Raccontare storie e comunicare valori: vita di un operatore museale

La storia di Gianmarco Gastone che al museo di Alba racconta il passato della città ad adulti e bambini, e impara l’importanza delle strategie di marketing

0
4667
Gastone-operatore-museale
Gianmarco Gastone, operatore museale al Museo civico di Alba

Quando mi sento domandare “che lavoro fai?”, fatico sempre a rispondere in modo sintetico. Quando mi avventuro in una locuzione come ‘libero professionista in ambito museale’, non faccio che ottenere sguardi di incomprensione o straniamento e, in effetti, non potrebbe essere altrimenti. Un giorno, un signore che ricordo con piacere definì me e i miei colleghi dei ‘divulgatori culturali’ con una certa enfasi teatrale. Mi piacerebbe definirmi tale ma, per il momento, costituirebbe un peccato di superbia.

Comunicare i valori

Ciò nonostante, a pensarci bene, nel caso in cui dovessi trovare un denominatore comune tra le molteplici mansioni che ho ricoperto a partire dal 2013, anno in cui ho cominciato a lavorare nell’Associazione Ambiente & Cultura, potrei in effetti concludere di essermi impegnato nel comunicare i valori culturali di determinati beni archeologici, sulla base della mia crescente preparazione archeologica e professionale.

Perché ho usato l’aggettivo ‘crescente’? Per il fatto che, a questo percorso lavorativo, ho unito il conseguimento della laurea magistrale in Archeologia e storia antica presso l’Università di Torino e, sin dalla tesi triennale, mi sono concentrato sulla ‘valorizzazione’ del patrimonio. A quali beni archeologici mi sto riferendo? A quelli esposti nelle sale del Museo civico ‘Federico Eusebio’ di Alba e a quelli che si visitano in occasione delle visite di ‘Alba Sotterranea’, ideate nel 2010 per collegare le collezioni dell’istituzione museale principale della città al loro contesto.

Però, quando si parla di comunicazione, non ci si può esimere dal porsi la domanda ‘a chi?’. Mi verrebbe da dire ai ‘cittadini’ – italiani o stranieri, adulti o bambini, professori o alunni, diversamente abili o normodotati. Detto ciò, credo che una delle sfide più belle di questo lavoro consista proprio nell’adattare le proprie azioni e i propri linguaggi alle persone a cui ci si rivolge, sia in un ufficio attraverso il computer, sia di persona.

Cominciamo dall’ultimo caso: devo trasformarmi in traduttore. Ossia, devo provare a tradurre in un linguaggio comprensibile al pubblico a cui mi rivolgo concetti come intercapedine, risega di fondazione o olletta con motivo antroproposopo.

Cosa faccio? Provoco scoperte

Ma, nello specifico, come funziona una normale mattinata con una classe della scuola primaria? Se alla visita si accompagna il laboratorio, mi devo recare in museo mezz’ora prima dell’inizio dell’attività didattica per preparare tutto l’occorrente. Dopo aver chiesto agli insegnanti o agli alunni qual è stato l’ultimo argomento trattato di storia, e dopo aver specificato alcune semplici regole, si inizia.

Questi due passaggi non vanno sottovalutati: come spiegare la fondazione di una città romana in Piemonte a scolari che stanno studiando la Guerra del Peloponneso? Oppure, come spiegare una sepoltura dell’età del bronzo a una terza elementare che sta trattando gli ominidi? Per motivi organizzativi, non sempre è possibile far coincidere la visita al museo con il programma scolastico ma, con le dovute accortezze, l’efficacia della visita non viene compromessa.

operatore-museale-Gianmarco-Gastone-scuola
L’operatore museale Gianmarco Gastone racconta storie agli alunni di una classe della scuola primaria

Per quanto concerne le regole, mi impongo la chiarezza, essenziale sia per la mia performance lavorativa, sia per l’esperienza di visita che dura, in genere, un’ora e mezza. Man mano che si procede, l’attenzione dei partecipanti, soprattutto in tenera età, verrà irrimediabilmente meno ed è proprio in questi momenti che è necessario tirare fuori il proprio entusiasmo. Per quanto mi riguarda, alzo il tono delle voce, gesticolo maggiormente e cerco di coinvolgere gli alunni attraverso domande, immedesimazioni o altri spunti di riflessione.

Ma, soprattutto, cerco di ricorrere maggiormente a delle storie che, comunque, sin dall’inizio tento di utilizzare. Pertanto, un’epigrafe romana potrà essere raccontata partendo dalla vita del cittadino citato nel testo, una moneta punica attraverso il viaggio che ha dovuto compiere per giungere in un villaggio dell’età del ferro nell’attuale Piemonte. Tale soluzione, con i dovuti adattamenti, può rivelarsi valida anche con gli studenti delle scuole secondarie, con gli adulti e, perché no, anche coi turisti.

La musica cambia in laboratorio: non ci si spiega più soltanto con la voce, ma soprattutto coi gesti. Sul come si fa, sul come toccare un pezzo di argilla, su come legare uno spago, su come attaccare una tessera di mosaico. Si sperimentano, insomma, archeologia, praticità e lavoro di squadra, proprio come su uno scavo.

Quali gratificazioni? Oltre a quella economica (che non deve mai mancare), lo sguardo coinvolto di un bambino, la consapevolezza di comunicare una passione che è al tempo stesso un patrimonio pubblico, la sorpresa di un signore che ad Alba credeva di trovare solamente buon vino, un insegnante esperto che ti pone delle domande. Ce ne sarebbero tante altre. Ma scoprirle di persona è più bello che elencarle.

Promozione innanzi tutto

Entrando invece in ufficio, devo essere consapevole che non basta pubblicare un evento sul sito o aprire la porta del museo per attirare delle persone. La promozione è fondamentale e, tra le attività che si possono comprendere in questo grande insieme, oltre a un attivo volantinaggio, vi assicuro che la gestione dei social network e del sito web sono attività che richiedono tempo, conoscenze, formazione e un’idea di progettualità che non sempre caratterizza l’operato delle organizzazioni culturali pubbliche o private.

Insomma, anche se la parola marketing fa spesso storcere il naso in ambito umanistico, una buona strategia è indispensabile per chi produce cultura, non solo per motivi economici, ma anche per attuare una coerente valorizzazione culturale delle proprie attività. In che giorno pubblico un determinato post sulla pagina Facebook?  A chi mi sto rivolgendo con una foto su Instagram? E a chi con questa newsletter? Quale messaggio voglio comunicare?

Insomma, le cose da sapere e imparare sono numerose. Ben poche di queste sono fornite dalle università. Ma non disperiamo, non consideriamoci convenzionali.

Lascia un commento!