Bolli laterizi, cosa sono e perché ne parliamo

Grazie ai bolli laterizi, i mattoni ci regalano tante informazioni per capire il mondo romano. E ci rivelano molto anche sul ruolo delle donne

Bolli laterizi
Grazie ai bolli laterizi, è possibile stabilire quando sia stato costruito un edificio. In foto, le rovine di Ostia antica. © Chiara Boracchi

In epoca romana, non erano molte le possibilità di lavoro per le donne. Sappiamo però che diverse officine di mattoni erano in mano a donne: donne proprietarie, o direttirci di fabbrica, oppure semplici operaie. Vi pare strano? Eppure, a fornirci queste informazioni sono i mattoni stessi, attraverso i bolli laterizi.

Bolli laterizi, cosa sono

Quando leggiamo il termine ‘bollo laterizio’ sulla didascalia o sul pannello informativo di un museo, significa che nella teca di fronte a noi c’è un marchio stampato su un mattone di terracotta. Furono i romani a diffondere la pratica di marchiare i mattoni, a partire più o meno dal II secolo a.C., in piena età repubblicana. La forma del bollo era generalmente tonda o rettangolare e recava immagini e scritte.

bolli laterizi
Bollo laterizio. Fonte: Wikimedia commons

La funzione del bollo laterizio era infatti quella di evidenziare alcune informazioni importanti come l’anno di produzione – segnalato dal nome dei consoli in carica – e soprattutto il luogo di fabbricazione, cioè la figlina, ovvero l’officina in cui venivano realizzati materialmente i mattoni. E poi, molto spesso, sul marchio di fabbrica veniva impresso anche il nome del proprietario dello stabilimento.

Quante erano le donne proprietarie? Che cosa sappiamo di questo aspetto della società romana? E cosa ci rivelano, ancora, i bolli laterizi? Scopritelo ascoltando la nuova puntata di Archeoparole.

Ascolta la puntata sui bolli laterizi

 

Ascolta “05 – I bolli laterizi” su Spreaker.

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