pure le vostre matite, ma non disprezzate il digitale: vi permetterà di fare grandi cose, con assoluta semplicità. Inutile che ve lo dica: gli store sono pieni di software per il perfetto storyboarder, ma basta un programmino qualsiasi, anche di quelli che usano i bambini per colorare. Io ho usato Paper, una app di disegno che avevo scaricato sul mio iPad per i miei figli, ma di software ce ne sono davvero a centinaia, anche gratuiti.

Trasformare le scene in quadri: come nasce lo storyboard

Provate a disegnare le singole scene della vostra storia, come ve le immaginate. Non è difficile, perché sicuramente ve le siete già immaginate mentre limavate la vostra sceneggiatura. La cosa straordinaria è che non appena la matita tocca il foglio, il dito lo schermo o la mano il mouse …
ogni scena inizia a trasformarsi in un quadro: con il suo punto di vista, la sua ampiezza di campo, i suoi personaggi e il suo sfondo.
Così nasce uno storyboard.

Dateci dentro adesso! Immaginate il punto di vista per ogni scena, in modo che valorizzi i personaggi e le azioni. Esatto: le azioni. Il nostro è un corto di animazione, giusto? Provate a disegnare quello che succede in ogni scena. Se avete più azioni per ogni scena può essere utile dividere la scena fra più disegni, ma tenete conto che non possono succedere molte cose in pochi minuti, e quelle che saranno visibili devono imprimersi a fondo nella mente del pubblico. Avete presente la vostra fantastica introduzione, il serrato svolgimento e l’esilarante stravolgimento della vostra storia? Beh, ora devono essere ben percepibili e identificabili, altrimenti il vostro divertentissimo racconto non sarà mai compreso!

La trasformazione di una sceneggiatura in storyboard vi fa capire immediatamente cosa manca, cosa è in eccesso, cosa è detto male, cosa non si capisce: vi permette di valutare se ogni singola scena è davvero necessaria allo svolgimento della storia, se ogni azione è chiara.
Provate e riprovate e, una scena alla volta, modificate tutto quello che serve. Anche rimettendo mano alla sceneggiatura. Provate a eliminare le scene inutili e a valorizzare quelle fondamentali. A cambiare i punti di vista per enfatizzare un personaggio o un’azione. Se non riuscite a visualizzare un’idea, modificatela, stravolgetela, fino a che non diventa visuale.
Oppure scartatela, perché a volte cancellare è meglio che modificare!

Oh, e mentre disegnate fate andare la musica che avete scelto.
Ispiratevi. Provate a immaginare la durata delle singole scene, a mimare le azioni con le mani e a fischiettare i suoni.
Il problema è che adesso non potete ancora animare nulla?
Allora usate frecce, linee, onomatopee, e tutto quello che volete … Non c’è niente da scrivere in uno storyboard, solo da disegnare. Ricordate: uno storyboard non è un power point animato, ma una serie di disegni statici da cui l’animazione sembra voler saltare fuori in ogni istante!

E visto che, mai come in questo caso, un disegno vale più di mille parole, ecco lo storyboard di Closing Time:

storyboard closing time

Lo storyboard di Closing time

Forse non ce se siamo accorti, per quanto eravamo concentrati nel dare una forma alla nostra storia, ma pian piano è come se l’aria si sia fatta più serena. Certo stiamo salendo e quassù il sole è più forte, ma c’è qualcosa di più mite nell’aria. Il sentiero si è fatto più evidente, le salite più morbide, le curve più dolci.
Ed è proprio dietro una curva che …

Autore

  • Giuliano De Felice

    Archeologo, certo. A essere precisi, ricercatore universitario. Che dopo essersi sentito domandare per la millesima volta “Bello, che cosa hai scoperto oggi?”, inizia a capire alcune cose: per esempio che l’archeologia, quella vera, archeologi a parte, non la conosce nessuno; ma anche che irritarsi non vale, perché quella domanda rivela un vero desiderio di conoscenza. E allora l’archeologia prova a raccontarla: usando parole ma anche immagini, video, suoni e animazioni. Quello che oggi chiamiamo multimediale, ma che in fondo è da sempre semplicemente fantasia.

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