Antichità pompeiane a Palermo: le Due Sicilie unite anche nel nome della cultura

Una collezione d’arte per Palermo, oltre che per Napoli: fu questa la lungimirante politica culturale del Regno delle Due Sicilie. Ora narrata in una mostra

Satiro versante, Due Sicilie - foto Iole Carollo
Satiro versante dalla Villa in Contrada Sora a Torre del Greco, Museo Salinas Palermo - foto Iole Carollo

Alzi la mano chi sa che al Museo Salinas di Palermo c’è un’importante collezione di oggetti e arte pompeiana. Pochi, immagino. Eppure, si tratta di opere di tutto rispetto. Si parte dai materiali trovati nella Casa di Sallustio di Pompei, tra cui spicca lo splendido gruppo in bronzo con Eracle e la Cerva che decorava l’atrio della domus. Ma è bello ammirare anche la più prosaica batteria da cucina in bronzo, completa di tutto. E che dire delle pitture dalla scenografica Villa di Contrada Sora a Torre del Greco? Una splendida villa d’ozio decorata, tra l’altro, dall’elegantissimo Satiro versante, precisa copia romana di un originale greco del grande Prassitele.

Sono capolavori, non c’è dubbio. E perché sono a Palermo? È vero che nello stesso Museo ci sono anche una collezione importantissima di antichità etrusche, da Chiusi, e la cosiddetta Pietra di Palermo, la più antica lista di sovrani egiziani. Insomma a Palermo le ‘stranezze’ non mancano, frutto di acquisti e donazioni. Però che ci siano cose pompeiane, è strano davvero. E curioso.

I Borbone e Palermo

In realtà, è una gran bella storia. O meglio, tante storie che si accavallano, tutte riguardanti i reali di Napoli, i Borbone. Nel 1798 fuggirono dalla città rifugiandosi a Palermo, e portarono con sé le meraviglie trovate nella villa di Torre del Greco. Un’altra fuga avvenne nel 1827, con la città invasa dai Francesi, e allora portarono a Palermo l’enorme Menade della Collezione Farnese, di marmo bianco e bigio antico, rinvenuta nel Cinquecento alle Terme di Caracalla. Non è propriamente un’antichità pompeiana ma dell’urbe, rilevante ancor di più: la usarono per abbellire il Parco della Favorita.

Cosa c’entra il Museo Salinas con tutto ciò? Il Museo nacque in quei primi anni dell’Ottocento grazie a laute donazioni di notabili isolani, ma divenne importante per volere dei Borbone. Dopo il Congresso di Vienna, nel 1816 questi avevano unito Napoli e la Sicilia nel Regno delle due Sicilie, la cui prima capitale fu proprio Palermo. L’anno successivo fu trasferita subito a Napoli, ma l’importanza di Palermo non poteva essere ignorata, neppure dal punto di vista culturale.

Unità culturale nelle Due Sicilie

Fu così che nel 1828 Francesco I donò a Palermo diversi oggetti rinvenuti a Pompei negli anni precedenti, e nel 1831 Ferdinando II fece la donazione più importante: gli arredi della Casa di Sallustio e della Villa di Torre del Greco. La Menade era già lì, nel Parco, e solo successivamente fu trasferita in Museo. Insomma dona oggi e dona domani, alla fine a Palermo ci sono parecchie cose pompeiane. E chiunque le veda, si chiede giustamente perché.

La mostra ora in corso al Museo Salinas, risponde a ogni domanda. Palermo capitale del Regno narra queste e altre storie, mostrando gli oggetti palermitani accanto ad altri giunti per l’occasione dal Museo archeologico di Napoli e dal Parco archeologico di Pompei. È una mostra piccola dall’allestimento semplice, ma da cui esci con un buon bagaglio di conoscenze nuove e di stupore. Insomma una mostra bella e utile, come dovrebbero essere sempre le mostre. Dopotutto, nella botte piccola c’è il vino buono, no? Andate a vederla, se potete: c’è tempo fino alla fine di giugno.

 

Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei
a cura di Francesca Spatafora
Palermo, Museo archeologico nazionale Antonino Salinas
info www.coopculture.it

 

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