4. Gli schinieri rubati

IL GUERRIERO FANTASMA. Un giallo controcorrente dalla terra dei Sanniti
Quarta puntata: Gli schinieri rubati

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Tomba dipinta da Nola, corteo di guerrieri, particolare delle gambe dei guerrieri con gli schinieri. Napoli, Museo archeologico nazionale - via Wikimedia Commons

Non bastano i discorsi sul misterioso Guerriero Fantasma che si aggira tra le tombe. Non basta una figura incappucciata avvistata proprio alla necropoli. E pure un funerale finito in disastro. Ben altro deve ancora accadere!

 

«Vi rendete conto di cos’avete combinato?»

Papà si è tolto l’elmo e l’ha sbattuto per terra, un gesto mai visto prima. Era così arrabbiato che sputava le parole. «Stazio Trebio era furibondo! Si è indebitato fino al collo per seppellire degnamente il padre, e voi avete rovinato tutto!»

Io tiravo su col naso e me lo stringevo forte. Aveva smesso di sanguinare, ma faceva malissimo.

Laria ha ricambiato lo sguardo furente di papà senza battere ciglio. Indossava ancora le vesti colorate da cerimonia, ma i capelli erano tornati quelli di sempre, scompigliati e arruffati dal vento.

«Hai picchiato tuo fratello durante un rito sacro, davanti ai rappresentanti di tutti i villaggi…»

«Sì» ha risposto lei semplicemente.

«Sì? È tutto quello che hai da dire?» Papà si è rivolto a me: «E tu smettila di frignare!»

«Bi fa bale» ho biascicato.

«Te la sei cercata. E un guerriero non piange per un po’ di sangue dal naso.» Papà ha guardato prima me e poi Laria. «Scusatevi a vicenda e stringetevi la mano. Poi parleremo della vostra punizione.»

Io ho subito allungato la mano, ma Laria ha incrociato le braccia sul petto.

«Adesso!» ha ordinato papà.

Mia sorella ha sollevato appena il mento. Fronteggiava papà senza abbassare gli occhi. In quel momento, piccola com’era davanti a un omone muscoloso in armatura, mi è sembrata la più alta nella stanza.

Mi aspettavo che papà le desse uno schiaffo, invece, dopo un tempo infinito, è stato lui a distogliere lo sguardo per primo. «Perché due gemelli non possono scambiarsi la personalità?» l’ho sentito borbottare.

Quella frase mi ha fatto più male del pugno di Laria.

In quel momento Mamerco è entrato di corsa nella stanza, senza nemmeno chiedere permesso. Era pallido e sembrava spaventato senza il suo solito sorriso. «Signore, io… non so come sia potuto succedere… gli schinieri…»

«Cosa c’è ancora?» ha tuonato papà.

«Signore, gli schinieri di Maio sono scomparsi.»

«Scomparsi? Come sarebbe a dire, scomparsi?»

Mamerco ha preso fiato, sbirciandolo nervoso. «Ero nell’armeria, signore, e stavo lucidando il tuo scudo, quello rosso con le borchie d’argento…»

«So com’è fatto il mio scudo, accidenti!» è sbottato papà. «Va’ avanti!»

«… e ho sentito un fruscio e mi sono voltato e…» Mamerco ha allargato le braccia, costernato. «Gli schinieri di Maio non c’erano più. La lancia, la corazza, la spada, l’elmo, lo scudo erano lì dove li avevo lasciati, ma gli schinieri no, e non sono riuscito a trovarli da nessuna parte.»

Io e Laria ci siamo guardati. Ero sicuro che questa fosse la sua vendetta per lo scherzo delle scarpe. Una strana vendetta, però: mia sorella sa benissimo che non me ne può fregare di meno delle armi. Mi avrebbe fatto arrabbiare molto di più se avesse rubato la mia cetra o il cavallino di bronzo che mi hanno regalato papà e mamma per il compleanno.

Papà ci ha squadrati con una faccia così scura da farmi indietreggiare. «Voi due ne sapete qualcosa? È un’altra prodezza delle vostre?»

«Non posso mica derubarmi da solo!» ho protestato indignato.

«Non guardare me» ha detto Laria. «Io non colpisco mai alle spalle.»

«In faccia sì, però, eh?»

«Sei così brutto che non fa molta differenza.»

Mamerco si è infilato tra noi a braccia alzate per evitare che ci mettessimo di nuovo le mani addosso e si è rivolto a papà: «Signore, ne sono sicuro, non sono stati i gemelli. Questa è opera del Guerriero Fantasma!»

«È vero!» ho urlato io all’improvviso. Tra il pugno di Laria, la sfuriata di papà e tutto il resto mi era quasi passato di mente, ma a quel punto la paura mi è tornata tutta insieme. «L’ho visto anch’io, alla necropoli! Si aggirava tra le tombe per cercare le sue armi e… forse ha lasciato un messaggio nella mia camera… e mi ha tirato un frutto marcio durante l’addestramento.»

«È arrabbiato perché la sua sepoltura è stata violata» ha spiegato Mamerco per darmi manforte.

Laria ha alzato le sopracciglia. Papà guardava dall’uno all’altro, paonazzo, senza parlare.

«Lo spirito ce l’ha con me perché non merito l’onore delle armi!» ho confessato a bassa voce, e ho sentito le guance bruciare. «È per questo che ha preso i miei schinieri…»

Papà continuava a tacere. Poi, con un movimento improvviso, ha afferrato Mamerco per una spalla. «Vieni con me, ragazzo. Dovrai darmi una spiegazione un po’ migliore di questa.»

«Io non ho fatto niente, signore!» si è difeso Mamerco con voce flebile per lo spavento.

«Hai preso in consegna gli schinieri, eri solo nell’armeria e l’unica scusa che sai trovare per l’accaduto è il furto di un fantasma. Credi di prendermi in giro?» Papà l’ha strattonato verso la porta. «Avanti, cammina.»

Io e Laria siamo scattati contemporaneamente per aggrapparci alle sue braccia. «Fermati, papà!» l’ho implorato io. «Non è stato Mamerco!»

«Cosa vuoi che se ne faccia degli schinieri?» ha aggiunto mia sorella, più fredda e razionale. «Non potrebbe usarli in battaglia e neanche barattarli: sono troppo preziosi, tutti capirebbero subito che li ha rubati a un ragazzo di nobile famiglia.»

Mamerco apriva e chiudeva la bocca in silenzio, tramortito dalla paura.

Ma papà, sordo alle proteste come alle suppliche, ci ha allontanati con una manata e ha spinto il nostro amico fuori dalla stanza.

Abbiamo sentito i suoi singhiozzi allontanarsi, finché non è calato il silenzio.

Laria mi ha guardato. Aveva le labbra così strette che erano sbiancate. «Ci ha seguiti e aiutati per tutta la vita» ha detto. «Adesso tocca a noi.»

«Sì, ma cosa possiamo fare? Papà è il signore di queste terre, e Mamerco è figlio di contadini.»

«Non è ovvio? Dobbiamo trovare il fantasma e mostrarlo a tutti.»

Per un momento ho sperato di aver sentito male. «Trovare il… e dove, scusa?»

Laria ha alzato gli occhi al cielo. «Dove abitano i morti, genio? Nella necropoli. Dovremo farlo di notte, altrimenti qualche adulto ci fermerà di sicuro. Bisogna capire qual è la tomba violata, scoprire il ladro, recuperare il corredo trafugato e rimetterlo a posto. Così lo spirito potrà trovare pace.»

Ho deglutito. Vagare per la necropoli di notte a caccia di fantasmi, scavare nelle tombe, braccare un pericoloso ladro.

Ci aspettava un’estate movimentata.

 

Ladri, fantasmi e una ragazza coraggiosa: cosa potrà mai accadere?

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