Che cos’è l’anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo e perché interessa anche l’archeologia

Il 2017 è stato dichiarato dall’Onu Anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo. Di cosa si tratta? È un discorso prevalentemente ambientale o c’entra (e molto) anche l’archeologia? Vediamo assieme perché ci interessa.

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turismo sostenibile per lo sviluppo
Turismo sostenibile per lo sviluppo
Si tratta di uniniziativa dell’Onu, Organizzazione delle Nazioni Unite, decisa durante la 70° assemblea generale a New York nel settembre 2015. L’inaugurazione si è svolta il 18 gennaio a Madrid, mentre la chiusura dei lavori è prevista per dicembre a Ginevra. La celebrazione prevede una serie di eventi, conferenze e tavole rotonde in giro per il mondo per capire come rendere meno impattante e più equo il settore turistico, proponendo idee e soluzioni.  

Quella del turismo globale è infatti un’industria in crescita con un elevato impatto sull’ambiente: muove oggi un miliardo e 200 milioni di persone ed è responsabile del 5 per cento delle emissioni climalteranti mondiali; secondo dati Unwto, (Organizzazione mondiale del turismo), nel 2030 i viaggiatori arriveranno a quasi due miliardi di unità e produrranno il doppio dell’inquinamento, principalmente a causa dei trasporti aerei e automobilistici.

Quali temi affronta l’Anno del turismo sostenibile per lo sviluppo

Nella celebrazione vengono accostati per la prima volta due temi, quello del turismo sostenibile e quello dello sviluppo sostenibile. Il primo, ossia il turismo sostenibile riguarda il modo in cui i beni culturali e ambientali vengono fruiti. Ne abbiamo già parlato anche qui, sulle pagine di Archeostorie. Si tratta di un modo di viaggiare consapevole, in cui il turista compie azioni concrete (per esempio scegliere mezzi di trasporto ecologici come il treno invece dell’auto) per diminuire il proprio impatto sull’ambiente, e preferisce itinerari, percorsi ed esperienze che possano avere una ricaduta positiva non solo su un singolo sito, ma su un intero territorio.

Parco di Pontecagnano
Nel parco archeologico di Pontecagnano, la realizzazione di orti urbani proprio all’interno del sito ne ha fermato il degrado. © Chiara Boracchi

Lo sviluppo sostenibile è invece un tipo di sviluppo economico che, pur puntando al profitto, mira anche a preservare le risorse evitando che vengano degradate o addirittura distrutte, consentendoci di goderne e garantendone la fruizione anche alle generazioni future. Per quanto riguarda i beni culturali, per esempio,questo significa che un uso responsabile dei siti,  attento alla gestione corretta degli spazi e dei flussi di visitatori non solo non li danneggia, ma addirittura ne favorisce la conservazione. Un esempio di cui abbiamo già parlato è l’area archeologica di Pontecagnano, in Campania, dove la realizzazione di orti urbani proprio all’interno del sito ne ha fermato il degrado, ha favorito la coesione sociale e ha permesso una riscoperta della storia etrusca.

sustainable development goals
Puntare sul turismo sostenibile per lo sviluppo significa anche contribuire al raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile di Agenda 2030. © Agenda 2030

Come si intrecciano turismo sostenibile e sviluppo

Scopo della manifestazione è di raggiungere attraverso il turismo sostenibile gli obiettivi di sviluppo sostenibile al 2030, sintetizzati in 17 punti nel documento Agenda 2030  dell’Onu.
Grazie a questa pratica è per esempio possibile promuovere una crescita economica più equa; ridurre la povertà e moltiplicare le occasioni lavorative nelle economie emergenti, dove si prevede sarà diretto il 57 per cento dei viaggiatori tra tredici anni; recuperare radici e tradizioni e trasmettere i valori della diversità culturale con la promozione dei siti di interesse storico-archeologico; favorire la comprensione reciproca tra i popoli e la sicurezza internazionale; migliorare la protezione dell’ambiente e della biodiversità e contribuire a mitigare le cause del riscaldamento globale, diminuendo le emissioni climalteranti di tutto il settore.

L’impatto del riscaldamento globale sul turismo

Ridurre l’inquinamento dell’industria turistica fa bene non solo al pianeta, ma anche al turismo stesso e ai beni culturali e ambientali. Se infatti è vero che il turismo di massa rischia di peggiorare gli effetti riscaldamento globale, è altrettanto vero che il riscaldamento globale minaccia di distruggere numerosi siti e monumenti meta di viaggiatori, con ricadute negative sulle comunità che vivono grazie a questo settore.

Cos’è il riscaldamento globale

Per riscaldamento globale si intende il rapido aumento medio delle temperature terrestri rispetto all’epoca preindustriale. Secondo l’Ipcc, cioè il gruppo intergovernativo che studia il cambiamento climatico, più si alza la temperatura terrestre, più aumenta il rischio di eventi climatici estremi, come uragani, alluvioni, ondate di calore, siccità, e conseguenze disastrose, come scioglimento dei ghiacci ai poli cui segue un innalzamento del livello degli oceani.

Cosa succede ai beni culturali

Secondo uno studio congiunto di Ispra, l’Istituto superiore protezione e ricerca ambientale e Iscr, l’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, pubblicato nel 2015, nel nostro Paese solo a Roma sarebbero oltre 28.000 i beni architettonici e archeologici a rischio alluvioni. Secondo altri dati, che invece riguardano i siti patrimonio mondiale dell’umanità e pubblicati dall’Università di Innsbruck e dall’Istituto di ricerca degli impatti climatici di Potsdam, sarebbero oltre 130 i siti patrimonio dell’umanità che rischiano di scomparire o di subire danni irreparabili nel giro di poche decadi a causa dell’aumento del livello dei mari e della mancata gestione dei flussi turistici incontrollati.
Roma, Mercati di Traiano
Secondo uno studio Ispra-Iscr, solo a Roma sarebbero oltre 28.000 i beni archeologici e architettonici a rischio alluvioni nei prossimi 200-500 anni. © Chiara Boracchi

Cosa c’entra tutto questo con l’archeologia e in particolare con l’archeologia pubblica

I punti di contatto sono sostanzialmente tre: il primo è che, attraverso la promozione della pratica del turismo sostenibile, tutti i beni e le aree archeologiche possono contribuire all’attività di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, aiutando così le regioni e il governo a rispettare gli obiettivi internazionali; il secondo è prettamente economico e riguarda il fatto che la promozione del turismo sostenibile va a intercettare una fetta di mercato in crescita: solo in Italia, dice il rapporto Univerde-Ipr marketing “Italiani, turismo sostenibile e ecoturismo”, gli ecoturisti sono il 16 per cento dei viaggiatori; il terzo punto riguarda invece il fatto che il turismo sostenibile è a tutti gli effetti un processo con diversi attori in gioco (dai singoli turisti alle strutture ricettive, dai musei ai parchi) che punta a mettere in rete diverse realtà per la promozione stessa e lo sviluppo sostenibile di un intero territorio. Un concetto che rientra nell’ambito di ricerca dell’archeologia pubblica.

Cosa fa Archeostorie

Archeostorie ha deciso di dare il suo contributo – seppur indiretto – al tema della celebrazione lanciando, per il secondo numero del suo Journal of Public Archaeology, la call for papers The sublime triangle: si intendono cioè  indagare i possibili punti di contatto tra l’archeologia pubblica, il turismo sostenibile e lo sviluppo sostenibile dei territori. Come far dialogare questi tre concetti? Archeostorie si è già occupato di alcuni esempi virtuosi come quello già citato di Pontecagnano o quello del Bosque de Pòmac in Perù. Ma quanti altri progetti esistono che consentono di coinvolgere visitatori e realtà del territorio, diffondere consapevolezza, valorizzare e tutelare il patrimonio storico-archeologico e allo stesso tempo produrre benefici economici e ambientali?

Noi siamo convinti che questa sia la strada giusta da seguire. Per dimostrarlo, attendiamo i vostri papers.

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