Storie di nicchia: che cos’è la numismatica?

27 Giugno 2018
La moneta è un pendrive, un vero e proprio ‘contenitore di dati’: questo è ciò che ha fatto appassionare Grazia Salamone alla numismatica. E qui ci racconta la sua storia

Sono una numismatica. Sì, un’archeologa che si occupa di monete antiche. Più ‘nicchia’ di così, penserete. Be’, avete ragione. Per tanto tempo la numismatica è stata ricoperta da una patina polverosa o, in alternativa, da un’aura da collezionismo esclusivo. Oggi è cambiato qualcosa? Certamente qualcosa si è mosso, o meglio si sta muovendo…

Numismatica: cos’è e cosa non è

Ma andiamo per ordine.

Numismatica: parola spesso misteriosa alla quale, non di rado, si stenta ad associare un concetto chiaro e univoco. “Davvero collezioni francobolli?“: è una frase sentita tante volte, credetemi. Così come non è inconsueto che l’interlocutore, venendo a sapere di cosa mi occupo, se ne esca con certe monetine che il nonno trovò nell’orto…

La numismatica è qualcos’altro. La scienza che ho avuto la fortuna di incontrare tanti anni fa, in un’aula universitaria alla mia prima lezione da matricola, si occupa di ricostruzione storica e culturale; aggiunge importanti tessere ai contesti archeologici. Addirittura, in qualche caso, il documento monetale costituisce l’unica fonte ufficiale che attesti l’esistenza di una città.

Qualche tempo fa ho sentito una frase assolutamente appropriata per spiegare cos’è la moneta ai non addetti ai lavori: la moneta è un pendrive, un vero e proprio ‘contenitore di dati’ (Alberto Angela dixit). In un piccolo tondello di metallo, dal diametro anche di pochi millimetri, possiamo quindi leggere diversi ‘file’ che conservano importanti storie.

Come diventare un numismatico

Come leggere allora questi ‘file’? Va da sé che bisogna avere gli strumenti per farlo, cioè avere appreso i fondamenti della disciplina, solitamente in un percorso universitario; anche se molti collezionisti, provenienti pure da ambiti lontani da quello umanistico, hanno sviluppato conoscenze in materia più o meno ampie.

La mia è comunque una formazione ‘classica’ nel senso che ho seguito la via canonica: Corso di laurea in Lettere classiche (quello di una volta), Specializzazione in Archeologia e Dottorato, sempre con tesi in Numismatica antica. Ma soprattutto, lungo questa via ho incontrato una maestra che mi ha conquistato per le sue doti comunicative e la sua capacità di aprire nuovi orizzonti nell’affascinante territorio della storia e dell’archeologia.

Per farla breve: oltre vent’anni dedicati alla scoperta continua della numismatica. ‘Scoperta’: questo è per me lo studio e l’indagine scientifica, qualcosa che ti prende, ti entusiasma, ti butta giù quando imbocchi un percorso non promettente e poi magari ti sorprende.

Monete e immaginario antico

Negli ultimi anni per me la numismatica è stata soprattutto ricerca iconografica, ovvero analisi e interpretazione delle immagini raffigurate sui piccoli tondelli di metallo. Ovviamente nello studio della moneta non è possibile separare l’aspetto ‘materico’ (metallo, nominale) da quello tipologico, cioè riguardante le immagini impresse su entrambe le facce del tondello. E la numismatica non è soltanto studio delle immagini.

Basti pensare, ad esempio, alle indagini sui ‘tesoretti’ e sulle monete da scavo che ci raccontano del ‘circolante’ presente in una data area in una determinata epoca: ‘circolante’ nel senso di valuta, ma, possiamo aggiungere, anche nel senso di uomini e idee che transitavano e si spostavano e lasciavano appunto delle tracce materiali, come le monete.

Oggi – dicevo – il mio cuore batte per il fantastico mondo dell’immaginario antico. D’altra parte la ‘scuola’ numismatica da cui provengo (quella dell’Università di Messina) è stata una pioniera nel campo degli studi dell’iconografia monetale.

“Facile studiare le immagini”, penserà qualcuno. E allora dovrei parlarvi delle battaglie verbali sostenute in occasione di recenti convegni internazionali… Questo perché alcuni numismatici sostengono che l’interpretazione dell’immagine monetale è frutto di una visione soggettiva, ignorando che alla base della lettura iconografica c’è un rigoroso metodo di raccolta dei documenti: c’è la comparazione con altre fonti figurative per giungere infine all’esegesi.

Perché allora studiare le iconografie monetali? Beh, innanzitutto per un semplice dato di fatto: la moneta è un documento ufficiale emesso dalla Stato, polis/urbs o sovrano che sia. Per trasformare un quantitativo di metallo in moneta, lo Stato vi imprime un ‘segno’ (‘tipo’). È soltanto l’immagine (in greco: typos, sema) che trasforma un peso di metallo in una moneta (argyron episemon, metallo coniato), il cui potere d’acquisto è garantito dallo Stato.

È evidente, quindi, che la scelta delle immagini da imprimere sui tondelli non poteva essere lasciata al caso o all’estro dell’incisore di turno. Erano ‘segni’ che comunicavano idee e messaggi, prodotto della ‘propaganda’ del tempo.

Pensiamo a quanto viaggiavano le monete: ad esempio, le ‘civette’ ateniesi (così dette dal tipo della civetta, presente al rovescio dei tetradrammi di Atene) che raggiunsero ogni angolo del Mediterraneo, oppure i sesterzi romani che seguirono i legionari fin nelle più lontane province dell’Impero.

sesterzio di Caligola

Caligola, sesterzio, Roma, 37-38 d.C. – foto: coinarchives.com

 

Un antico social medium

Possiamo proprio dire che la moneta era un social medium d’eccezione, destinato a circolare nella ‘rete’ del tempo. Comunicava a differenti livelli sociali e con diverse modalità a seconda delle epoche e delle aree d’interesse, ma lo faceva in modo diretto.

Osserviamo il sesterzio di Caligola: il Princeps parla alle truppe stanti dinanzi a lui in file serrate. È la rappresentazione dell’atto più comunicativo in assoluto, l’orazione, come evidenzia anche la scritta (legenda), ADLOC(utio) COH(ortium), cioè arringa alle coorti pretoriane.

Il podio, la mano destra levata nel tipico gesto dell’oratore sono dettagli che caratterizzano il protagonista e fanno capire all’osservatore di che scena si tratti, anche al di là della scritta. Per di più, le dimensioni enfatizzate dell’oratore segnalano il carattere ‘forte’ e autocratico dell’autorità imperiale del tempo.

Le immagini dovevano essere essenziali, in quanto andavano adattate alle dimensioni del tondello. I tipi erano simili a ideogrammi, sintetici ma al tempo stesso ‘parlanti’, significativi agli occhi del fruitore del tempo. Si trattava di un ‘codice monetale’ specialistico, riconoscibile all’interno del più ampio linguaggio per immagini usato in Antico.

Studiare i tanti tipi impressi sulla moneta (personaggi divini e umani, animali reali e fantastici, elementi vegetali e oggetti vari), in sinergia con gli altri dati forniti dalla moneta, significa recuperare il valore della moneta in quanto documento storico d’eccezione.

Immagini che parlano

Senza dubbio, in ogni tempo, le immagini colpiscono l’attenzione e veicolano messaggi in modo immediato. Utilizzare le immagini trasmesse a noi attraverso i più disparati supporti (vaso, statuette, rilievi, monete, etc.) può quindi contribuire a spalancare finestre sul nostro passato e far scoprire orizzonti storici e culturali percepiti come lontani, incomprensibili o poco interessanti.

Per questo, negli ultimi anni ho scelto di affiancare alla ricerca scientifica il (non facile) percorso della comunicazione/divulgazione online e offline. Il mio blog IconArte e i social media da un lato, e i laboratori per i più piccoli dall’altro, sono i ‘luoghi’ in cui racconto le immagini (e l’immaginario) antico, soprattutto attraverso le monetine che, per le loro caratteristiche, incuriosiscono tutti, adulti e bambini.

Perché siamo tutti d’accordo: comunicare e ‘far conoscere’ è il primo passo verso la valorizzazione e la tutela del patrimonio culturale. E un passo fondamentale per far conoscere il lavoro dei professionisti del mondo antico, incluso quello dei ‘non-collezionisti-di-francobolli’.

 

Per saperne di più

Maria Caccamo Caltabiano, Il significato delle immagini. Codice e immaginario della moneta antica, Reggio Calabria, Falzea editore, 2007 (Semata e Signa 4).

Grazia Salamone, Comunicare la moneta sul web. Modalità, strumenti e audience al tempo dell’Archeologia Pubblica, in Serafina Pennestrì (a cura di), Atti del II Workshop ‘Medaglieri Italiani. Workshop, itinerari, mostre e laboratori’ (Taormina – Siracusa, 27-29 ottobre 2016), “Notiziario del Portale Numismatico dello Stato” 10, 138-150.

Autore

  • Grazia Salamone

    Archeologa numismatica, lunghi anni di ricerca universitaria e un presente da freelance della cultura. È co-founder dell’associazione culturale DRACMA Circulating Culture, per la quale progetta e conduce attività di divulgazione di storia e archeologia presso musei, biblioteche e spazi culturali. Adora ‘tirar fuori’ le storie dagli antichi reperti e raccontarle anche attraverso il suo blog (Iconarteblog) e i canali social. Profondamente convinta che la ricerca scientifica debba uscire dalla torre d’avorio accademica e ‘parlare’ ai diversi pubblici. Ovviamente con toni e linguaggi adeguati.

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