Archeologia pubblica in Lombardia: un’indagine rivela cosa e quanto si fa

‘Le vie della valorizzazione in Lombardia’ è un progetto che ha passato in rassegna le attività di archeologia pubblica nella regione. Per dar vita a un sistema forte e integrato

Archeologia pubblica Lombardia
Primo incontro sull’archeologia pubblica in Lombardia. 20 dicembre 2017

Cosa e quanto si fa in Lombardia per avvicinare l’archeologia ai cittadini, e per coinvolgere sempre più persone nell’indagine sul passato? E come proseguire e migliorare? E’ un’impresa coraggiosa e complessa quella intrapresa di Luca Peyronel, direttore del Laboratorio Archeoframe dell’Università Iulm di Milano e Marco Edoardo Minoja, segretario regionale per la Lombardia del Mibact, col sostegno della Regione Lombardia. Un’indagine a tutto tondo svolta da un pool nutrito di specialisti in un arco di tempo piuttosto breve, quattro mesi, ma che ha saputo fornire un quadro complessivo dello ‘stato dell’arte’ nella regione, e ha avviato un lodevole e proficuo dibattito sulle azioni future. Su cosa fare per percorrere al meglio Le vie della valorizzazione in Lombardia, come recita il titolo del progetto.

Una politica regionale per l’archeologia

L’iniziativa si inserisce nel solco ampiamente tracciato nell’ultimo decennio da politiche regionali che hanno sostenuto finanziariamente e incoraggiato progetti di catalogazione e valorizzazione dell’archeologia regionale. Sono state realizzate banche dati, aperti musei e siti archeologici, attuati progetti di comunicazione e informazione turistico-culturale. Insomma in Lombardia si è fatto tanto, molto più che in altri luoghi d’Italia. Ora serve tirare le fila di questo decennio proficuo, e proprio per questo attendiamo con ansia la pubblicazione dei risultati dell’indagine. Ma la giornata conclusiva del progetto, tenutasi il 20 dicembre scorso a Milano tra Palazzo Litta, sede del segretariato regionale, e l’Università IULM, e significativamente intitolata Archeologia e comunità: una stratigrafia di relazioni. Primo incontro sull’archeologia pubblica in Lombardia, ha già fornito dati interessanti.

La presentazione è stata affidata a Luca Peyronel, direttore del pool di ricerca, che ha narrato come sia stata realizzata una schedatura dei progetti e delle attività di comunicazione e valorizzazione di 103 siti archeologici regionali, ben distribuiti in 37 siti preistorici, 36 di età romana e 30 medievali. Dalle iscrizioni rupestri della val Camonica al teatro di Cividate Camuno a Milano romana; dalle palafitte di Lucone di Polpenazze agli etruschi di Bagnolo San Vito al medioevo di Castelseprio; dalla villa di Desenzano alle grotte di Catullo a Sirmione a Brescia romana a Calvatone sede di romane battaglie. Per citare solo qualche nome. L’alto numero rivela già quanto tali aree strutturate siano presenti capillarmente in tutto il territorio regionale. Ma, al di là dei siti più noti, quanto tali luoghi sono effettivamente frequentati da cittadinanza locale e turisti?

Archeologia pubblica in Lombardia - convegno
Primo incontro sull’archeologia pubblica in Lombardia, 20 dicembre 2017. Sessione plenaria a Palazzo Litta

Cosa è stato fatto

Di tutte queste aree si è dunque verificata l’attività dei siti sul web e sui social media; sono stati valutati la pannellistica e i percorsi proposti, i percorsi naturalistici (ove presenti), nonché le strutture per abbattere le barriere architettoniche; sono state monitorate la presenza di ricostruzioni virtuali o altri apparati multimediali e le attività didattiche; sono stati individuati tutti gli scavi in corso aperti al pubblico.

Si è proceduto poi con un’analisi SWOT che ha preso in considerazione i siti in rapporto ai contesti sociali e alle comunità locali, e una valutazione delle risorse culturali dei territori interessati da siti archeologici. Il risultato è quella rete di punti (in realtà delle macroaree) diventata logo del progetto, che vuole mettere in evidenza la capillarità e l’interconnessione delle iniziative nella regione. E il proposito di ‘fare rete’ sempre più per dar vita a un sistema di valorizzazione integrata del patrimonio archeologico lombardo.

Tutto il progetto è stato oggetto di un’assidua comunicazione online con un blog e canali social (Instagram, Facebook), e del contest fotografico #archeolombardia. Da ultimo, l’incontro del 20 dicembre a cui hanno partecipato archeologi da tutta la regione. Una regia impeccabile, a parte il gelo a Palazzo Litta. Quattro keynote speaker su temi ‘caldi’: archeologia e comunicazione, archeologia e città, archeologia e paesaggio, archeologia e sviluppo sostenibile. Quattro voli arditi, con tanti sassi gettati sullo stagno della discussione. Poi quattro discussant incaricati di calare i ‘voli’ nella realtà lombarda e offrire temi al dibattito. E quattro discussioni accese e appassionate.

Archeologia pubblica in Lombardia - panel comunicazione
Primo incontro sull’archeologia pubblica in Lombardia. 20 dicembre 2017. Panel Archeologia e comunicazione

Ma esiste un’archeologia della Lombardia?

Ognuno ha portato le proprie esperienze, i propri successi e le proprie difficoltà. Si sono chiesti consigli e presentati dubbi. Tutto molto apertamente, quasi che fosse una conversazione tra amici. Qualcuno ha trovato risposte, altri non ancora. Ma le troveranno, forse, perché il cammino è appena iniziato e, come rilevato da tutti, dovrà necessariamente indirizzarsi verso strategie nuove per una maggiore condivisione della ricerca e dei suoi risultati con i cittadini. L’esigenza più sentita è stata quella di fare rete, e non solo per scambiare esperienze, buone pratiche, competenze; unirsi anche e soprattutto per far sentire una presenza forte e compatta, e attuare strategie di comunicazione comuni.

Emblematiche le parole di Aurora Raimondi Cominesi, studentessa di dottorato all’Università di Nimega, al termine del panel su ‘archeologia e comunicazione’: esiste davvero un’archeologia della Lombardia? Un’archeologia riconoscibile e palpabile così come accade altrove? Tutti zitti, un po’ imbarazzati, ma poi la risposta unanime è stata negativa. Si è fatto tanto, è vero, ci sono tanti bei musei e luoghi dall’allestimento impeccabile. Ma è mancata un’anima comune, una caratterizzazione chiara e riconoscibile che faccia dire alla gente “vado in Lombardia a vedere l’archeologia”. Non è un’utopia, si può fare. È forse il primo importante compito del ‘sistema’ regionale nascente.

 

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