Il ‘servizio da tavola buono’? È in Terra sigillata

Ispirati dagli imminenti pranzi natalizi, abbiamo dedicato questa puntata di Archeoparole a una ceramica da mensa pregiata, la Terra sigillata. Scopriamola insieme

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Coppa in Terra sigillata gallica. Musée de la Civilisation gallo-romaine, Lione. © Chiara Boracchi

Il Natale sta arrivando. E mentre le strade della città sono illuminate da luci colorate, le vetrine dei negozi sfoggiano i loro addobbi migliori. Quelle di ceramiche, in particolare, sembrano già pronte per il cenone del 24 o per il pranzo del 25, con grandi tavolate apparecchiate con le stoviglie più chic.

Ispirati dall’atmosfera natalizia, dai pranzi e dai cenoni imminenti, abbiamo dedicato la prima puntata di Archeoparole alla Terra sigillata, una delle ceramiche pregiate da mensa più diffuse nell’Impero romano a partire dal I secolo a.C.

La Terra sigillata, cos’è

In pratica, la potremmo paragonare a un ‘servizio da tavola buono’, uno di quelli che anche noi amiamo sfoggiare per le grandi occasioni, come il pranzo di Natale o il cenone di Capodanno. Ed è riconoscibilissima. Tra le vetrine di un museo archeologico, è impossibile confonderla con altri tipi di ceramica soprattutto per via dell‘ingobbio, termine specifico che indica la patina colorata che la riveste, rossa o arancione, lucidissima. Serviva a impermeabilizzare coppe, piatti e ciotole che spesso erano anche decorati a stampo, realizzati ‘in serie’ con matrici tutte uguali e cotti in grandi forni da migliaia di pezzi ciascuno.

È una storia affascinante, quella della Terra sigillata, che parte da Arezzo, tocca le Gallie, l’Africa e un po’ tutto l’Impero, dato che a un certo punto della storia la Terra sigillata veniva venduta praticamente ovunque. Ed è anche una storia molto moderna.

Volete sapere perché?
Non vi resta che ascoltare il nostro podcast qui (cliccate sul player).

Ascolta il podcast sulla Terra sigillata

Ascolta “01 – Il servizio buono in Terra Sigillata” su Spreaker.

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