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C’era una villa romana: come raccontare Vignale attraverso i fumetti

2 Gennaio 2016
Più che un fumetto, un esperimento: C'era una villa romana vuole raccontare la storia e gli scavi di Vignale attraverso un linguaggio efficace e accessibile

Gli archeologi di Vignale, bisogna ammetterlo, hanno una marcia in più. Il progetto di ricerca che ruota attorno allo scavo di una porzione di territorio intriso di storia e sospeso tra le colline maremmane e il mare, poco lontano dal paese di Riotorto e dal Comune di Piombino, anno dopo anno si arricchisce non solo di spessore scientifico e densità di informazioni storiche, ma anche e soprattutto di valore culturale e di grande forza comunicativa.

Vignale, c'era una villa romana

C’era una villa romana – copertina.

 

​Tra le tante iniziative promosse negli ultimi anni dagli archeologi dell’Università di Siena per far conoscere ad un pubblico il più ampio possibile la storia del sito in corso di scavo vi è anche il libro, recentemente pubblicato, “C’era una villa romana. Cinque archeostorie a fumetti da Vignale di Maremma” scritto da Elisabetta Giorgi e illustrato da Massimo Panicucci.
Mi sembra di vederla Elisabetta, seduta a bordo scavo con attorno uno stuolo di bambini e ragazzini, che, con il libro tra le mani, comincia il suo racconto: “C’era una villa romana, sorgeva lungo una strada, la via Aurelia, che fu fatta costruire, nel lontano 250 avanti Cristo, da un console romano che di nome si chiamava proprio Gaio Aurelio Cotta. Che intuizione geniale ebbe quell’illustre cittadino, perché quella strada era destinata a cambiare per sempre non solo le abitudini di quanti l’avrebbero percorsa per recarsi da Roma a Pisa e a Luni, qui in Toscana, e poi verso Genova e la Francia, quella che allora era la Gallia. Ma quella strada avrebbe stravolto, in positivo, anche la vita di quanti lungo il suo tracciato abitavano. E proprio qui a Vignale, lambita dal passaggio dell’Aurelia, in epoca romana sorse una grande villa, una casa a pochi passi dal mare in cui rilassarsi, oziare, incontrare amici e conoscenti e con essi ostentare potere e ricchezza. E poi ancora…”.

I fumetti, un esperimento comunicativo per raccontare Vignale

​​A guardarlo sembrerebbe davvero un libro di fiabe: la copertina rigida, il formato grande, il titolo a lettere capitali, “C’era una villa romana”, che ha il sapore degli incipit che promettono un piacere assicurato nella lettura. Se poi lo si apre e si inizia a sfogliarlo, la sorpresa è doppia, perché si scopre che in realtà si tratta di un fumetto e che ancor prima che leggere bisogna seguire il dispiegarsi della storia striscia dopo striscia e che i particolari si annidano proprio nelle bellissime illustrazioni, loquaci al pari dei testi racchiusi dalle nuvolette. Un “esperimento comunicativo” quello del fumetto che risulta doppiamente apprezzabile e coraggioso: innanzitutto perché non rientra tra gli strumenti divulgativi tradizionalmente adottati dagli archeologi e con cui hanno senza dubbio minore dimestichezza. E poi perché tale scelta implica, più di altre, un notevole sforzo di immaginazione, senza la quale costruire il canovaccio della storia sarebbe risultato praticamente impossibile. Poco male, perché se gli archeologi sono in grado di servirsi della fantasia oltre che della razionalità, di lasciar decantare nella propria mente le informazioni dopo averle estorte alla terra a colpi di piccone, ciò che può venirne fuori è una storia di uomini e cose più che una relazione fatta di unità stratigrafiche e datazioni.
La sensazione che si ha, scorrendo le pagine del volume, è proprio quella di guardare, tradotto nella bidimensionalità della carta, un film. La nettezza delle linee, l’estremo realismo dei personaggi, la vivacità dei colori e la spettacolarità delle ambientazioni assieme all’immediatezza e umanità dei dialoghi hanno davvero ben poco di costruito e rivelano semmai una regia unitaria sapiente, capace di minimizzare il dato archeologico e potenziare la dimensione narrativa della ricostruzione storica offerta. Più che i singoli scenari, ricostruiti grazie allo scavo archeologico, e gli avvenimenti storici noti dalle fonti ciò che davvero conta sono gli uomini e le donne che in quegli ambienti hanno agito e che di quei fatti sono stati testimoni e protagonisti; la microstoria più che la macrostoria, quella che lega il passato alla contemporaneità e che può, soprattutto quando ci si rivolge a un pubblico di giovani lettori, fungere da catalizzatore di un interesse autentico e detonatore di iniziative a difesa del proprio patrimonio.

Un modo per raccontare anche i reperti

Molto spesso gli autori di racconti o romanzi amano, come si può leggere in nota in tanti libri, ispirarsi a fatti reali e magari costruire sembianze e atteggiamenti dei loro personaggi avendo ben in mente volti e caratteri reali. In questo caso, l’archeologa narratrice Elisabetta non poteva certo resistere alla tentazione irresistibile di inserire qua e là nella storia elementi “verissimi”, oggetti grandi e piccoli realmente recuperati nello scavo di Vignale: una tegola bollata e con l’impronta della zampa di un cane, una gemma in pasta vitrea, un bussolotto per dadi, un’anfora con incisione. Ma anche i volti di alcuni personaggi hanno un aspetto famigliare; uno dei mosaicisti africani assomiglia in maniera impressionante a un archeologo che ho già visto da qualche parte… Lo riconoscete anche voi?
Vignale, villa romana

Il fumetto è un espediente per raccontare non solo la storia di Vignale, ma anche i reperti realmente recuperati.

Il volume “C’era una villa romana” è stato realizzato grazie al supporto dell’Associazione Cultura e Spettacolo di Riotorto, promotrice di numerose iniziative culturali e ricreative il cui scopo è proprio quello di contribuire alla riscoperta del territorio e alla conservazione e valorizzazione dell’identità locale. Il libro non lo trovate in libreria, per averlo potete rivolgervi direttamente al gruppo Uomini e Cose a Vignale, contattandoli sulla pagina facebook. E anche se Natale è già alle spalle, non è mai troppo tardi per regalare e regalarsi un libro. In questo caso poi, acquistandolo, si contribuisce concretamente a sostenere il lavoro degli archeologi di Vignale impegnati non solo nello scavo, ma anche nel ben più delicato compito di riannodare i fili della memoria tra passato e presente.

Immagine

​Elisabetta Giorgi, Massimo Panicucci
C’era una villa romana. Cinque archeostorie a fumetti da Vignale di Maremma
​Associazione Culturale e Spettacolo Riotorto
Per info: Uomini e Cose a Vignale

Autore

  • Fino a qualche anno fa era un’archeologa come tante, divisa tra scavo e ricerca. Poi ha provato a unire le sue passioni: l’archeologia, i libri, la didattica. E allora è diventata un’archeologa che scrive storie, che si sporca le mani di terra assieme ai bambini, che ogni giorno s’inventa il modo per comunicare a grandi e piccoli la bellezza del nostro patrimonio.

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