Dal convegno di Massa Marittima, i trend della archeologia pubblica italiana

2 Ottobre 2017
Due giornate, due temi, due generazioni di archeologi a confronto: bilancio delle giornate in memoria di Giovannangelo Camporeale (Massa Marittima, 23 e 24 settembre 2017).

Si respirava un’aria nuova il 23 settembre scorso a Massa Marittima, durante la prima delle due giornate che il Comune ha dedicato al ricordo del grande archeologo Giovannangelo Camporeale, scomparso nel luglio scorso. Un’aria fresca, e non solo per l’età anagrafica dei relatori, ma anche e soprattutto per i metodi e gli approcci che spingono la nuova generazione di archeologi a confrontarsi con la ricerca e con gli aspetti sociali che il mestiere di mediatore tra passato e presente porta con sé.

Infatti la giornata, interamente dedicata all’archeologia pubblica e al rapporto tra passato e società contemporanea, ha visto la partecipazione (attraverso Call for papers) di giovani ricercatori impegnati sul territorio toscano in progetti di scavo, valorizzazione e comunicazione dell’archeologia.

Minimi comuni denominatori in archeologia pubblica

Ascoltando le relazioni e le riflessioni che ne sono scaturite è stato possibile delineare i denominatori comuni di questo nuovo approccio all’archeologia.

Innanzitutto, e lo si capisce anche semplicemente scorrendo il programma della giornata, è emerso come la ricerca archeologica abbia superato i confini delle aule universitarie per diventare professione a tutti gli effetti. Le afferenze dei relatori, infatti, non sono più univocamente legate alle università: l’archeologo della nuova generazione può fare ricerca – dallo scavo alla divulgazione dei dati – anche per enti pubblici e privati. Enti che investono in progetti archeologici finalizzati al coinvolgimento del pubblico e delle comunità locali: progetti concepiti per contribuire ai processi di riappropriazione collettiva del passato che possono essere forieri, oltre che di crescita culturale, anche di sviluppo economico sostenibile.

È il caso per esempio delle Associazioni culturali Progetto Archeologico Alberese e Past in Progress, attiva a Populonia, o della Società Parchi Val di Cornia, che ha mostrato come il turismo culturale, legato ad attività di ricerca e valorizzazione del patrimonio archeologico, generi ricadute economiche significative sul territorio.

Il cantiere aperto fa trend

L’archeologo contemporaneo sa anche cogliere le necessità di un pubblico sempre più desideroso di comprendere i meccanismi della ricerca sul campo. E così i cantieri archeologici abbattono le barriere del “vietato l’accesso ai non addetti ai lavori” per raccontare in tempo reale, ad adulti e bambini, la storia del sito e i metodi utilizzati per ricostruirla.

Negli ultimi anni il ‘cantiere aperto’ è diventato senza dubbio un trend, e in alcuni casi l’occasione per raccogliere fondi: attorno alle campagne di scavo (che durano mediamente 4/5 settimane) si articola un serratissimo calendario di eventi organizzati dagli archeologi per coinvolgere e sensibilizzare i cittadini del luogo e, talvolta, i turisti.

È ciò che accade, per esempio, a Vignale-Riotorto (Piombino, LI), allo scavo elbano di San Giovanni nella Rada di Portoferraio e, da tempi recentissimi, al porto romano di San Gaetano a Vada (Rosignano M.mo, LI).

Archeologi e cittadini attivi

Ma c’è molto di più. Nella emergente società della conoscenza gli archeologi si confrontano direttamente con i cittadini scambiando le reciproche competenze, così che i cittadini possono svolgere un ruolo veramente attivo nelle scelte sulla ricerca e la gestione del patrimonio.

Può trattarsi di un facoltoso privato che per passione (e strategia) decide di finanziare la realizzazione, nella propria tenuta, di un parco archeologico con annessa mostra temporanea, come all’Azienda Rocca di Frassinello. Oppure di cittadini/volontari che, dopo un percorso condiviso con il direttore del museo, a seguito dell’allontanamento di quest’ultimo e nell’incertezza del futuro, si ribellano all’amministrazione in difesa della propria eredità culturale. È accaduto nell’Area archeologica di Massaciuccoli romana, dove il Gruppo archeologico massarosese ha rinunciato a gestire il museo senza il giovane direttore/archeologo che lo ha curato negli ultimi anni.

In memoria di Camporeale

Più tradizionale è stata la seconda giornata, dedicata a Giovannangelo Camporeale e agli studi di etruscologia. C’erano la moglie e la figlia Elisa, i colleghi, gli allievi. E tra il pubblico c’era un gruppetto di cittadini intimamente legato a lui e alle attività da lui svolte per il territorio di Massa Marittima e per le quali nel 2016 fu insignito della cittadinanza onoraria: gli scavi del sito dell’Accesa e la realizzazione del Museo archeologico cittadino.

La direttrice dei Musei di Massa Roberta Pieraccioli ha lanciato la bella idea di intitolare il Museo civico al professore. L’ultima parola, tuttavia, spetta al Sindaco: staremo a vedere.

Intanto è stata avviata una raccolta fondi per ripristinare il percorso di visita dell’Accesa, tagliare l’erba alta e rinnovare i pannelli. I primi risultati si sono visti già durante il convegno, quando il 50% degli incassi del bookshop allestito per l’occasione è stato devoluto alla causa. La stessa formula sarà ripetuta i prossimi 20 e 21 ottobre in occasione del convegno organizzato per il settimo centenario del grosso massetano Per una storia economica e sociale della Toscana bassomedievale: le monete e le zecche, che si terrà nella medesima sede.

Scoprire Massa Marittima

Per capire le ricadute indirette che questo incontro ha portato sul territorio, al di là del veniale vitto e alloggio per i relatori (della seconda giornata), basta dare un’occhiata ai profili social della nuova generazione di archeologi e del pubblico intervenuto nella prima giornata: si scoprirà che Massa Marittima, con i suoi palazzi storici e i vicoli di pietra, ha fatto il giro del web a costo zero, mostrandosi così a persone altrimenti irraggiungibili.

Autore

  • Carolina Megale

    Archeologi si nasce! Il suo segreto è la faccia tosta, che usa per trovare finanziamenti per i suoi progetti, in tutti i modi possibili. L’altra faccia, quella nascosta, è segnata da anni di studio, dedizione e determinazione. Cerca di fare il suo mestiere in modo eclettico e di trasmettere a tutti, in aula, al museo e per strada, la passione per un passato che rivive nella nostra società.

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